Vancouver, laboratorio di criomicroscopia elettronica. Temperatura: -180°C. Steven Molinarolo guarda lo schermo. Lì dentro, congelata a risoluzione quasi atomica, c’è una proteina muscolare con tre molecole di atorvastatina attaccate. “Quasi atomo per atomo,” dirà poi. La proteina è il recettore rianodina, RyR1. Regola il calcio nei muscoli: quando serve contrarsi, si apre. Quando riposi, si chiude. Le statine lo tengono aperto. Il calcio “cola” letteralmente via, e i muscoli si danneggiano: questo è il motivo per cui milioni di persone smettono di prendere il farmaco che gli salva il cuore. Ora gli effetti delle statine sui muscoli hanno finalmente un volto: e forse, presto, una soluzione.
Tre molecole, un canale aperto
Lo studio, pubblicato su Nature Communications, mostra per la prima volta come le statine interagiscono con il recettore rianodina. Non è un legame casuale, ma una sequenza precisa: la prima molecola di statina si infila mentre il canale è chiuso, preparando il terreno. Altre due arrivano dopo, quando il recettore è già aperto, e lo bloccano in quella posizione. Un po’ come infilare dei cunei in una porta: non si chiude più.
Da quelle aperture il calcio esce continuamente: piccole perdite, ma costanti, e i muscoli non reggono. Dolore, debolezza, nei casi estremi rabdomiolisi: rottura del tessuto muscolare che può portare a insufficienza renale. Raro, ma possibile.
Per questo gli effetti delle statine restano uno dei principali motivi di abbandono della terapia.
Duecento milioni di pazienti
Le statine sono tra i farmaci più prescritti al mondo. Più di 200 milioni di persone le prendono per abbassare il colesterolo LDL e ridurre il rischio di infarti e ictus. Funzionano, e come prevengono gli eventi cardiovascolari è ormai chiaro da anni. Il problema, lo ripeto, sono gli effetti collaterali.
Certo, i danni muscolari davvero gravi colpiscono una percentuale relativamente piccola di pazienti. Ma crampi, affaticamento, dolore diffuso sono molto più comuni. E spesso bastano per far smettere la terapia. “È frustrante,” spiega Filip Van Petegem, autore senior dello studio e professore al Life Sciences Institute di UBC.
“Hanno un farmaco che protegge il cuore, ma lo abbandonano perché non sopportano il dolore muscolare.”
Scheda dello Studio
- Ente di ricerca: University of British Columbia (UBC), University of Wisconsin-Madison
- Ricercatori principali: Steven R. Molinarolo, Filip Van Petegem
- Anno pubblicazione: 2025
- Rivista: Nature Communications
- DOI: 10.1038/s41467-024-55314-7
- TRL: 2-3 – Ricerca di base su meccanismo molecolare, validazione proof-of-concept per farmaci modificati
Statine sicure? Tecnicamente possibili
Ora che sappiamo esattamente dove le statine si attaccano al recettore rianodina, possiamo modificarle: magari cambiare solo la parte della molecola responsabile del legame con RyR1, lasciando intatta quella che abbassa il colesterolo. Gli effetti delle statine sul cuore resterebbero, quelli sui muscoli sparirebbero.
“È un passo avanti enorme,” dice Molinarolo. “Abbiamo la roadmap per progettare statine che non interagiscono con il tessuto muscolare.”
Tecnicamente possibile non significa imminente. Servono anni di sviluppo, test preclinici, trial clinici: ma conoscendo la chiave, ci vorrà meno di prima.
Nel frattempo, milioni di persone continuano a scegliere tra protezione cardiovascolare e dolore muscolare: è una scelta che non dovrebbe esistere. E forse, tra qualche anno, non esisterà più.
Per ora abbiamo la spiegazione “atomica” di un problema che affligge 200 milioni di pazienti.
Ed è già qualcosa.
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