In Italia ci sono 5,5 milioni di anziani soli: sono sani e autosufficienti, ma soli da morire. Il 25% degli over 65 vive in solitudine cronica, il 33% non riceve stimoli cognitivi regolari. Passano le giornate in casa, guardano la televisione, aspettano una telefonata che spesso non arriva. Nel frattempo, i loro figli (tra i 40 e i 55 anni) cercano di gestire lavoro, bambini e proprio loro, i genitori anziani, contemporaneamente.
La chiamano generazione sandwich: schiacciata tra due carichi di cura, senza tempo e senza risposte. Una startup chiamata CONGEN nasce da questo contesto: non è un servizio sanitario, ma un servizio di “innovazione sociale” che abbina anziani e giovani tra i 18 e i 35 anni sulla base di interessi comuni.
Per fare cosa? Conversare, camminare. Stare insieme. In altri termini, farsi compagnia.
Assistenza? No. Relazioni
Il punto, ve lo anticipavo prima, è che molti anziani soli non hanno bisogno di un’infermiera. Hanno bisogno di compagnia. Di qualcuno che bussi alla porta, che chieda come stanno, che li accompagni a fare la spesa o a prendere un caffè al bar. CONGEN parte dalla semplice osservazione che la solitudine non si cura con protocolli sanitari, ma con tempo condiviso.
Carlotta Conversi, founder under 30 e dottoranda in welfare e società, ha costruito un modello che mette in contatto generazioni diverse attraverso un sistema di matching intelligente.
Come funziona? Da una parte gli anziani soli che si iscrivono alla piattaforma indicando interessi, passioni, abitudini. Dall’altra parte ci sono i ragazzi ConTe: studenti universitari e giovani lavoratori che cercano un’opportunità di lavoro flessibile e formativa. L’algoritmo abbina persone con affinità “intergenerazionali” in comune: chi ama il cinema degli anni Sessanta incontra chi studia Storia del cinema. Chi ha fatto la sarta per quarant’anni parla con chi frequenta Moda.
Non è volontariato, ma un lavoro retribuito.
Generazione sandwich: un peso condiviso
La generazione sandwich, vi dicevo, è fatta di adulti che devono occuparsi dei figli piccoli e dei genitori anziani nello stesso momento. Lavorano, portano i bambini a scuola, fanno la spesa per la madre che vive dall’altra parte della città, organizzano visite mediche, gestiscono burocrazia. Il tempo non basta mai, e il senso di colpa nemmeno.
CONGEN risponde anche a loro: offre un servizio affidabile, tracciabile, umano. Ogni attività svolta viene registrata in un report automatico che i familiari ricevono per trasparenza. Per sapere che il genitore ha passato il pomeriggio bene, che ha parlato, che ha riso.
CONGEN in numeri:
- 80+ ragazzi ConTe attivi
- 60 famiglie supportate tra Roma e Pavia
- 13,9 milioni di over 65 in Italia
- 40% degli anziani soli vive la quotidianità in solitudine
Tecnologia per tutelare, non sostituire
CONGEN non usa l’intelligenza artificiale per sostituire gli uomini, ma per proteggerli. Il sistema genera report sulle conversazioni sensibili (informazioni bancarie, salute, patrimonio) e le segnala ai familiari. Non è sorveglianza. È tutela. Gli anziani soli possono aprirsi, raccontare, fidarsi. I giovani ConTe sanno che il loro lavoro è seguito. Le famiglie dormono più tranquille.
Il modello affianca badanti o infermieri, riempie quello spazio vuoto tra assistenza sanitaria e abbandono relazionale. Quello spazio in cui le giornate sono lunghe e silenziose.
Questo articolo fa parte di Italia Next, la rubrica di Futuro Prossimo dedicata alle startup e ai progetti italiani che provano a costruire un futuro diverso.
Italia Next: espansione nazionale
CONGEN ha validato il suo modello su Roma e Pavia. Adesso si prepara all’espansione nazionale. L’obiettivo è coprire le principali città italiane entro il 2026, creando una rete capillare di ragazzi ConTe formati e supervisionati.
Il mercato c’è, la domanda è enorme. Gli anziani soli in Italia sono milioni, e cresceranno nei prossimi anni. La generazione sandwich cerca soluzioni che funzionino davvero. CONGEN dimostra che la cura può passare anche dalle relazioni, non solo dai farmaci.
Che invecchiare non significa sparire.
Che basta poco: una conversazione, una passeggiata, qualcuno che ti chiede come stai, e lo fa sul serio.
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