In un Apple Store di Milano, un ragazzo prova il Vision Pro da otto minuti buoni e continua a infilarsi due dita sotto la fascia, sulla fronte. Non sta regolando niente. Sta solo cercando un punto del cranio che non faccia male. Gli occhiali VR che Meta dovrebbe presentare nei prossimi mesi nascono esattamente da quel gesto lì.
Il dispositivo circola da mesi con il nome in codice Puffin, e secondo le indiscrezioni raccolte da Engadget dovrebbe arrivare attorno ai 1.300 dollari (circa 1.200 euro). Formato occhiale spesso, niente controller, tutto il calcolo spostato su un piccolo modulo da tenere in tasca. L’idea non è nuova. La differenza è che stavolta i numeri tornano.
Il peso è tutta la storia di questi occhiali VR
Puffin dovrebbe restare sotto i 110 grammi. Il Vision Pro, batteria esclusa, ne pesa circa 620. Detto altrimenti: sul naso ti ritrovi meno di un sesto del carico, e la batteria esterna Apple l’aveva già accettata nel 2024 come compromesso necessario, quindi non è nemmeno più un argomento.
Sul prezzo il divario è meno drammatico ma più fastidioso. Il Vision Pro parte da 3.499 dollari (circa 3.220 euro), e il presunto listino di Meta si ferma a poco più di un terzo. Apple ha impiegato sette anni di sviluppo per arrivare a un oggetto che pochi indossano oltre la mezz’ora.
C’è però una cosa che nessuno dice ad alta voce. Meta quella fascia di prezzo l’ha già visitata, e male: il Quest Pro uscì a 1.499 dollari nel 2022 e in quattro mesi fu tagliato a 999. Non per generosità.
Il buco in mezzo al catalogo
Oggi Meta vende occhiali Ray-Ban attorno ai 400 euro e visori Quest attorno ai 500. Da una parte un prodotto di massa che ha superato i 2 milioni di unità in circolazione, dall’altra un settore che si regge sui videogiochi. In mezzo, 1.200 euro di terra di nessuno.
Zuckerberg ha ripetuto più volte di volere gli occhiali sulla faccia di tutti, e “tutti” è una parola che con quel listino non sta in piedi. A meno che l’obiettivo non sia vendere volumi, ma togliere ad Apple l’unica cosa che le era rimasta in questo mercato: l’idea di essere quella che fa l’hardware migliore.
Quanto manca davvero a Puffin sugli scaffali
Finestra realistica: 2026-2027, con presentazione probabile a un Connect. Ostacoli concreti: la resa ottica dei pancake in un corpo così sottile, l’autonomia del modulo esterno, e un ecosistema software che oggi vive di gaming. Ne beneficiano per primi i professionisti che usano il visore come monitor esteso per ore. Il dettaglio che ridimensiona tutto: senza controller, l’intera libreria Quest esistente va ripensata.
Se Puffin funziona, la conseguenza interessante non riguarda Apple. Riguarda i Ray-Ban: un occhiale VR leggero e un occhiale AI leggero, a quel punto, diventano lo stesso oggetto con due prezzi diversi, e a Meta conviene farli convergere in fretta. Il mondo a quattro occhi che raccontavamo un anno fa arriva per sottrazione, non per aggiunta. Si toglie peso finché non resta niente da togliere. Poi si vede chi se li mette.
