Dimenticate il 1945. Quella roba è antiquariato. Il Nuovo ordine è arrivato e non ha bisogno di interpreti, perché parla binario. L’ONU? Un vecchio vinile in un mondo che sputacchia dati e dati (molti finti) in tempo reale: fa tenerezza, ma non lo ascoltano più.
La settimana scorsa, durante una conferenza stampa che sembrava più un’autopsia che un briefing diplomatico, il Segretario di Stato USA, Marco Rubio, ha detto una frase che mi è rimasta addosso come l’odore di fritto dopo una sagra. “Non me ne frega niente di quello che dicono”. Se non ci credete guardate voi stessi. Si riferiva, con una scrollata di spalle che vale più di mille trattati, alle Nazioni Unite. E lì ho capito.
Il piccone e la vetrata
Non è che l’ONU stesse benissimo prima, intendiamoci. Era già quel parente anziano che inviti a Natale un po’ per dovere, che ripete le stesse storie e che nessuno ascolta davvero. Ma c’era un patto tacito: lo si rispettava. Si faceva in modo che la sua voce contasse ancora qualcosa. Adesso, siamo passati dall’indifferenza educata al vandalismo istituzionale.
Gli Stati Uniti non stanno solo chiudendo i rubinetti dei finanziamenti (quel brutale “adattatevi, ridimensionatevi o morite” inviato alle agenzie umanitarie a fine 2025 non lascia spazio a interpretazioni poetiche). Stanno attivamente smantellando la sua architettura. E il problema non è la polvere che si alza dal crollo. Il problema è cosa costruiamo sulle macerie.
Perché il vuoto, in geopolitica come in fisica, non esiste. Se togli i diplomatici in completo grigio che discutono di risoluzioni (spesso inutili, d’accordo), non ottieni la pace. Ottieni lo spazio per qualcosa di diverso. Cosa, esattamente?
L’infrastruttura cognitiva del mondo
Qui la faccenda si fa seria (e un po’ inquietante). Io guardo il dito di Rubio che indica l’uscita ai funzionari ONU, e mi perdo la realtà che mi sta indicando la luna. O meglio, il server.
Secondo un’analisi recente che ha fatto meno rumore delle dichiarazioni politiche ma è infinitamente più importante, il Nuovo ordine non sarà deciso a Ginevra o a New York. Nel senso che non rileva dove matura la decisione, ma cosa la fa maturare. Il nuovo ordine sarà deciso dai dati. Non è una metafora.
Scheda dello Studio
- Ente di ricerca: Trends Research & Advisory
- Ricercatori principali: Team di analisi strategica globale
- Anno pubblicazione: 2025/2026
- Titolo: The Role of Advanced Technology: Reconfiguring the Post-2026 Geopolitical Order
- TRL: 9 – Analisi su scenario operativo in corso
Lo studio di Trends Research mette nero su bianco quello che molti sospettavano: l’Intelligenza Artificiale non è più uno strumento “di supporto” alla politica estera. È diventata l’infrastruttura cognitiva del sistema internazionale. La sovranità, quella cosa per cui abbiamo combattuto guerre per secoli, non riguarda più solo i confini fisici. Riguarda il controllo degli algoritmi.
Un tavolo senza sedie umane
Immaginate la scena. Al posto del Consiglio di Sicurezza, con i suoi veti incrociati e le sue ipocrisie, abbiamo sistemi decisionali automatizzati che calcolano rischi e benefici in millisecondi. Efficiente? Da morire. Giusto? Ecco, questo è il punto.
Il vecchio sistema, con tutti i suoi difetti mostruosi, aveva un “bug” che in realtà era la sua unica salvezza: la lentezza umana. La necessità di parlarsi, anche solo per insultarsi. La burocrazia dell’ONU era, in un certo senso, un ammortizzatore sociale globale. Ci costringeva a rallentare prima di premere il grilletto.
Nel Nuovo ordine tecnologico, la “decisione” è istantanea. La competizione per il potere si sposta dalla capacità militare classica (quanti carri armati hai?) alla “potenza algoritmica” (quanto velocemente il tuo modello può prevedere e neutralizzare le mosse avversarie?).
Quello che rischiamo di perdere
Mi chiedo se, nella foga di buttare via l’acqua sporca dell’inefficienza ONU, non stiamo buttando via anche il bambino.
Certo, vedere dittatori che presiedono commissioni sui diritti umani fa venire l’orticaria. Vedere risoluzioni vincolanti ignorate da tutti è frustrante. Ma l’ONU rappresenta un’idea. L’idea, forse ingenua ma bellissima, che esista un “noi” globale. Che ci siano valori (la pace, la dignità, la cooperazione) superiori all’interesse nazionale del momento. Il Nuovo ordine basato sulla supremazia tecnologica non ha valori. Ha parametri. Ha obiettivi di ottimizzazione. E se l’algoritmo decide che per ottimizzare la sicurezza globale serve sacrificare la libertà di una nazione minore, beh… il codice non ha rimorsi.
Quando e come ci cambierà la vita
Entro il 2027, potremmo vedere la nascita di “blocchi digitali” chiusi. Non più Nazioni Unite, ma ecosistemi tecnologici incompatibili (Blocco USA vs Blocco Asia). Viaggiare, commerciare o anche solo comunicare tra un blocco e l’altro richiederà “visti digitali”. La diplomazia sarà sostituita da protocolli di interconnessione gestiti da macchine.
Approfondisci
Se ti spaventa l’idea di macchine che decidono la guerra, leggi come i robot stanno già prendendo decisioni letali sul campo. Oppure scopri perché la mancanza di divieti ONU ha innescato questa corsa agli armamenti anni fa.
Il fatto è questo: forse l’ONU doveva morire. Forse era davvero un relitto del XX secolo. Ma se non ci sbrighiamo a iniettare un po’ di “umanità” (quella disordinata, emotiva, illogica) nel sistema che la sta sostituendo, ci sveglieremo in un mondo gelido.
Un mondo dove tutto funziona, ma dove non c’è nessuno a cui chiedere “scusa”.