Un vestito resta quello che è finché non lo cambi, e per cambiarlo si torna nel guardaroba, non c’è altra strada. Il vestito intelligente di ANREALAGE fa il contrario: resta addosso e cambia colore e disegno grazie all’inchiostro elettronico. A Parigi ne sono sfilati ben 6: e l’armadio, per qualche minuto, ha fatto la figura dell’antiquario.
Come fa un vestito intelligente a cambiare disegno?
La collezione si chiama SKIN, primavera/estate 2027, ed è del designer Kunihiko Morinaga. Ogni abito porta addosso da 1.000 a 2.000 scaglie di E Ink Prism 3, la “carta” e l’inchiostro elettronico che di solito vivono dentro gli e-reader, e ciascuna scaglia cambia tinta per conto suo mentre il disegno complessivo nasce dalla somma di tutte quante.
La moda gioca da sempre con l’idea della seconda pelle, dai tessuti aderenti alle stampe che imitano la natura. ANREALAGE la prende alla lettera: l’esterno di un abito smette di restare uguale per tutta la giornata, e la sagoma si riconosce mentre i colori che ci scorrono sopra bastano a far sembrare nuovo un capo familiare.
Gli abiti non emettono luce. L’E Ink riflette quella della stanza, come la pagina di un libro, e il colore sembra appoggiato al tessuto invece che acceso sopra: su una passerella è una virtù, perché nessuno ha voglia di una sfilata di lampadine.
L’elettronica, comunque, non scompare nel tessuto: le scaglie fanno parte del disegno e danno a ogni abito una consistenza a rilievo. Nella stessa collezione ci sono anche elementi stampati in 3D che cambiano aspetto a seconda dell’angolo da cui li si guarda, a ricordare che non ogni trasformazione ha bisogno di corrente.

Non è una prima, ma forse è quella buona
Ne parlammo nell’ottobre 2023, quando Adobe presentò Project Primrose, display flessibili e non emissivi per cambiare il disegno di un abito con un click. Era una proof of concept, nata su un palco di software. 3 anni dopo un’idea della stessa famiglia sfila a Parigi, cucita da una casa di moda, e il palco è cambiato quanto il pubblico.
Chi segue il filone ricorderà anche Google Jacquard, la stoffa che si tocca per rispondere al telefono. Il vestito intelligente di allora rispondeva al tocco, quello di oggi cambia pelle. Intelligente, vabbè, nel senso che fa qualcosa di visibile: a pensare non pensa, per cui “vestito intelligente” (definizione che riporto, non l’ho data io) è come spesso accade una iperbole.
La collezione SKIN in numeri
Fonte: la collezione ANREALAGE Spring/Summer 2027.
Dati chiave: 6 abiti alla Paris Fashion Week, tecnologia E Ink Prism 3, da 1.000 a 2.000 scaglie per abito, designer Kunihiko Morinaga.
Cosa succede alla prima macchia di vino?
Un abito da 1.000 a 2.000 scaglie ha altrettanti punti che possono smettere di funzionare. Nutro dei dubbi su comfort e pulizia, e su chi ripara l’abito quando una scaglia si ferma. Aggiungo che usare un solo capo al posto di molti non dimostra ancora un vantaggio per l’ambiente, perché anche l’elettronica pesa a modo suo.
Un vestito che cambia pelle resta un vestito finché non va in lavatrice.
I campi di applicazione? Anche per i dubbi che vi dicevo, forse nel breve vedo il teatro: penso a costumi di scena che cambiano colore insieme al copione, senza nessuno che corra dietro le quinte. Il nostro guardaroba di casa, nessuno si illuda, resterà di cotone ancora a lungo.
Quando potrebbe arrivare nel nostro armadio
Orizzonte stimato: costumi di scena e capi da evento in 3-7 anni, abbigliamento di tutti i giorni in 7-15 anni o mai (stime mie).
Per primi, come detto, ne beneficerebbero teatro e performance, dove cambiare colore a vista vale più del bucato. Gli ostacoli sono il comfort, la pulizia e la riparazione di centinaia di scaglie, e il costo resta sconosciuto: la fonte non fornisce prezzi né date di vendita.
Il giorno in cui un vestito intelligente finirà in lavatrice, qualcuno dovrà decidere se è un capo d’abbigliamento o un elettrodomestico. Con quale garanzia, e con quale etichetta di lavaggio? Chissà. Intanto sognare con queste immagini non costa (ancora) nulla.