Si chiamano “angelitos” in spagnolo, “Shinkenka” nella lingua degli Asháninka. Sono api senza pungiglione del genere Melipona, lunghe pochi millimetri, e impollinano l’80% delle piante autoctone dell’Amazzonia peruviana, caffè e cacao compresi. A ottobre 2025 il comune di Satipo, 200.000 abitanti dentro la Riserva della Biosfera Avireri-VRAEM, ha approvato un’ordinanza che dà a queste api tre diritti legali: esistere, riprodursi, essere rappresentate in tribunale. A dicembre la cittadina di Nauta, nel Loreto, ha fatto lo stesso.
Il 17 giugno scorso una correspondence firmata da due ricercatori su Nature ha certificato che sono il primo insetto al mondo titolare di diritti legali propri.
La campagna è durata anni. L’ha portata avanti la biologa peruviana Rosa Vásquez Espinoza, fondatrice di Amazon Research Internacional, lavorando con le comunità Asháninka di Satipo e Kukama-Kukamiria di Nauta, e con l’Earth Law Center. Dieci workshop, oltre 150 persone coinvolte, una Dichiarazione dei diritti delle api senza pungiglione redatta a quattro mani fra scienziati e popoli indigeni. Il tutto poggiato sulla legge nazionale n. 32235, che già nel 2024 aveva riconosciuto le api autoctone peruviane come specie di interesse nazionale, distinguendole dall’Apis mellifera europea importata.
La novità delle due ordinanze municipali è che spostano l’asticella: dall’utilità economica al valore intrinseco. Le api non si proteggono semplicemente perché esistono, non conta se portano o no un profitto.
La pubblicazione su Nature in breve
Pubblicazione: Shi-Jie Wang, A. J. Wubie, “Legal rights for insects: a global imperative for stingless-bee conservation”, correspondence pubblicata su Nature (17 giugno 2026).
Dati chiave: le api senza pungiglione sono il più antico lignaggio di api del pianeta, hanno circa 80 milioni di anni. Metà delle 500 specie conosciute vive nel bacino amazzonico; il Perù ne ospita almeno 175. Impollinano oltre l’80% della flora amazzonica.
Cosa cambia, in concreto, per chi avvelena un alveare
Fino a ieri, in Perù come quasi ovunque, un agricoltore che spruzzava pesticidi e ammazzava un’intera colonia di api veniva citato (quando andava bene) per danno patrimoniale all’apicoltore vicino. Oggi a Satipo e Nauta una comunità indigena, o anche solo un’associazione conservazionista, può fare causa a nome delle api e non per il miele perso: per la VITA persa. Il salto giuridico è esattamente quello che riguarda il movimento globale dei diritti legali agli animali: gli enti naturali smettono di essere oggetti di tutela e diventano soggetti che la tutela la possono chiedere.
L’Ecuador lo ha fatto per la natura in costituzione nel 2008, la Nuova Zelanda nel 2017 per il fiume Whanganui, la Colombia nel 2018 per l’Amazzonia. Ma sempre territori, fiumi, foreste: entità grandi. Mai, fino ad ora, una creatura piccola come un fagiolo.
Diritti legali alle api: dove diventa interessante
Mentre Satipo, comune amazzonico di 200.000 abitanti, approva un’ordinanza che permette di portare in tribunale chi usa pesticidi contro le api, l’Unione Europea, l’ottobre scorso, ha concesso l’ennesima deroga d’emergenza ai neonicotinoidi per la barbabietola da zucchero. Il glifosato è stato rinnovato fino al 2033. La direttiva sull’uso sostenibile dei pesticidi, la cosiddetta SUR, è stata ritirata dalla Commissione nel 2024 sotto la pressione delle proteste agricole.
Nel 2024 raccontavamo qui che la risposta europea al collasso degli impollinatori era diventata un vaccino per le api, anziché un divieto per i pesticidi che le uccidono. Due anni dopo, una provincia peruviana incastrata fra le Ande e la giungla ci mostra come si fa al contrario.
Vásquez Espinoza ha lavorato a stretto contatto con apicoltrici Asháninka come Micaela Huaman Fernandez, che alleva Shinkenka da quando era bambina e ne ricava miele per la medicina tradizionale. È un sapere che in Perù è considerato patrimonio. In Europa, dove l’apicoltura industriale di Apis mellifera domina il discorso, certi saperi locali si chiamerebbero folklore e finirebbero, checché se ne dica, su un opuscolo turistico.
Cosa può succedere ora, e cosa non succederà
Gli autori della correspondence su Nature, Wang e Wubie, invitano i decisori politici di Asia e Africa (Etiopia compresa, dove Wubie lavora) a replicare questo modello, dando anche loro diritti legali alle api.
Lo spirito è quello giusto, ma conviene tenere insieme due cose. La prima: un’ordinanza municipale, anche peruviana, vale dentro i confini di un comune. Avireri-VRAEM è grande quanto la Svizzera, ma il Perù è grande venti volte la Svizzera, e il resto del paese sta come stava. La seconda: i precedenti dei diritti della natura in America Latina sono stati spesso brillanti in tribunale e fragili sul terreno. L’Amazzonia colombiana, soggetto di diritto dal 2018, continua a essere disboscata. La cosa non smentisce l’ordinanza di Satipo: la mette in prospettiva. Un’arma legale in più non è una guerra vinta.
Resta che da qualche parte qualcuno ha alzato la mano e ha detto: un insetto non è una risorsa. È un vicino. Le comunità che convivono con le Melipona da tre millenni hanno avuto la pazienza di portare questo punto fino a una rivista scientifica letta in tutto il pianeta. I popoli indigeni dell’Amazzonia, da anni, mostrano un’idea di sviluppo che dalle nostre parti facciamo fatica anche solo a immaginare.
Un comune di 200.000 anime che fa giurisprudenza globale. Bruxelles, intanto, non pervenuta.