Trentadue grammi di eritritolo: è più o meno la dose contenuta in una singola bevanda “senza zucchero”. Tanto è bastato ai ricercatori dell’Università del Colorado Boulder per osservare cambiamenti preoccupanti nelle cellule che rivestono i vasi sanguigni del cervello. Le cellule trattate producevano meno ossido nitrico (la molecola che tiene i vasi rilassati e aperti) e più endotelina-1, che li restringe. La loro capacità di sciogliere i coaguli risultava compromessa.
Lo studio, pubblicato sul Journal of Applied Physiology, non arriva dal nulla: segue una ricerca epidemiologica del 2023 su 4.000 persone (ne abbiamo parlato all’epoca) che aveva già collegato alti livelli ematici di eritritolo a un rischio doppio di infarto o ictus entro tre anni.
L’eritritolo e il cervello: cosa succede davvero
Il team guidato da Christopher DeSouza, direttore dell’Integrative Vascular Biology Lab, ha coltivato cellule endoteliali microvascolari cerebrali umane (hCMEC) e le ha esposte per tre ore a una concentrazione di eritritolo equivalente a quella di una normale bevanda “zero zuccheri”. La prima autrice dello studio, Auburn Berry, dottoranda nel laboratorio di DeSouza, ha riassunto il quadro così:
se i vasi si restringono e la capacità di sciogliere i coaguli si abbassa, il rischio di ictus sale.
I numeri raccontano il resto. Le specie reattive dell’ossigeno (i famosi radicali liberi) nelle cellule trattate con eritritolo erano circa il 75% più alte rispetto al gruppo di controllo. La produzione di ossido nitrico calava di quasi il 20%. E quando le cellule venivano stimolate con trombina, un enzima che avvia la coagulazione, la risposta fibrinolitica (cioè la capacità di produrre t-PA, la molecola che scioglie i trombi) risultava praticamente bloccata: le cellule senza eritritolo producevano circa il 25% in più di t-PA.
Zero calorie, zero problemi?
Credo che il punto sia proprio questo. L’eritritolo ha costruito la sua reputazione su una serie di assenze: zero calorie, indice glicemico nullo, nessun retrogusto amaro. Approvato dalla FDA nel 2001 e dall’Unione Europea dal 2006, è diventato un ingrediente fisso di barrette proteiche, snack keto, bevande energetiche “sugar-free” e miscele con stevia. Il corpo umano lo assorbe rapidamente nell’intestino tenue e lo espelle quasi intatto attraverso le urine, senza metabolizzarlo. Un profilo che sembrava (e per molti versi sembra ancora) ideale.
Ma la scienza sta iniziando a raccontare anche un’altra storia, e lo studio del Colorado non è il primo a sollevare dubbi. Nel 2023 la Cleveland Clinic aveva pubblicato su Nature Medicine quella che resta la ricerca epidemiologica più ampia sul tema: 4.000 soggetti tra Stati Uniti ed Europa, con un’associazione significativa tra livelli circolanti di eritritolo e rischio cardiovascolare. Ne avevamo parlato qui su Futuro Prossimo, segnalando già allora che i risultati andavano presi con cautela ma che il messaggio di fondo era chiaro: noi non comprendiamo appieno le conseguenze del cibo industrializzato sulla nostra salute.
Lo studio del Colorado aggiunge ora il tassello meccanicistico che mancava: non dice solo che c’è un’associazione statistica, ma mostra come l’eritritolo potrebbe danneggiare i vasi cerebrali a livello cellulare.
Eritritolo, potrebbe fare più male proprio ai più fragili
DeSouza sottolinea un dettaglio che vale la pena ripetere: lo studio ha usato una dose equivalente a una singola porzione. Chi consuma più porzioni al giorno (e non è raro, tra chi segue diete keto o a basso contenuto di carboidrati) potrebbe sperimentare effetti amplificati. Il paradosso è che l’eritritolo viene spesso consigliato proprio a chi già convive con obesità, diabete o sindrome metabolica: le stesse persone che hanno un rischio cardiovascolare più alto in partenza.
Certo, c’è anche un “ma” importante, e arriva dalla Romania. Un gruppo di ricercatori dell’Università di Medicina e Farmacia di Craiova ha pubblicato una lettera sullo stesso Journal of Applied Physiology, ricordando che il corpo umano produce eritritolo anche autonomamente, soprattutto in risposta a stress calorico come obesità, insulino-resistenza e diabete. L’eritritolo nel sangue dei pazienti dello studio epidemiologico del 2023, in altre parole, potrebbe essere stato (almeno in parte) prodotto dal corpo stesso, non solo assunto con la dieta. Senza distinguere tra le due fonti, scrivono i ricercatori rumeni, stabilire un nesso causale resta prematuro. Può bastare a fare ancora finta di nulla dopo il secondo campanello d’allarme in due anni?
Scheda studio
Titolo: The non-nutritive sweetener erythritol adversely affects brain microvascular endothelial cell function
Autori: Auburn R. Berry, Samuel T. Ruzzene, Emily I. Ostrander et al.
Istituzione: Università del Colorado Boulder, Integrative Vascular Biology Laboratory
Rivista: Journal of Applied Physiology, 2025
DOI: 10.1152/japplphysiol.00276.2025
Eritritolo, e adesso?
Lo studio è stato condotto in vitro, su cellule, e gli stessi autori chiedono ricerche cliniche più ampie e a lungo termine. La FDA e l’EFSA continuano a considerare l’eritritolo sicuro. Nessuno sta suggerendo di gettare nel panico chi ne consuma occasionalmente. Io che vi scrivo ne consumo occasionalmente attraverso barrette proteiche.
Ma il segnale è difficile da ignorare. Ogni nuovo studio aggiunge un pezzo a un mosaico che diventa sempre più leggibile: i dolcificanti non sono sostanze “neutre”. Promettono di togliere qualcosa (le calorie) senza dare nulla in cambio, e forse è proprio questa la parte che non torna. Il corpo non si lascia ingannare così facilmente.
Leggere le etichette resta il consiglio più banale e più utile. Cercare “eritritolo” o “polioli” tra gli ingredienti e chiedersi quante volte al giorno quel nome compare nella propria dieta: un esercizio di consapevolezza che costa meno di qualsiasi integratore.
Approfondisci
Il tema dei dolcificanti e dei loro effetti nascosti è uno dei filoni più seguiti su Futuro Prossimo. Se vuoi capire come il sucralosio stimoli la fame più dello zucchero, ne abbiamo parlato in questo articolo. E se vuoi rileggere la prima volta che abbiamo segnalato i rischi dell’eritritolo, con lo studio della Cleveland Clinic su 4.000 persone, lo trovi qui.