Nel Pacifico, su un’isola dell’Atollo di Enewetak, c’è una cupola di cemento larga 115 metri. Dentro, oltre 120.000 tonnellate di scorie nucleari, incluse quantità significative di plutonio-239, un materiale che resterà pericoloso per 24.000 anni. La cupola si chiama Runit Dome (la vedete nella foto principale di questo articolo), ma i locali la chiamano “la Tomba”. Costruita tra il 1977 e il 1980 come soluzione temporanea dopo i test atomici americani, non ha mai ricevuto un fondo impermeabile: sotto il cemento c’è corallo poroso, e l’acqua di mare entra ed esce. Ora le crepe si vedono a occhio nudo, il livello del mare sale e circa 300 persone vivono a 30 km di distanza. Un’altra bella eredità del “caro vecchio” nucleare: si può dire o si offende qualche Avvocato?
Un cratere atomico come discarica di scorie nucleari
La storia inizia nel 1958, quando gli Stati Uniti fecero detonare un ordigno da 18 kilotoni chiamato Cactus su Runit Island. L’esplosione vaporizzò parte dell’isola e lasciò un cratere profondo 10 metri. Vent’anni dopo, l’esercito americano decise che quel buco era il posto perfetto per smaltire i rifiuti radioattivi dei 67 test nucleari condotti tra Enewetak e Bikini tra il 1946 e il 1958. Alcuni di quei test superavano di mille volte la potenza di Hiroshima.
Circa 4.000 soldati lavorarono alla bonifica per tre anni, raccogliendo terreno contaminato da sei isole diverse e scaricandolo nel cratere. Il piano originale prevedeva un fondo di cemento impermeabile: fu eliminato per risparmiare. Alla fine coprirono tutto con una calotta di calcestruzzo spessa 45 centimetri. Soluzione provvisoria, dissero. Si, poi risolviamo. Era il 1980.

Le crepe nella tomba delle scorie nucleari
Un reportage della ABC australiana pubblicato il 14 marzo 2026 ha riportato l’attenzione sulle condizioni della cupola. La chimica della Columbia University Ivana Nikolic-Hughes, che studia la contaminazione residua delle Isole Marshall da anni, ha raccontato di aver visto le crepe di persona nel 2018, durante una campagna di prelievo del suolo. Le analisi hanno trovato livelli elevati di cinque radionuclidi nel terreno fuori dalla cupola: potrebbe essere la prova che le scorie nucleari stanno filtrando, oppure il risultato della bonifica caotica degli anni ’70, che lasciò parecchio materiale anche nella laguna.
I numeri della Tomba: 115 metri di diametro, 45 cm di spessore del cemento, oltre 120.000 tonnellate di materiale contaminato. Il plutonio-239 contenuto ha un’emivita di 24.000 anni. L’isola di Runit si trova a soli 2 metri sul livello del mare. Gli scienziati climatici prevedono un innalzamento di 1 metro nelle Marshall entro il 2100.
Il fatto è questo: anche il Department of Energy americano ammette che le crepe sono compatibili con l’invecchiamento del calcestruzzo. Nel 2024, il Pacific Northwest National Laboratory ha condotto uno studio sugli effetti del cambiamento climatico sulla Runit Dome, concludendo che le mareggiate e l’innalzamento graduale del mare rappresentano il rischio principale per la dispersione di scorie nucleari nell’atollo. Ecco, la cupola sta a 2 metri dall’acqua. Non servono scenari apocalittici: basta una stagione di tempeste un po’ più intensa del solito.
Chi paga il conto (e chi non lo paga proprio mai)
Gli Stati Uniti sostengono di aver adempiuto ai propri obblighi verso le Marshall. La cupola è su suolo marshallese, quindi (secondo Washington) la responsabilità è loro. Un po’ come regalare a qualcuno una valigia piena di plutonio e poi lamentarsi che non la custodisce bene. Nel 2020, il Dipartimento dell’energia americano dichiarò bellamente che la struttura non era in pericolo imminente di collasso. Nikolic-Hughes ha risposto con una domanda semplice: se la laguna contiene già più materiale radioattivo della cupola (come sostiene il governo USA), perché costruirla?
Robert Celestial, ex autista dell’esercito che scaricò scorie nucleari nel cratere nel 1978 in pantaloncini e stivali di gomma, ha trascorso i decenni successivi tra piaghe cutanee, problemi a fegato e reni, osteoporosi. Solo nel 2023 il governo americano ha riconosciuto i veterani di Enewetak come “atomic veterans” con diritto a indennizzo per disabilità. Dei 4.000 soldati che parteciparono alla bonifica, secondo l’Associazione Nazionale dei Veterani Atomici ne restano poche centinaia.
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La relatrice speciale dell’ONU Paula Gaviria Betancur l’ha messa così, nel 2024: i test nucleari e le requisizioni militari hanno sfollato centinaia di marshallesi per generazioni, e il cambiamento climatico minaccia di sfollarne migliaia. La cupola di Runit è la sintesi perfetta di come funziona il rapporto tra chi crea un problema e chi lo eredita: si copre con 45 centimetri di cemento, si dice “per ora basta” e si gira dall’altra parte.
E tante care cose dagli Avvocati.