Due numeri, 73 e 67: uno misurato guardando le stelle qui vicino, l’altro calcolato partendo dal Big Bang. Dovrebbero essere uguali: non lo sono. E più li misuriamo con precisione, più si allontanano. L’ultima conferma arriva da una mega-collaborazione che ha messo insieme decenni di osservazioni in una “rete di distanze cosmiche”, raggiungendo una precisione dell’1%. Risultato: l’espansione dell’universo resta ostinatamente più veloce del previsto. Errori di misura esclusi.
La rete che ha chiuso (quasi) ogni scappatoia
La collaborazione H0 Distance Network ha pubblicato su Astronomy & Astrophysics un valore di 73,50 ± 0,81 km/s/Mpc: la misura diretta più precisa mai ottenuta della costante di Hubble.
Il progetto nasce da un workshop internazionale tenutosi a Berna nel marzo 2025, e il suo punto di forza non è un singolo telescopio o una singola tecnica, ma un’architettura di verifica incrociata che collega Cefeidi, giganti rosse, supernove di tipo Ia e intere galassie in un sistema unico.
Ecco il dettaglio che conta, secondo me: quando i ricercatori hanno rimosso una tecnica alla volta dall’analisi, il risultato finale non si è spostato. Niente scossoni statistici, niente sorprese nascoste dietro un metodo traballante. Lo studio include dati dagli osservatori di Cerro Tololo e Kitt Peak (gestiti da NSF NOIRLab) combinati con osservazioni da telescopi spaziali: un lavoro corale da terra e dallo spazio che rende molto difficile puntare il dito su un errore sistematico.
Scheda studio
Titolo: The Local Distance Network: A community consensus report on the measurement of the Hubble constant at ∼1% precision
Autori: H0DN Collaboration (Stefano Casertano, Adam Riess, John Blakeslee et al.)
Istituzione: Multi-istituzionale internazionale
Rivista: Astronomy & Astrophysics, 2026; 708: A166
DOI: 10.1051/0004-6361/202557993
Due universi, due velocità
Il problema ha un nome: tensione di Hubble. Da un lato le misure locali (stelle, supernove, galassie vicine) che puntano verso 73. Dall’altro le stime basate sulla radiazione cosmica di fondo, il “fossile” luminoso del Big Bang, che attraverso il modello cosmologico standard arrivano a 67-68. Pochi km/s/Mpc di scarto, in apparenza. Ma la probabilità che la differenza sia un caso statistico è scesa sotto una su un miliardo, secondo alcune analisi.
La tentazione più umana del mondo sarebbe pensare “ok, qualcuno sta misurando male”. Il punto è proprio questo: lo studio ha dimostrato che non è così. Le spiegazioni basate su un singolo errore trascurato nelle misurazioni locali sono state (parole degli autori) “effettivamente escluse”.

Cosa manca nel nostro modello
Se l’errore non è negli strumenti, è nella mappa. Il modello cosmologico standard (il famoso ΛCDM) descrive un universo fatto di materia ordinaria, materia oscura ed energia oscura: funziona benissimo per spiegare quasi tutto, tranne questo piccolo dettaglio che l’espansione universo osservata non corrisponde a quella prevista.
Le ipotesi sul tavolo sono affascinanti e scomode in parti uguali. L’energia oscura potrebbe non essere costante ma cambiare nel tempo (e alcuni dati recenti suggeriscono proprio questo). Potrebbero esistere particelle che non abbiamo ancora scoperto. La gravità potrebbe funzionare in modo leggermente diverso su scale cosmologiche. Oppure qualcosa di ancora più strano, che per ora non riusciamo nemmeno a formulare.
Il cosmo come paziente che non collabora
La collaborazione ha reso pubblici metodi e dati sull’espansione dell’universo, creando un framework che altri ricercatori potranno aggiornare con osservazioni future. I prossimi telescopi (il Vera C. Rubin Observatory su tutti) promettono cataloghi di supernove enormi, sufficienti a stringere ancora di più le maglie della rete. Ma c’è un paradosso sottile in tutta la faccenda: ogni volta che gli strumenti migliorano, la tensione diventa più netta. Non si dissolve con la precisione, si cristallizza.
Insomma: avevamo un modello che funzionava benissimo. Poi abbiamo misurato meglio, e ha smesso di tornare. La tensione di Hubble tiene banco da anni nella cosmologia moderna, e ogni tentativo di riscrivere le regole del gioco produce più domande che risposte.
Il cosmo ha un problema con i nostri numeri. O forse siamo noi ad avere un problema con i suoi.