Abbiamo cinque sensi: e poi ce n’è uno, il sesto, che non si sa bene cosa sia, ed è un po’ una leggenda. Stop, così abbiamo imparato tra a scuola e senso comune, giusto? No. Sbagliato. I neuroscienziati di Oxford e Londra contano tra i 22 e 33 sensi nascosti. E alcuni, se ci pensate, li conoscete già: la propriocezione, ad esempio, che ti dice dov’è il tuo braccio senza guardarlo. Poi c’è l’interocezione: percepisce fame, sete, battito cardiaco. Il sistema vestibolare gestisce l’equilibrio combinando orecchio, vista e posizione corporea. L’agentività è la sensazione che il tuo corpo si muova perché lo comandi tu. L’autonomia (che i ricercatori contraddistinguono come “ownership”) è la certezza che quel corpo sia tuo.
Barry Smith dirige il Centre for the Study of the Senses a Londra. Charles Spence, invece, guida il Crossmodal Laboratory a Oxford. Entrambi studiano come i sensi nascosti si intreccino. Il “gusto” di fragola? Non esiste sulla lingua. È olfatto retronasale che sale dalla bocca al naso, combinato con tatto e temperatura. Lo shampoo profumato alla rosa fa sembrare i capelli più setosi al tatto senza cambiarne la struttura. Ogni esperienza è multisensoriale. Separare i sensi è un’illusione aristotelica.
Quello che Aristotele non sapeva
Aristotele elencava cinque sensi già nel 350 a.C., e credeva anche che il mondo fosse fatto di cinque elementi. Sbagliava su entrambe le cose. La ricerca moderna ha mappato recettori, vie nervose e aree cerebrali per decine di modalità percettive che la filosofia antica non poteva nemmeno immaginare.
Smith e Spence hanno pubblicato i loro risultati dal 2013 ad oggi, dicembre 2025. I due neuroscienziati, come vi anticipavo, stimano tra 22 e 33 sensi nascosti: il numero varia a seconda dell’interpretazione, perché alcuni sensi tradizionali sono in realtà combinazioni. Il tatto, ad esempio: si divide in pressione, temperatura, dolore e prurito. Badate, sono quattro sistemi recettoriali separati. Il “gusto”, invece, è la fusione di tre sensi: percezione sulla lingua (dolce, salato, acido, amaro, umami), olfatto retronasale e sensazioni tattili in bocca.
I sensi che usi senza saperli nominare
La propriocezione alimentata dai recettori in muscoli, tendini e articolazioni che mandano segnali costanti al cervello, è la capacità di sapere dov’è il tuo corpo nello spazio. Chiudi gli occhi e tocca il naso con l’indice destro. Quale senso hai usato? Ti dico prima quali NON hai usato: né la vista, né il tatto.
L’interocezione percepisce cosa succede dentro il corpo. Il battito cardiaco che accelera, la fame che cresce, la vescica che si riempie, la temperatura interna che sale. Tutti questi sensi nascosti lavorano continuamente, sotto la soglia della consapevolezza, finché un segnale non diventa abbastanza forte da emergere.
Il sistema vestibolare gestisce l’equilibrio integrando informazioni dai canali semicircolari dell’orecchio interno, dalla vista e dalla propriocezione. Tre fonti diverse, una sola esperienza di stabilità. Quando sali su un aereo e guardi verso la cabina durante la salita, ti sembra che il muso dell’aereo sia più alto di te. Otticamente è tutto uguale a quando eri a terra. Ma il sistema vestibolare ti dice che sei inclinato all’indietro. E quello che “vedi” è l’effetto combinato.
Esperimento casalingo: Chiudi gli occhi e unisci le mani dietro la schiena. Quale senso hai usato? La propriocezione ti ha permesso di muovere le braccia e trovarle senza guardarle. Un senso che usi mille volte al giorno senza nominarlo.
Quando i sensi nascosti si perdono
I pazienti colpiti da ictus rivelano l’esistenza dei sensi nascosti quando li perdono. Alcuni perdono l’agentività , la sensazione di controllare il proprio movimento. Guardano il braccio muoversi e credono che lo stia spostando qualcun altro. Altri perdono il senso di autonomia: il braccio funziona, sentono dolore e tocco, ma sono convinti che non sia loro.
Smith ha studiato questi casi per mappare i confini tra sensi diversi. E ha scoperto, tra le altre cose, che l’agentività e l’autonomia sono sistemi separati: puoi perdere uno e mantenere l’altro. La neurologia clinica conferma quello che la filosofia ignorava: percepiamo il nostro corpo attraverso decine di canali specializzati.
Il caffè multisensoriale
Domanda semplice: quanti sensi nascosti usi quando bevi un caffè? Allora: la vista riconosce il liquido scuro. L’olfatto cattura l’aroma prima ancora di avvicinarlo alla bocca. La propriocezione solleva la tazza senza guardarla. La termocezione percepisce il calore attraverso la ceramica. La “gustazione” rileva amaro e dolce sulla lingua. L’olfatto retronasale sale dalla bocca al naso mentre ingoi. Il tatto valuta consistenza e viscosità. Il sistema vestibolare mantiene l’equilibrio mentre inclini la testa all’indietro.
Otto sensi diversi per una tazza di caffè. Facciamo dieci, contando l’interocezione che registra la caffeina che entra nel sangue, o l’agentività che controlla ogni microaggiustamento della mano.
In sintesi, Aristotele aveva ragione sul fatto che percepiamo il mondo attraverso i sensi: sbagliava solo sul numero.
Il corpo sa cose che la scuola non insegna: ora le sai anche tu.
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