Dongying, costa del Bohai, dicembre 2025. Piove. Il mare è grigio ferro, le piattaforme di solare offshore sono bullonate al fondale con pali d’acciaio piantati nella sabbia. Ogni piattaforma misura 60 metri per 35, grande come cinque campi da basket. Ce ne sono 2.934. Ondeggia tutto, ma regge.
Zhang Bo, vice direttore del progetto Kenli per Guohua Energy Investment, guarda i tecnici controllare i cavi sottomarini da 66 kilovolt. “Resiste a venti di forza 11 e al ghiaccio invernale”, dice. Usa il 10% di acciaio in meno rispetto ai progetti precedenti, costa meno e produce di più. In sintesi, il mare è diventato fabbrica.
Un gigawatt fisso in mare aperto
CHN Energy ha portato a pieno regime il progetto HG14, primo impianto di solare offshore su pali fissi a scala industriale. Un gigawatt installato a 8 chilometri dalla riva, in acque poco profonde (da 1 a 4 metri). Non galleggiante. Ancorato. Quattro pali per piattaforma, 11.736 in totale, conficcati nel fondale sabbioso: ve l’ho detto, sono numeri da record. Sopra, 2,3 milioni di pannelli bifacciali da 710 watt ciascuno, inclinati di 15 gradi. Convertono luce diretta e riflessa dal mare.
Il design è stato studiato per resistere a (quasi) tutto: onde, maree, tempeste, e al ghiaccio stagionale che si forma d’inverno nel Bohai. Il tutto con il 10% di acciaio in meno rispetto agli standard precedenti del solare offshore: un po’ come progettare un ponte che pesa meno ma regge lo stesso traffico.
Numeri fuori scala
L’impianto di solare offshore copre 1.223 ettari di superficie marina. Produce 1,78 terawattora l’anno. Alimenta 2,67 milioni di residenti urbani, che corrispondono al 60% del fabbisogno elettrico del distretto di Kenli. Risparmia 503.800 tonnellate di carbone standard. Evita 1,34 milioni di tonnellate di emissioni di CO₂ ogni anno.
Scheda del Progetto
- Sviluppatore: Guohua Investment (CHN Energy)
- Nome progetto: HG14 Offshore PV
- Localizzazione: Dongying, Shandong, Cina (8 km dalla costa)
- Capacità installata: 1 GW (1.000 MW)
- Piattaforme: 2.934 strutture da 60×35 metri
- Pali d’acciaio: 11.736 (4 per piattaforma)
- Pannelli: 2,3 milioni di moduli bifacciali n-type da 710W
- Storage integrato: 100 MW / 200 MWh
- Produzione annua: 1,78 TWh
- Investimento: CNY 8,1 miliardi (~$1,2 miliardi USD)
- Grid connection: Dicembre 2025
I dati diventano meno astratti se li traduci in sottrazione. Senza questo impianto di solare offshore, il distretto di Kenli avrebbe bisogno di altre centrali a carbone. Con l’impianto, una fetta consistente della domanda viene coperta da fotovoltaico marino. Il carbone resta, certo. Ma pesa meno.
Trasmissione e storage
L’energia prodotta dalle piattaforme di solare offshore viaggia attraverso un cavo sottomarino da 66 kilovolt, primo del suo genere in Cina per applicazioni fotovoltaiche marine. A terra, una sottostazione rilancia la potenza a 220 kV per l’immissione in rete. Il sistema integra anche un impianto di accumulo da 100 MW/200 MWh, che stabilizza la fornitura e migliora la flessibilità di dispacciamento.
Il design combinato trasmissione-storage aumenta la capacità effettiva del 20% e riduce i costi unitari del 15% rispetto a configurazioni standard. L’efficienza di generazione è dal 5% al 15% superiore rispetto a impianti solari terrestri comparabili, grazie all’aria più fredda e alla luce riflessa dalla superficie del mare. Se ti chiedi perché il solare offshore produce di più, la risposta è semplice: i pannelli surriscaldati rendono meno. In mare, l’aria li raffredda meglio.
Il modello PV-fishing
Sotto le piattaforme, acquacoltura integrata. Il progetto combina generazione fotovoltaica e allevamento ittico, modello chiamato “PV sopra, pesca sotto”. Le strutture ombreggiano l’acqua, riducono l’evaporazione, creano habitat protetti per alcune specie marine. Non è filantropia. È ottimizzazione dello spazio: lo stesso ettaro produce elettricità e pesce. Due flussi di ricavo, un solo affitto dello specchio d’acqua.
L’approccio ricorda l’agrivoltaico terrestre, dove i pannelli condividono il suolo con colture o pascoli. Stesso principio, diverso elemento. Terra o mare, l’idea è non sprecare superficie.
Perché pali fissi e non galleggianti?
Il solare offshore galleggiante esiste già. Taiwan ha un impianto da 440 MW operativo da pochi mesi. Ma HG14 ha scelto pali fissi per motivi strutturali e di costo. Le acque poco profonde del Bohai (1-4 metri) permettono fondazioni ancorate, più stabili rispetto a strutture flottanti in caso di onde e ghiaccio. Il risparmio del 10% sull’acciaio deriva anche da questo: meno materiale mobile, più solidità statica.
Le piattaforme flottanti vanno bene in mari profondi o laghi artificiali. Qui serviva qualcosa che non si muovesse troppo. Quattro gambe d’acciaio nel fondale, pannelli sopra, cavo sotto. Semplice. Durevole. Scalabile.
La Cina e il solare: una storia industriale
HG14 non è un colpo di fortuna. È l’ultimo capitolo di una storia lunga decenni, iniziata quando la Cina ha investito massicciamente nella produzione di pannelli fotovoltaici, abbattendo i costi globali e dominando la supply chain. Il solare offshore è solo l’estensione logica: se hai capacità produttiva, capitale e fondale sabbioso, perché non usarlo?
La provincia di Shandong, dove si trova Dongying, ha ampie zone costiere poco profonde, adatte a installazioni fisse. Il governo centrale ha approvato il progetto nell’ambito di un framework nazionale per l’uso tridimensionale degli spazi marini. Tradotto: costruire in mare non solo per pescare o trasportare, ma anche per produrre energia. Il solare offshore entra nella pianificazione territoriale come le autostrade o i porti.
Quando e come ci cambierà la vita
Il solare offshore su pali fissi potrebbe arrivare anche nel Mediterraneo entro 5-7 anni, soprattutto in zone costiere poco profonde come l’Alto Adriatico o il Golfo di Gabès. L’Italia ha 7.500 km di costa e centinaia di km quadrati di fondale sotto i 5 metri. Se i costi continuano a scendere, gli impianti costieri diventeranno un’opzione seria per integrare la rete nazionale senza consumare suolo agricolo. Non domani. Ma nemmeno tra vent’anni.
Approfondisci
Ti interessa l’evoluzione del fotovoltaico? Leggi anche questo articolo sulle tecnologie solari di nuova generazione. Oppure scopri come un liquido speciale può immagazzinare energia solare per quasi 20 anni.
Dongying, fine dicembre 2025. Le piattaforme di solare offshore galleggiano (si fa per dire: sono bullonate) sul Bohai. Producono. La rete assorbe. Kenli accende le luci. Il mare, intanto, continua a muoversi. Ma sotto, adesso, c’è una centrale elettrica che non si sposta.