Come siamo messi con i sensi artificiali? Vi dò subito la risposta breve, poi la approfondiamo. Allora, in poche parole: l’orecchio artificiale funziona. L’occhio artificiale, beh. Dipende da cosa intendi per “funzionare”. Se bastano 60 pixel in bianco e nero e la speranza che l’azienda non fallisca prima del prossimo aggiornamento software, allora sì: funziona. Altrimenti siamo ancora nel territorio delle promesse, dei trial clinici e delle slide di Elon Musk che paragonano la vista a un videogioco anni Ottanta.
La buona notizia è che almeno tre approcci diversi stanno convergendo verso qualcosa di concreto. La cattiva: nessuno sa ancora quale vincerà.
Sensi artificiali, dietro le quinte una domanda che torna
Mi capita spesso di sfogliare paper sulle protesi sensoriali: ce ne segnalano a grappoli, e la tentazione di scrivere “ci siamo quasi” è sempre fortissima. Poi guardi i numeri e ti ricomponi. Perché i sensi artificiali sono un campo dove la distanza tra ciò che funziona e ciò che viene promesso si misura in decenni, non in mesi. E la domanda che torna ogni volta, per riprendere l’inizio dell’articolo, è sempre quella: perché per l’orecchio ce l’abbiamo quasi fatta e con l’occhio siamo ancora così lontani?
L’orecchio: una questione quasi risolta
La coclea converte il suono in segnali elettrici con una logica relativamente ordinata, quasi uno spettro di frequenze. L’impianto cocleare replica quel meccanismo da oltre quarant’anni, e i risultati migliorano ad ogni generazione. L’anno scorso Cochlear Limited ha ottenuto l’approvazione FDA per il sistema Nucleus Nexa: il primo impianto cocleare con firmware aggiornabile, memoria interna per le impostazioni e diagnostica integrata. Un orecchio artificiale che si autocontrolla e si migliora nel tempo, un po’ come uno smartphone (ma decisamente più utile).
Il passo successivo sarà togliere di mezzo anche la parte esterna dell’impianto. Envoy Medical sta testando Acclaim, un impianto cocleare completamente sottopelle: nessun processore da indossare, nessun magnete sulla testa, udito 24 ore su 24. I primi tre pazienti del trial pivotale hanno appena raggiunto i 12 mesi di follow-up, e l’arruolamento del prossimo trial (che conterà 56 pazienti) è completo. Se i dati reggono, la richiesta di approvazione alla FDA arriverà tra un anno, forse meno.
E Neuralink? Ad aprile Elon Musk ha annunciato l’intenzione di ripristinare l’udito bypassando del tutto l’orecchio: stimolazione diretta della corteccia uditiva, stesso principio del progetto Blindsight applicato al suono. Ma qui siamo nel territorio delle dichiarazioni su X, non dei trial clinici: vedremo. E a proposito di vedere…
L’occhio: il problema che nessuno ha ancora risolto
Ecco, la vista. La retina umana contiene circa 130 milioni di fotorecettori. L’Argus II di Second Sight, prima protesi retinica approvata al mondo, ne simulava 60. Non 60 milioni: sessanta pixel, in bianco e nero, sufficienti a distinguere forme e movimento. Era poco, ma per chi viveva nel buio era già qualcosa.
Poi nel 2019 Second Sight ha interrotto la produzione, nel 2020 è sostanzialmente fallita. Oltre 350 persone sono rimaste con un dispositivo impiantato nell’occhio e nessuno a rispondere al telefono per le riparazioni. Barbara Campbell era nella metropolitana di New York quando il suo Argus II si è spento con un suono flebile: da quel momento, di nuovo buio. Ecco: questa è la parte scomoda dei sensi artificiali, quella che i comunicati stampa non mettono mai in prima pagina. Un occhio bionico non è un paio di occhiali: è un impianto chirurgico che crea dipendenza tecnologica e, se l’azienda chiude, il paziente resta al buio (di nuovo, letteralmente). Una cosa atroce, che grida vendetta considerati tutti i soldi investiti invece per ammazzare persone, non è più accettabile.
Oggi le strade aperte sono almeno tre. Il chip PRIMA di Science Corporation (l’ex Pixium Vision) usa 378 pixel fotovoltaici sottoretinici e ha mostrato risultati concreti nei trial europei: i pazienti con degenerazione maculare hanno guadagnato in media cinque righe sulla tabella ottometrica. Vedono in scala di grigi, non a colori, ma riescono a leggere in stampa grande e a giocare a carte. La protesi retinica australiana Era Gen-2 ha raggiunto il 97% di stabilità degli elettrodi dopo quasi tre anni. E poi c’è Neuralink Blindsight, che salta l’occhio del tutto: un impianto corticale che scrive direttamente nella corteccia visiva. Musk ha parlato di primi impianti umani entro sei-dodici mesi, di vista iniziale “tipo Atari” e poi progressivamente migliore.
Le scimmie con l’impianto stanno bene da tre anni: è un dato. Che diventi un prodotto funzionante per gli esseri umani è un altro paio di maniche.
Perché questa asimmetria tra i sensi artificiali?
Il motivo per cui l’orecchio è avanti di decenni rispetto all’occhio è strutturale: la coclea traduce il suono in un segnale relativamente semplice, quasi lineare. La retina, invece, è un pezzo di cervello. Centoventi milioni di bastoncelli, sei milioni di coni, strati di neuroni che pre-elaborano l’immagine prima ancora che il segnale raggiunga la corteccia: replicare tutto questo con un chip da pochi centinaia di elettrodi è come cercare di riprodurre un’orchestra con un campanello.
Una questione che ci riguarda tutti
Lo ammetto: una cosa che mi preoccupa è il modello economico. Ogni volta che un’azienda di sensi artificiali fallisce, le persone con l’impianto restano sole. L’Argus II non è stato un caso isolato: è un modello, quello del dispositivo medico che diventa “rentware” legato alla sopravvivenza finanziaria del produttore. E questo, secondo me, è il vero nodo da sciogliere prima di qualunque promessa di vista o udito artificiale per tutti.
Insomma: se oggi vi chiedessero a che punto sono i sensi artificiali, la risposta onesta è che abbiamo un orecchio quasi perfetto e un occhio che fa ancora fatica. Ma la fatica, in questo campo, non è un motivo per fermarsi. È il motivo per pretendere che chi ci prova lo faccia con regole chiare, fondi stabili e un piano B per i pazienti.
La prossima volta che vi infilate gli auricolari per ascoltare musica nella metro, pensate un secondo a Barbara Campbell. Poi fatemi sapere se anche a voi viene un brivido.
Approfondisci
I sensi artificiali sono un campo che abbiamo seguito da vicino negli anni, dal primo occhio bionico EC-Eye ai risultati concreti del chip PRIMA che ridà la vista, fino al primo trapianto completo di un occhio umano eseguito al NYU Langone Health.