La capacità ottimale della Terra è di 2,5 miliardi di esseri umani: noi siamo 8,3 miliardi. Lo calcola uno studio appena pubblicato su Environmental Research Letters da un team guidato da Corey Bradshaw della Flinders University: oltre due secoli di dati demografici analizzati con modelli di crescita ecologica. Il picco della sovrappopolazione mondiale arriverà tra i 2060 e i 2070, toccando i 12 miliardi. La sovrappopolazione, insomma, è una catastrofe già oggi. E il pianeta era già in difficoltà prima degli anni ’60, quando il tasso di crescita ha iniziato a frenare.
Ma come è successo?
Prima degli anni ’50 il meccanismo era semplice: più gente significava più innovazione, più energia disponibile, più capacità di espandersi. Un circolo virtuoso, in fin dei conti. Poi qualcosa si è rotto: nei primi anni ’60 il tasso di crescita ha cominciato a calare, anche se la popolazione continuava a salire.
Bradshaw la chiama “fase demografica negativa”: aggiungere persone non produce più crescita proporzionale. È un po’ come un motore che gira ancora, ma ha già superato il numero massimo di giri. I ricercatori stimano che la sovrappopolazione raggiungerà un picco compreso tra 11,7 e 12,4 miliardi di persone, per poi iniziare a scendere. Il problema è che 12 miliardi è il massimo assoluto stimato, non quello ottimale. Quello ottimale, appunto, si fermava a 2,5. Il mondo, in altre parole, è atteso da tempi davvero difficili.
Lo studio in sintesi
- 2,5 miliardi: capacità di carico ottimale della Terra (popolazione sostenibile con standard di vita accettabili)
- 8,3 miliardi: popolazione attuale
- 11,7-12,4 miliardi: picco stimato tra 2060 e 2070
- Anni ’60: inizio della “fase demografica negativa” (crescita che rallenta)
- La dimensione della popolazione spiega le variazioni ambientali (temperatura, impronta ecologica, emissioni) meglio del consumo pro capite
Il carbone nella stiva
Il dettaglio più interessante dello studio è un’analogia storica che sembra fatta apposta. Il concetto di “capacità di carico” nasce alla fine dell’800 nel trasporto marittimo: serviva a calcolare quanta merce poteva portare una nave a vapore senza sacrificare il carbone necessario a farla navigare. Ecco: i combustibili fossili hanno fatto esattamente questo alla Terra. Hanno gonfiato artificialmente la capacità di carico del pianeta, permettendo di produrre fertilizzanti, alimentare industrie e sostenere miliardi di persone in più rispetto al sostenibile.
Il problema della sovrappopolazione è rimasto nascosto dietro quella scorta di carbone. Che ora, tra crisi climatica e bancarotta idrica globale dichiarata dall’ONU a gennaio, si sta esaurendo.
Qualche dubbio è lecito
Detto questo, attenzione: i modelli globali hanno limiti che gli autori stessi riconoscono. Stimare la capacità di carico di un intero pianeta significa fare i conti con troppe variabili simultanee (tecnologia, distribuzione, cambiamenti politici, innovazione agricola) per poterle catturare tutte in un’equazione. Il numero 2,5 miliardi presuppone i livelli di consumo attuali: ma se quei livelli cambiassero? Se l’energia diventasse tutta rinnovabile, se la produzione alimentare si spostasse su modelli radicalmente diversi? Il modello non lo contempla, perché fotografa il mondo com’è e non come potrebbe diventare. In più, la “capacità di carico” applicata agli umani resta un concetto scivoloso: non siamo cervi in una riserva, e la nostra capacità di modificare l’ambiente (nel bene e nel male) rende qualsiasi stima inevitabilmente approssimativa.
Aspettando i complottisti
Ora, lo so già. Qualcuno nei commenti scriverà che questo studio è stato commissionato dalle élite globali che vogliono sterminare la popolazione per ridurla a mezzo miliardo, come da piano scolpito sulle Georgia Guidestones (che tra l’altro non esistono più). Certo, e ci tengono a pubblicarlo su una rivista scientifica peer-reviewed, a nome di un ecologo australiano. Notoriamente il modo più efficiente per tenere un segreto. Ecco, se la sovrappopolazione fosse davvero un complotto, sarebbe il complotto peggio organizzato della storia: otto miliardi di prove a cielo aperto e nessuno che si preoccupa di nasconderle.
Il paradosso che ci resta
Lo studio non prevede un collasso improvviso, e questa è la buona notizia. La cattiva è che non servono catastrofi per stare peggio: basta che le risorse continuino a scarseggiare un po’ alla volta, che l’acqua costi un po’ di più, che le stagioni agricole diventino un po’ meno prevedibili. La sovrappopolazione funziona così: non è un muro contro cui sbatti, è una pendenza che aumenta sotto i piedi. La popolazione mondiale è destinata a calare, prima o poi.
Bisogna capire se ci arriviamo scegliendo noi come farlo, o se ci pensa il pianeta.
Scheda studio
Titolo: Global human population has surpassed Earth’s sustainable carrying capacity
Autori: Corey J.A. Bradshaw, Melinda A. Judge, Daniel T. Blumstein, Paul R. Ehrlich, Aisha N. Dasgupta, Mathis Wackernagel, Lewis J.Z. Weeda, Peter N. Le Souëf
Istituzione: Flinders University (Australia), University of Western Australia, UCLA, Stanford University, University of Cambridge
Rivista: Environmental Research Letters, marzo 2026
Approfondisci
Il tema della sovrappopolazione incrocia una tendenza paradossale: il mondo si riempie, ma molti Paesi si svuotano. Ne abbiamo scritto nel dettaglio analizzando il declino della popolazione e le sue conseguenze su economie e welfare. E quando i governi provano a intervenire sulla demografia, i risultati sono spesso discutibili: l’India, per esempio, ha valutato di pagare le persone per farsi sterilizzare, con esiti tutt’altro che rassicuranti. Il declino demografico ormai inarrestabile potrebbe risolvere il problema, ma non nei tempi che servirebbero al pianeta.