Neurocrine Biosciences ha avviato il 4 maggio la Fase 1 di NBIP-‘2118, un farmaco contro l’obesità che agisce su un recettore poco frequentato dal marketing farmaceutico, il CRF2. La promessa è precisa: far perdere grasso senza intaccare la massa muscolare, cioè quello che Ozempic e Mounjaro tendono a colpire. Sulla carta, è un complemento naturale ai GLP-1. Nei fatti, è il quarto programma CRF2 che entra in clinica negli ultimi diciotto mesi. Il comunicato lo definisce “potenziale first-in-class”. Vabbè.
La Fase 1 valuterà sicurezza e tollerabilità a dosi singole crescenti su adulti normopeso, sovrappeso e obesi, con primi dati attesi nel 2027. Neurocrine ha annunciato il programma a dicembre 2025, lo ha portato in clinica nei tempi promessi, e in parallelo sta sviluppando NBIP-‘1968, un farmaco a tripla azione su fame, zuccheri e consumo calorico, e una molecola ibrida incretina-CRF2, pensata per sommare in un solo composto due effetti biologici utili contro l’obesità. L’idea, insomma, è arrivare al mercato non con un farmaco singolo ma con un intero arsenale.
Cosa fa il recettore CRF2 alla massa muscolare, e perché tutti lo vogliono
Il CRF2 è un recettore espresso nel sistema cardiovascolare, renale e metabolico, e i suoi agonisti naturali (urocortine 2 e 3) sono peptidi che durano poco in circolo e quindi non si possono usare come farmaco. Da qui la corsa a costruire versioni sintetiche stabili, somministrabili una volta a settimana per via sottocutanea, esattamente come i farmaci tipo Ozempic. Negli studi preclinici di Neurocrine, NBIP-‘2118 ha ridotto il grasso e aumentato la massa muscolare, incluso il muscolo scheletrico. Se il dato si conferma negli umani, è un’altra storia, ma il meccanismo è coerente con quanto già visto su modelli animali da altri programmi CRF2.
Il punto interessante è il perché tutta questa biotech mondiale si sia improvvisamente innamorata dello stesso recettore. La risposta sta nella nuova generazione di farmaci dimagranti: semaglutide e tirzepatide funzionano benissimo sulla bilancia, ma la composizione del peso perso è meno fotogenica. Le meta-analisi indicano che tra il 25 e il 40 per cento del peso perso con i GLP-1 è massa magra, non grasso. In pratica: chi dimagrisce di venti chili con Ozempic ne perde, in media, almeno cinque o sei di muscolo. Per un quarantenne è gestibile. Per un settantenne, è una passeggiata verso la sarcopenia.
La corsa è già affollata
Il “potenziale first-in-class” di cui parla il comunicato di Neurocrine convive con almeno tre concorrenti diretti già in clinica o in arrivo. La francese Corteria Pharmaceuticals ha COR-1389, già in fase di dosi multiple ascendenti su pazienti obesi, con risultati attesi nella seconda metà del 2026. La coreana Hanmi sta portando in Fase 1 HM17321, un altro agonista CRF2. E Novo Nordisk, cioè il leader assoluto del mercato GLP-1, ha depositato nel 2023 un brevetto su una propria classe di agonisti CRF2: il modo elegante di dire “se questa cosa funziona, la facciamo anche noi”.
Quattro programmi sulla stessa via biologica, partiti più o meno in contemporanea, su un recettore che fino a tre anni fa nessuno citava nelle conference call sull’obesità.
Chiunque sarà il primo ad arrivare, non sarà Neurocrine. Ma in farmaceutica arrivare per primi conta meno che arrivare con i dati giusti, e i dati su NBIP-‘2118 li vedremo nel 2027.
Standalone o combinazione?
Il modello di business raccontato dal CMO di Neurocrine, Sanjay Keswani, è più rivelatore della molecola in sé. NBIP-‘2118 viene presentato come terapia “standalone e in combinazione con incretine”. Il “e” fa una differenza mica da niente: significa che l’azienda non sta scommettendo su un sostituto di Ozempic, ma su un compagno di Ozempic. Tu prendi il GLP-1 della Novo, ci aggiungi il CRF2 della Neurocrine, e il muscolo resta dov’era.
È la stessa logica con cui Lilly ha costruito Mounjaro impilando GLP-1 e GIP, solo che qui il secondo recettore agisce su un asse completamente diverso.
Questo cambia anche la conversazione sui costi. Se la versione 2.0 dei farmaci dimagranti sarà un cocktail di due iniezioni settimanali invece di una, la spesa sanitaria raddoppierà, e la questione del prezzo dei GLP-1 diventa due volte scomoda. Soprattutto in sistemi sanitari come il nostro, dove l’obesità è un problema pubblico ma la rimborsabilità di questi farmaci resta limitata.
Quando lo vedremo davvero
Orizzonte stimato: 6-9 anni per un’eventuale approvazione, salvo scivoloni nei trial.
NBIP-‘2118 è alla Fase 1, il che significa che servono ancora Fase 2 ed eventuale Fase 3, costruzione di un dossier registrativo, e revisione FDA/EMA. Tradizionalmente sono 7-10 anni dal first-in-human all’approvazione, e gran parte dei candidati cade per strada. Anche ammesso che funzioni, lo useranno per primi i pazienti obesi negli Stati Uniti con assicurazione privata di fascia alta, poi i sistemi sanitari europei più ricchi (Germania, Francia, Nord Europa), poi forse l’Italia.
La preservazione della massa muscolare diventerà rilevante soprattutto per anziani e cardiopatici, cioè la fetta di popolazione con più bisogno e meno potere d’acquisto. La differenza la farà la rimborsabilità, non la chimica.
C’è un’ironia di fondo in questa corsa: l’industria che ha venduto Ozempic come la soluzione definitiva all’obesità sta investendo miliardi per sistemare la prima crepa che si è aperta nel prodotto. Ed è una crepa prevedibile, perché chiunque abbia perso peso velocemente, da sempre, perde anche muscolo. Solo che adesso si chiama “limitazione delle terapie esistenti” e si risolve con un secondo farmaco.
Stanis La Rochelle direbbe che è la qualità che fa la differenza, se sapete di chi parlo.