Il tumore triplo negativo è uno dei più aggressivi. Cresce veloce, fa metastasi presto, resiste alle terapie mirate che funzionano su altri tumori al seno. Quando risponde ai trattamenti, spesso torna più forte. Ora un team del MUSC Hollings Cancer Center ha sviluppato un anticorpo che blocca SFRP2, proteina che aiuta il cancro a sopravvivere. Nei test preclinici su topi ha ridotto crescita tumorale, limitato metastasi polmonari e riattivato cellule immunitarie. Ha funzionato anche contro cellule resistenti alla chemioterapia. Innova Therapeutics sta preparando trial clinici sull’uomo.
La proteina che tiene in vita il cancro
SFRP2 (secreted frizzled-related protein 2) non è un nome che si dimentica facilmente. È una proteina che fa tre cose: aiuta il tumore a costruire vasi sanguigni nuovi, impedisce alle cellule cancerose di morire quando dovrebbero, e soprattutto spegne le cellule immunitarie che normalmente attaccherebbero il cancro. Un po’ come un amministratore di condominio corrotto che favorisce gli inquilini sbagliati.
Nancy Klauber-DeMore, chirurga oncologica del MUSC Hollings Cancer Center, studia SFRP2 dal 2008. Quasi vent’anni di ricerca per capire come questa proteina permette al tumore triplo negativo di prosperare. Il suo team ha sviluppato un anticorpo monoclonale umanizzato progettato per legarsi a SFRP2 e bloccarne gli effetti. I risultati, pubblicati su Breast Cancer Research il 5 dicembre 2025, mostrano che funziona.
Scheda dello Studio
- Ente di ricerca: MUSC Hollings Cancer Center (South Carolina)
- Ricercatori principali: Nancy Klauber-DeMore, Lillian Hsu, Julie Siegel
- Anno pubblicazione: 2025
- Rivista: Breast Cancer Research
- DOI: 10.1186/s13058-025-02176-6
- TRL: 3-4 – Proof of concept preclinico su modelli animali, preparazione trial clinici Fase I
Macrofagi rieducati
Prima di testare l’anticorpo sui topi, i ricercatori hanno esaminato campioni di tumore triplo negativo umano. SFRP2 era presente non solo nelle cellule cancerose, ma anche nei macrofagi associati al tumore e nei linfociti infiltranti. Questo è stato il primo studio a dimostrarlo.
I macrofagi si dividono grossomodo in due categorie: M1, che attivano il sistema immunitario contro il cancro, e M2, che lo sopprimono per aiutare il tumore a crescere. Nel tumore triplo negativo i macrofagi tendono verso il tipo M2. Quando trattati con l’anticorpo anti-SFRP2, però, i macrofagi hanno rilasciato grandi quantità di interferone-gamma, segnale immunitario che li spinge verso lo stato M1. È successo anche in topi con metastasi già diffuse.
Lillian Hsu, chirurgo MUSC e co-autrice dello studio, spiega:
“Abbiamo scoperto che spinge i macrofagi verso lo stato M1 buono, senza gli effetti tossici che vedresti somministrando interferone-gamma direttamente. Il tumore triplo negativo è difficilissimo da trattare, molte terapie portano tossicità gravi. Trovare un modo per attivare il sistema immunitario senza aggiungere nuovi effetti collaterali è particolarmente significativo.”
Metastasi ridotte, precisione chirurgica
In due modelli di tumore triplo negativo avanzato, i topi trattati con l’anticorpo hanno sviluppato molte meno metastasi polmonari rispetto ai controlli. Le metastasi ai polmoni indicano che il cancro è entrato nel flusso sanguigno e peggiorano drasticamente la prognosi.
L’anticorpo ha dimostrato anche alta specificità. Tracciandone il movimento nel corpo, i ricercatori hanno verificato che si concentrava nei tessuti tumorali ma non negli organi sani o nelle cellule normali. A differenza della chemioterapia tradizionale, che colpisce indiscriminatamente cellule in rapida divisione (cancerose e non), questo approccio risparmia i tessuti sani.
Il team ha poi affrontato uno dei problemi più grandi nella cura del cancro: la resistenza ai farmaci. La doxorubicina, chemioterapico standard per il tumore triplo negativo, spesso funziona inizialmente ma perde efficacia quando il tumore si adatta. Dopo aver creato cellule cancerose resistenti alla doxorubicina, i ricercatori hanno scoperto che l’anticorpo anti-SFRP2 provocava comunque morte cellulare massiccia.
Tre fronti contemporanei
Lo studio mostra che SFRP2 è presente ad alti livelli nell’intero ecosistema tumorale: cellule cancerose, linfociti infiltranti, macrofagi associati al tumore. Questo suggerisce che bloccandola si agisce su tre fronti: si indebolisce il tumore triplo negativo, si rafforza la risposta immunitaria e si aggira la resistenza ai trattamenti.
Dettaglio importante: SFRP2 non si accumula in cellule del sangue o immunitarie sane, a differenza di molti trattamenti immuno-correlati. Questo apre la possibilità di sviluppare una terapia che tratta la malattia minimizzando effetti indesiderati.
L’anticorpo è stato licenziato a Innova Therapeutics, azienda biotech di Charleston co-fondata da Klauber-DeMore, che sta raccogliendo fondi per un trial clinico di Fase I sull’uomo. La terapia ha anche ricevuto designazioni Rare Pediatric Disease e Orphan Disease dalla FDA per l’osteosarcoma, altro cancro in cui SFRP2 gioca un ruolo rilevante. Le designazioni non autorizzano ancora l’uso sui pazienti, ma forniscono incentivi per supportare lo sviluppo verso i trial.
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I dati preliminari sono incoraggianti. Hsu conclude: “Mi sento grata di aver fatto parte di una ricerca che un giorno potrebbe aiutare tanti pazienti.” Klauber-DeMore aggiunge: “La nostra speranza è che questo offra un giorno ai pazienti una nuova opzione, una che non solo tratti il cancro ma riprogrammi anche la capacità del sistema immunitario di combatterlo.”
Serviranno ulteriori studi. Ma per ora, dopo vent’anni di ricerca su una proteina che pochi conoscevano, c’è un anticorpo che funziona dove altri approcci si fermano.
Non male, per cominciare.