L’app più scaricata in Cina si chiama “Sei morto?”. Non sto scherzando: è un’app di sicurezza per vivere soli. Costa meno di un euro, chiede un check-in ogni 48 ore, e se non rispondi avvisa un contatto di emergenza. Ha già 15mila utenti attivi, e sta scalando le classifiche dall’App Store americano a quello di Singapore, Hong Kong, Australia.
Il nome cinese è “Sile Me”, un gioco di parole con “E-le-ma” (un’app di food delivery che suona più o meno come: “Hai fame?”). L’hanno creata tre ragazzi nati dopo il 1995 a Zhengzhou con meno di 150 dollari di budget. Lancio: maggio 2025. Esplosione: gennaio 2026. Motivo: entro il 2030 la Cina potrebbe avere 200 milioni di persone che vivono sole. E l’Italia? Non è messa tanto meglio.
Si, ma alla fine a cosa serve? L’app risponde a una paura specifica e crescente: morire senza che nessuno se ne accorga.
Il gesto più semplice che ti salva
Il meccanismo è brutale nella sua chiarezza. Ogni 48 ore appare un grande pulsante sullo schermo. Lo premi, torni alla vita normale. Non lo premi? L’app presume che sia successo qualcosa e lancia l’allarme. Wilson Hou, 38 anni, lavora a Pechino e dorme in cantiere. Torna dalla moglie e dal figlio solo due volte a settimana. “Mi preoccupo che se mi succedesse qualcosa, potrei morire solo nel posto che affitto e nessuno lo saprebbe”, ha raccontato alla BBC: per questo ha impostato sua madre come contatto di emergenza.
Vivere soli non è il problema. Morire soli senza che qualcuno possa intervenire in tempo, quello sì.
200 milioni di single cinesi entro il 2030
I numeri spiegano perché un’app dal nome così macabro scala classifiche internazionali: la Cina potrebbe raggiungere 200 milioni di nuclei monocomponente entro il 2030, secondo il National Bureau of Statistics. In Italia la traiettoria è simile: oggi già il 36,8% delle famiglie è composto da una sola persona. Nel 2050 saremo al 41,1%, secondo le previsioni ISTAT. Gli over-65 che vivono soli passeranno da 4,6 milioni a 6,5 milioni. Una bomba demografica silenziosa che esplode in paure concrete: chi chiama l’ambulanza se cado? Chi si accorge se sto male?
Target principale dell’app: Giovani donne sui 25 anni nelle metropoli cinesi, studenti lontani da casa, lavoratori urbani su turni, anziani senza parenti vicini.
Quando la solitudine diventa questione di Stato
Il fenomeno non è solo cinese. Il Giappone nel 2021 ha nominato il primo “Ministro della Solitudine” al mondo, Tetsushi Sakamoto, per contrastare l’aumento dei suicidi (soprattutto femminili, +70% in un anno) e l’isolamento sociale. La Gran Bretagna aveva già seguito questa strada. L’isolamento di chi vive solo è ormai considerato un fattore di rischio sanitario al pari di fumo e obesità. Uno studio del Regenstrief Institute ha dimostrato che negli over-65 la solitudine provoca esiti di salute peggiori rispetto ai principali fattori di rischio tradizionali.
Le soluzioni tecnologiche nascono da qui. Sensori sui frigoriferi che rilevano il mancato utilizzo, telecamere che monitorano movimenti in casa, robot sociali come PARO per anziani con demenza. E ora “Sei morto?”, che trasforma il problema in un gesto quotidiano: premere un bottone. Un po’ come dire “sono qui”. Finché non lo sei più.
Limiti e critiche
Il nome ha scatenato polemiche. “Troppo cupo”, dicono alcuni utenti. Il columnist nazionalista Hu Xijin suggerisce: “Cambiatelo in ‘Sei vivo?’, sarebbe più confortante per gli anziani”. I fondatori stanno valutando il rebranding, ma i limiti tecnici preoccupano di più. Un malore improvviso ti impedisce di premere il pulsante. L’app non rileva automaticamente cadute o emergenze mediche. È un sistema basato su azioni manuali, non su sensori. E poi ci sono privacy e gestione dati: chi controlla le informazioni sui contatti di emergenza? Come vengono trasmesse le notifiche?
I tre fondatori under-30 stanno lavorando su una versione per anziani con interfaccia semplificata e notifiche SMS. Cercano investitori disposti a comprare il 10% dell’azienda per un milione di yuan (circa 140mila dollari). Ce la faranno? Mai come ora è il caso di dire: “chi vivrà, vedrà”.
Approfondisci
Ti interessa il tema della solitudine e della tecnologia? Leggi anche come la solitudine negli over-65 uccide più di sigarette e alcol. Oppure scopri come i robot sociali stanno cambiando l’assistenza agli anziani e il ruolo che la tecnologia gioca nel contrasto all’isolamento.
La domanda resta aperta: un’app può davvero sostituire il contatto umano? Probabilmente no. Ma se hai 25 anni in una metropoli da 20 milioni di abitanti, se lavori su turni notturni lontano dalla famiglia, se sei un anziano senza parenti vicini, quella notifica ogni 48 ore è meglio del silenzio.
Non è la soluzione. È un cerotto su una ferita sociale che continua ad allargarsi. E forse, proprio per questo, funziona.