Mille dollari tutti i mesi, senza fare nessuna domanda. Non è il trailer di un esperimento sociale su Netflix, ma una realtà per circa 50 lavoratori americani che da questa settimana ricevono l’assegno per un reddito base, perché l’intelligenza artificiale ha cancellato il loro impiego. Il programma si chiama AI Dividend, e solo il nome è già un manifesto: trattare i danni dell’automazione come un debito collettivo da restituire. A gestirlo sono due organizzazioni non profit con un budget iniziale che fa quasi tenerezza: 300.000 dollari. L’equivalente di quello che un singolo modello linguistico costa in elettricità in un solo pomeriggio di addestramento.
Il reddito base per i lavoratori dell’AI esiste (ma è microscopico)
Due gruppi hanno messo insieme il progetto: What We Will, un’organizzazione di advocacy per i lavoratori colpiti dall’AI, e l’AI Commons Project, sussidiario del Fund for Guaranteed Income. I pagamenti, come riporta Brian Merchant nella newsletter Blood in the Machine, sono partiti questa settimana: tra 25 e 50 persone ricevono 1.000 dollari al mese per un anno, senza vincoli. L’unico criterio è dimostrare di aver subito un danno economico diretto dall’automazione o dai licenziamenti legati all’intelligenza artificiale.
Il punto è tutto qui: un danno diretto. Perché distinguere chi ha perso il lavoro “per l’AI” da chi lo ha perso “e basta” sta diventando un esercizio sempre più creativo. Sam Altman, CEO di OpenAI, ha perfino coniato il termine “AI washing” per descrivere le aziende che licenziano per risparmiare e poi rivestono la decisione con una narrativa sull’intelligenza artificiale per compiacere gli investitori. Epic Games ha dovuto specificare pubblicamente che i suoi oltre 1.000 licenziamenti non c’entravano con l’AI. Quando devi negare qualcosa che nessuno ti ha chiesto, il sospetto si radica da solo.
Reddito base AI: chi paga il conto?
Il paradosso è noto e ne abbiamo parlato: l’intelligenza artificiale sta eliminando posti di lavoro prima di generare la ricchezza necessaria a compensarli. Gli organizzatori dell’AI Dividend lo sanno, e puntano in alto: l’obiettivo è passare da 300.000 a 3 milioni di dollari entro fine anno, possibilmente con il contributo delle stesse aziende AI che quei posti li hanno cancellati. Un po’ come chiedere al piromane di finanziare i vigili del fuoco. Sensato, a pensarci bene, ma con un certo retrogusto amaro.
Il reddito base universale, del resto, è un’idea che i CEO della Silicon Valley amano sostenere in teoria. Altman ha finanziato personalmente uno studio triennale su larga scala, dando 1.000 dollari al mese a famiglie a basso reddito in Texas e Illinois. I risultati? Le persone spendevano di più in affitto, cibo e trasporti (sorpresa), ma gli effetti complessivi su salute e occupazione restavano modesti. Dario Amodei di Anthropic è stato più asciutto: il reddito base è “meglio di niente”, ha detto, ma preferirebbe una società in cui tutti possano contribuire.
Ecco: contribuire. È la parola che separa due visioni del futuro. Una in cui il reddito base è un pavimento su cui poggiare i piedi, l’altra in cui è un materasso su cui restare sdraiati. La differenza la fa il contesto: se perdi un lavoro da 80.000 dollari l’anno e ne ricevi 12.000, il materasso non è nemmeno comodo.
Il primo cerotto su una ferita che cresce
I numeri dell’AI Dividend sono piccoli: 605 persone al giorno hanno perso il lavoro per l’AI nei primi tre trimestri del 2025. Questo programma ne copre 50. È una goccia, e lo sanno tutti. Ma è anche il primo tentativo concreto di trasformare il reddito base da argomento da panel accademici a bonifico bancario reale per chi è stato sostituito da un algoritmo.
La domanda vera, quella che questo esperimento non può ancora rispondere, è un’altra. Se le aziende AI generano miliardi di dollari di valore automatizzando il lavoro umano, quanto di quel valore deve tornare indietro? E soprattutto: chi decide la cifra? Per ora, la risposta è 1.000 dollari al mese, decisi da due nonprofit con un budget da startup in fase seed. Il futuro del reddito base, probabilmente, si giocherà su numeri molto diversi.
Sempre che qualcuno trovi il coraggio (e i soldi) per scriverli.
Approfondisci
Il reddito base nell’era dell’intelligenza artificiale è un tema su cui ci interroghiamo da tempo. Se vuoi capire perché i numeri del reddito universale non tornano nemmeno con trilioni di PIL in più, ne abbiamo scritto in Economia AI, perché il reddito di base potrebbe non bastare. E se il tema è la velocità con cui l’intelligenza artificiale sta cancellando posti, i dati aggiornati al 2025 sono in Disoccupazione tecnologica: l’IA inizia la grande sostituzione.