«Quanti eravate?» «400.000.» «Il ministero dice 1,08%.» Lo scambio è immaginato, ma i numeri sono quelli veri, e raccontano lo sciopero studentesco del 16 ottobre meglio di qualunque cronaca. Il collettivo Osa, che ha lanciato il «No Meloni Day», rivendica 400.000 partecipanti (L’Espresso). Il ministero ha diffuso un dato provvisorio di adesione nazionale dell’1,08%. Non precisa a chi si riferisca (Il Sole 24 Ore).
Sciopero studentesco: i conti che non tornano
Basta una divisione per vedere il problema: 400.000 diviso 0,0108 fa quasi 37 milioni, e gli alunni delle scuole italiane, a spanne, sono 7 o 8 milioni. Quindi i 400.000 sono molti meno, oppure l’1,08% si riferisce a un’altra platea, per esempio le sole scuole che hanno comunicato i dati. Il ministero non dice quale, e senza saperlo le due cifre non si possono sovrapporre. Il dato è provvisorio: se ne uscisse uno definitivo, con la platea indicata, il confronto diventerebbe possibile e qualcuno dei due numeri dovrebbe cambiare.
Le piazze c’erano, comunque. Il Post racconta cortei in più di 40 città, quasi sempre pacifici, con qualche sasso a Torino e le bombe carta contro il ministero dell’Istruzione a Roma. A Trebisacce, nel Cosentino, circa 300 ragazzi hanno sfilato insieme ad agricoltori e camionisti. La scena dice qualcosa che nessuna stima riesce a misurare: nelle strade di provincia le proteste si sono toccate.
Cosa chiedono i ragazzi
Le richieste stanno su due piani. Quello scolastico comprende l’edilizia e i fondi, il decreto-legge che fissa un tetto del 30% per certi studenti stranieri in classe e il modello 4+2 degli istituti tecnici. Quello più largo riguarda i trasporti e i materiali che costano di più, e la spesa militare. È un elenco da assemblea più che da tavolo ministeriale, e infatti a nessuna delle richieste, finora, è stata data una risposta con una data.
Nella stessa giornata c’era anche lo sciopero globale per il clima di Fridays for Future. Nessun dato separa chi era in piazza per l’uno da chi era in piazza per l’altro. Giorgia Meloni ha detto che la mobilitazione va bene ma la violenza no. Il ministro Giuseppe Valditara ha parlato di teppismo politico a proposito di Roma.
Il quadro completo, con camionisti, pescatori e crisi del carburante, sta nel pezzo sulle proteste in Italia, e lì le due ondate si vedono una accanto all’altra.
Il 30 ottobre è fissato lo sciopero generale indetto da USI-CIT, a cui Osa aderisce. Il 20 novembre c’è uno sciopero studentesco europeo contro la guerra. A Roma i cortei studenteschi sono attesi per il 24 ottobre, con controlli rafforzati anche sui social, secondo Rai News. Per sapere quanti saranno in piazza, come stavolta, bisognerà mettere d’accordo due uffici.
