Dal 15 al 17 maggio il Centro CONI di Tirrenia ospita la sesta edizione del Festival della Robotica, intitolata da quest’anno a Franco Mosca1. Tema: “Robots & Kids”, cioè robotica pediatrica e disabilità in età evolutiva. Tre giorni di esoscheletri leggeri, robot sociali per bambini con autismo, impianti cocleari aggiornati con intelligenza artificiale, sport adattati. Il messaggio degli organizzatori è limpido: queste tecnologie non sono più dimostrative, sono strumenti di supporto, riabilitazione, gioco. La cornice è bella. Poi guardi la letteratura clinica e ti accorgi che la fotografia è un po’ diversa.
Il festival è organizzato da Fondazione Tech Care con il Comune di Pisa, l’IRCCS Fondazione Stella Maris, l’Università di Pisa e la Scuola Superiore Sant’Anna. Sul programma figurano sessioni dedicate a riabilitazione robotica pediatrica con sistemi come HIROB, InMotion e Lokomat, al progetto SUPER-ARM per arto superiore, all’intelligenza artificiale nelle protesi cocleari, alla comunicazione aumentativa, allo sport adattato. Tra i partner attivi c’è anche FightTheStroke, che porta a Tirrenia il punto di vista delle famiglie. Insomma: non è una fiera ma un tavolo, anzi: una buona notizia.
La robotica pediatrica esiste, ma su quanti bambini?
Ecco il punto. La review più aggiornata sulla robot-assisted therapy per arto superiore in bambini con paralisi cerebrale infantile, pubblicata su Frontiers in Neurology a inizio 2025, ha selezionato 756 articoli e ne ha trovati quattordici di qualità sufficiente. Quattordici studi. Centonovantatré bambini, in tutto. Meno della metà degli iscritti a una scuola elementare di media grandezza. I risultati ci sono: i piccoli pazienti migliorano sui movimenti dell’arto, sulla destrezza manuale, su alcuni parametri cinematici.
La base su cui appoggiamo la frase “la robotica pediatrica funziona” è esattamente questa.
Una overview sistematica più ampia, dello stesso anno, allarga lo sguardo agli esoscheletri e al cammino assistito e arriva a una conclusione che il comunicato stampa non userà mai: “the evidence remains inconclusive, the findings are heterogeneous”. In sostanza: campioni piccoli, pochi trial randomizzati, dispositivi diversi, esiti misurati in modi diversi. Detto altrimenti: i robot riabilitativi per bambini sono già nelle corsie di alcuni IRCCS italiani, ma li stiamo usando con la stessa fiducia con cui si guida un’auto di cui esistono pochi crash test. Perché?
Riabilitazione, autismo, sensi: tre direzioni diverse
Sul fronte motorio l’oggetto più maturo resta l’esoscheletro pediatrico: dispositivi che crescono col bambino, accompagnano la camminata di chi ha paralisi cerebrale o atrofia muscolare, e abbassano il carico sui terapisti. Sul fronte relazionale i protagonisti sono i robot sociali tipo NAO e Pepper, usati con bambini nello spettro autistico per esercizi di imitazione, attenzione condivisa, turn taking. La prevedibilità del robot, che fra adulti sarebbe un limite, qui diventa il valore. Sul fronte sensoriale, infine, gli impianti cocleari di ultima generazione integrano algoritmi di machine learning per il riconoscimento vocale, e iniziano ad avere firmware aggiornabile, come abbiamo raccontato nella mappa dei sensi artificiali.
Tre direzioni, tre maturità diverse. L’orecchio bionico è quasi un prodotto. L’esoscheletro pediatrico è realtà ma costa decine di migliaia di euro per pezzo, e quasi mai è in carico al SSN. Il robot sociale per autismo è la frontiera più dibattuta: alcuni trial randomizzati danno segnali positivi su attenzione e imitazione, ma la trasferibilità sulla vita quotidiana resta un terreno aperto.
Il festival come tavolo, non come vetrina
La cosa più interessante del programma 2026 è che una delle tavole rotonde mette nero su bianco un fatto raramente ammesso ad alta voce, ovvero che l’età evolutiva è ancora marginale nei processi di sviluppo industriale dei dispositivi, nel trasferimento al SSN, nella formazione degli operatori. In pratica: si progetta per l’adulto, poi si rimpicciolisce per il bambino, e nel mezzo ci si dimentica che a un bambino non si insegna a riacquistare un movimento, gli si insegna a farlo per la prima volta.
Scheda Studio
Pubblicazione: Cardone D., Perpetuini D., Di Nicola M. et al., “Robot-assisted upper limb therapy for personalized rehabilitation in children with cerebral palsy: a systematic review”, pubblicato su Frontiers in Neurology (gennaio 2025). DOI: 10.3389/fneur.2024.1499249.
Dati chiave: 756 articoli identificati, 14 studi inclusi, 193 bambini totali con paralisi cerebrale infantile. Esoscheletri ed end-effector, indossabili e non. Miglioramenti significativi sull’arto superiore e sulla destrezza, riscontri anche su analisi cinematica ed EMG. Limite riconosciuto dagli autori: campioni piccoli, design degli studi non sempre robusto.
Quando lo vedremo davvero
Orizzonte stimato: 5-10 anni.
Riabilitazione robotica e impianti cocleari con AI sono già in alcuni IRCCS, ma il salto vero passa da tre cose: trial più grandi e meno frammentati, abbattimento dei costi (un esoscheletro pediatrico oggi costa quanto un’auto media), formazione degli operatori. Ne beneficeranno per primi i bambini seguiti negli ospedali pediatrici di riferimento. Gli altri arriveranno dopo, in pratica quando la tecnologia sarà già di seconda generazione. La robotica pediatrica entrerà nel quotidiano dei piccoli pazienti non quando sarà più sorprendente, ma quando smetterà di esserlo.
A Tirrenia, in mezzo a esoscheletri e robot animati, il dato che torna in mente è quello della review: 193 bambini. Sono pochi per fondare una promessa.
Sono già molti, però, per chi ha visto un proprio figlio camminare per la prima volta dentro un’armatura leggera. Il festival serve a tenere insieme queste due verità, senza che una cancelli l’altra.
- Franco Mosca è stato un chirurgo, accademico e filantropo italiano, legato soprattutto a Pisa, dove ha svolto gran parte della sua carriera universitaria e medica. È ricordato come pioniere della chirurgia mininvasiva e robotica, oltre che come fondatore della Fondazione Arpa, attiva nel sostegno alla ricerca e alla formazione in sanità ↩︎