Una startup californiana chiamata R3 Bio ha operato per anni in segreto: poi, la settimana scorsa, ha annunciato di aver raccolto fondi per creare scimmie “non senzienti” come alternativa alla sperimentazione animale. Fin qui, tutto quasi normale (non per me, ma non ho visto levate di scudi, e io stesso non ho rilanciato per prudenza). Ma un’inchiesta del MIT Technology Review ha scoperto il piano più ampio del fondatore John Schloendorn: creare cloni umani privi di cervello, corpi da usare come riserva di organi o, in futuro, come involucri in cui trapiantare il proprio cervello. Tim Draper, miliardario della Silicon Valley, è tra gli investitori.
Come si creano cloni umani con corpi senza coscienza?
L’ispirazione di Schloendorn viene da un difetto congenito raro chiamato idranencefalia: bambini che nascono senza gran parte degli emisferi cerebrali, ma i cui corpi continuano a funzionare (alcuni sopravvivono oltre i vent’anni). L’idea è replicare quella condizione in laboratorio con l’editing genetico, usando CRISPR per eliminare i geni responsabili dello sviluppo della neocorteccia. Il risultato sarebbe quello di ottenere cloni umani con organi funzionanti e compatibilità immunologica perfetta, ma nessuna attività corticale: niente pensiero, niente coscienza, niente dolore.
Copie di backup di noi stessi in un armadio biologico, pronta all’uso quando il fegato cede o il cuore si stanca.
R3 Bio ha mostrato di saper creare topi privi di corteccia cerebrale completa, e secondo l’investitore Boyang Wang del fondo Immortal Dragons (che ha messo 500.000 dollari nel progetto) i risultati erano convincenti abbastanza da finanziare il tentativo sui primati.
La roadmap tecnica prevede miglioramenti al processo di clonazione tramite una proteina chiamata istone demetilasi, la stessa usata nel primo clone di scimmia riuscito nel 2018 in Cina.
Il problema delle madri surrogate (e di tutto il resto)
Ecco dove la faccenda si complica: gli uteri artificiali non esistono ancora. I primi cloni umani senza cervello dovrebbero essere portati in grembo da donne pagate per farlo. Jose Cibelli, ricercatore della Michigan State University e pioniere della clonazione embrionale, la mette così: bisognerebbe convincere una donna a portare in grembo un feto progettato per essere anormale. La clonazione umana è illegale in molti paesi, il tasso di successo nei mammiferi resta sotto il 5%, e le prove che ricevere organi più giovani allunghi davvero la vita sono quasi inesistenti.
Eppure i soldi arrivano. Il fondo LongGame Ventures ha investito un milione di dollari circa un anno e mezzo fa. Il tutto in un contesto dove si preferisce parlare sottovoce: una roadmap prodotta dalla Longevity Biotech Fellowship stimava il costo di un clone umano senza neocorteccia a 40 milioni di dollari, e raccomandava di procedere in segreto fino a quando l’opinione pubblica non fosse pronta. E quando sarebbe pronta, questa opinione pubblica?
Il fattore “che schifo” e il chirurgo italiano
Sergio Canavero, il controverso neurochirurgo torinese che da anni propone il trapianto di testa, racconta di essere stato contattato dal gruppo di Schloendorn. Volevano un trapianto di testa su un corpo clonato di due o tre anni. Canavero ha rifiutato la richiesta (incompatibilità biomeccanica, servono almeno 14-16 anni di crescita), ma non l’idea in sé: per lui i cloni umani senza coscienza sarebbero accettabili, a patto che lo siano davvero, senza coscienza. In caso contrario, dice, sarebbe omicidio.
Ed è esattamente questo il punto critico. Il neuroscienziato Bjorn Merker, che ha studiato oltre cento bambini con idranencefalia, sostiene che il tronco encefalico da solo produce una forma basilare di coscienza. Se fosse vero, prelevare organi da questi corpi sarebbe eticamente indifendibile.
Anders Sandberg, transumanista svedese, ha visitato il laboratorio di R3 Bio e definisce l’obiettivo “eticamente abbastanza buono” (se la neocorteccia è davvero assente). Abbastanza. Abbastanza, scusatemi la cacofonia, NON È abbastanza per me.
La strategia dell’abitudine
La parte più rivelatrice dell’inchiesta del MIT riguarda la strategia comunicativa. Kris Borer, imprenditore legato al movimento Vitalista (una filosofia che propone di diffondere cultura e conoscenza per arrivare a una vita eterna), ha spiegato il piano con disarmante chiarezza: non si parte dicendo “vogliamo clonarti un corpo”, si parte dicendo “vogliamo risolvere la carenza di organi”. Poi, quando la gente si abitua, si passa alle cose serie. Un po’ per volta.
Due professori di Stanford hanno già pubblicato un editoriale su MIT Technology Review a favore dei “corpoidi”, strutture corporee non senzienti da usare come ricambi. George Church di Harvard, pur consigliando cautela, ammette che ci sono varianti più accettabili di questa tecnologia. Ma avverte: far crescere un corpo intero è probabilmente esagerato, visto che quasi tutti i pazienti in lista d’attesa hanno bisogno di un solo organo.
Insomma: la clonazione umana non è più solo un esercizio teorico da convegno accademico. È un pitch deck, un round di investimento, una roadmap con milestone e deliverable. R3 Bio nega ufficialmente qualsiasi piano che riguardi cloni umani, ma la sua cofondatrice Alice Gilman precisa che il team “si riserva il diritto di tenere discussioni ipotetiche sul futuro”.
E questo diritto, quel che è giusto è giusto, questo si, non lo deve negare nessuno.
Approfondisci
La corsa alla longevità estrema non è una novità: ne abbiamo parlato raccontando i progressi e i passi falsi del biohacking nel 2025, e analizzando la teoria della Longevity Escape Velocity e gli scienziati che ci credono davvero. Per un’altra prospettiva su cosa significhi “pensare senza cervello”, c’è il nostro pezzo su meduse, piante e organismi che imparano senza neuroni.