La vita di città rovina la salute mentale in modi che solo ora iniziamo a capire

Nuovi sviluppi dalle ricerche sull'interazione tra ambiente urbano e salute mentale: ora è ufficiale, la città non è tossica solo per cuore e polmoni.

Le città sono posti dinamici e pieni di stimoli, ma i loro residenti hanno un tasso di disturbi mentali molto più alto del resto della popolazione. 

Sappiamo da molto che il contesto ambientale determina la nostra salute, e abbiamo sviluppato molta attenzione a non esporci troppo a fattori di rischio (aria o acqua inquinati, troppo sole ecc.). Anche l’idea che l’ambiente esterno influenzi la nostra psiche è nota da tempo: dalle prime ricerche datate 1930 agli studi attuali, i ricercatori di tutto il mondo hanno scoperto che problemi mentali di ogni sorta sono più comuni nelle città densamente popolate che in aree rurali. 

In città si hanno il 40% di rischio in più di depressione, il 20% di rischio in più di ansia e il doppio di rischio di schizofrenia

Le cause

C’è qualcosa nella stessa natura delle città che sembra interferire col benessere mentale dei loro abitanti. I primi studi “pluridisciplinari” del fenomeno risalgono a pochissimi anni fa: “è un campo di studio emergente,” dice Andreas Meyer-Lindenberg, direttore del Centro di Salute Mentale di Mannheim, in Germania. 

Andreas Meyer-Lindenberg

Meyer-Lindenberg e il suo partner di ricerca, la studiosa ambientale Matilda van den Bosch della University of British Columbia in Vancouver, hanno di recente individuato uno spettro di sostanze e situazioni abbondanti nelle città che “bombardano” le persone ogni giorno e sono concausa dell’insorgenza di disturbi mentali. 

Città più vivibili uguale menti più sane

Una parte fondamentale del miglioramento psicologico collettivo è strettamente legata alla vivibilità delle città: questo è quanto concluso nello studio che Meyer-Lindenberg ha pubblicato sull’Annual Review of Public Health: è un fattore cruciale se considerate che ben metà della popolazione mondiale vive in grandi città e la percentuale è destinata a salire al 70% entro i prossimi 30 anni. 

“A livello globale l’urbanizzazione aumenta in modo esponenziale:
dobbiamo necessariamente riprogettare le nostre città in modo rispettoso della nostra psiche “

Marianthi-Anna Kioumourtzoglou, assistente Professore di Scienze Ambientali alla Columbia University

I rischi intorno a noi

Nel loro studio Meyer-Lindenberg e van den Bosch hanno passato in rassegna molte sostanze e fattori “sospettati” di influire. Alcuni (come i pollini) non mostrano abbastanza correlazioni con la depressione. Altri invece hanno una diretta correlazione come i metalli pesanti (il piombo su tutti), i pesticidi, il bisfenolo A (plastica, contenitori per alimenti, finanche biberon!), e l’inquinamento sonoro.

Siamo (anche) ciò che respiriamo 

I dati di diverse discipline convergono tutti sull’identikit del principale “killer”: l’inquinamento dell’aria è legato non solo a problemi polmonari e cardiaci che uccidono milioni di persone ogni anno, ma è associato ad ansia, depressione, paranoia e fenomeni psicotici. 

È chiaro che abitare in città non ci pone direttamente e certamente sulla via della pazzia, precisano i ricercatori: i disturbi mentali nascono da una complessa interazione di predisposizioni genetiche, eventi personali e fattori ambientali. Certo è  che il rischio aumenta considerevolmente e proporzionalmente all’affollamento e all’inquinamento delle aree urbane. 

Come avvenga questa “induzione” non è ancora del tutto chiaro: alcuni studi mostrano che l’ambiente ci danneggia a livello neuronale o chimico, alterando il rapporto con sostanze cruciali come la serotonina: nei più giovani impedirebbero la sua normale produzione. 

La forza della natura

Al contrario, gli studi mostrano l’impatto positivo di un contesto più naturale: le ricerche in tal proposito sono tante ed ampie. In una recente gli scienziati hanno verificato come il contatto con un ambiente naturale riduca la ricorrenza di pensieri ossessivi alla base di ansia e depressione. Stessa cosa per ciò che concerne le passeggiate in contesti naturali, che calmano l’attività cerebrale nelle regioni come la corteggia cingolata anteriore perigenuale, coinvolta nella regolazione delle emozioni e principale “vittima” di molte sostanze tra quelle esaminate. 

Cosa fare? 

Circa un adulto su cinque negli USA convive con un disturbo mentale, con la depressione considerata prima causa mondiale di disagio dall’OMS. Questo rende importantissimo capire come il mondo intorno a noi deforma la nostra mente: in questo modo politici e urbanisti potranno promuovere incentivi a uno stile di vita più naturale e restrizioni più mirate per i fattori inquinanti. 

Non possiamo semplicemente dimezzare le nostre città o trasformarle in utopie bucoliche, ma dobbiamo avere come priorità anche la salute mentale nella pianificazione dell’urbanistica e nella riqualificazione degli attuali edifici.