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Il Micro Journal è un laptop per scrivere con soli 48 tasti

Il Micro Journal Rev.2.1.MINI è un laptop per scrivere con 48 tasti e Linux dentro, e arriva come kit da montare senza garanzia.

Micro Journal Rev.2.1.MINI con lo schermo alzato sopra la tastiera a 48 tasti, guscio rosso su un tavolo di legno. Laptop per scrivere
Foto: Un Kyu Lee / Tindie

Quarantotto tasti e trenta secondi di attesa: sono i due numeri che descrivono meglio il Micro Journal Rev.2.1.MINI, un laptop per scrivere soprannominato Baby Shark. L’ha progettato Un Kyu Lee, e il guscio, cicciotto e rosso, è stampato in 3D con le viti a vista. Due manopole rigate ai fianchi completano l’aspetto da strumento di bottega. Lo schermo si abbassa sulla tastiera come il coperchio di una scatola e dentro gira Linux.

Micro Journal Rev.2.1.MINI in tre inquadrature: guscio rosso e nero, schermo largo e tastiera a 48 tasti. Laptop per scrivere
Foto: Un Kyu Lee / Tindie

Se ne è occupato da poco il sito Yanko Design, e un dettaglio mi ha colpito nel repository di Lee su GitHub. Una delle versioni precedenti, a sentire lui, è servita alla figlia per continuare a tenere il diario. L’idea nasce quindi da una scrivania di casa, con una persona vera seduta davanti.

Nel gergo dei maker questa famiglia di oggetti si chiama writerdeck. Il writerdeck è il cugino del cyberdeck, il computer artigianale nato dall’immaginario di William Gibson, con la differenza che qui si scrivono solo testi. Il Micro Journal ha un parente stretto nel Rev.2.ReVamp, che Hackster raccontava con una cerniera più stabile e un Raspberry Pi Zero 2 W al centro.

Un laptop per scrivere con 48 tasti in griglia

La tastiera racconta il carattere di questo laptop per scrivere meglio di qualsiasi scheda tecnica. Ci sono quattro file da dodici tasti, allineati in colonne dritte, senza le sfalsature a cui le dita sono abituate da una vita. Una tastiera standard ne conta circa 104, quindi qui restiamo sotto la metà. Numeri e simboli vivono su livelli che si raggiungono tenendo premuto un altro tasto, e le dita dovranno imparare combinazioni nuove.

Il software Vial permette di riassegnare ogni tasto, e gli switch si cambiano a caldo senza saldare niente. Chi ama il clic secco ne monta uno, chi preferisce il tonfo morbido ne monta un altro. Per chi non ha mai provato una griglia ortolineare, l’impresa somiglia a un cambio di lingua: si capisce subito, si parla bene dopo. Immagino la mia faccia, dopo vent’anni di tastiere standard, davanti a una griglia così.

Lo schermo da 8 pollici è una striscia di luce

L’LCD misura 8 pollici e ha una risoluzione di 1280×400, cioè 3,2 volte più largo che alto. Facendo due conti sono circa 512.000 pixel, contro i 2 milioni di un normale Full HD. Un quarto più o meno, con un’altezza pari al 37% di quella di un Full HD. Ci sta una riga lunga di pensiero e poche righe una sopra l’altra, il che aiuta a scrivere e complica la rilettura.

Per rivedere pagine intere serve scorrere, e le manopole sui fianchi sono lì per questo. La lezione che ne ricavo è che un laptop per scrivere così largo e basso costringe a lavorare un periodo alla volta. Il capitolo intero resta fuori dallo schermo, e con lui l’illusione di tenerlo sotto controllo.

Linux, WordGrinder e trenta secondi per accendersi

Dentro lavora un Raspberry Pi Zero 2 W con Linux, che avvia l’elaboratore di testi WordGrinder e lascia a disposizione nano per ritoccare i file. Il venditore stima circa trenta secondi di avvio. In quel tempo un dattilografo da 40 parole al minuto ne avrebbe scritte una ventina. Le versioni più vecchie di Lee, ricordava Liliputing, partivano quasi all’istante perché giravano su un sistema ridotto all’osso.

Da italiani abbiamo un riferimento ingombrante: la Olivetti Lettera 32, disegnata da Marcello Nizzoli nel 1963. Era pronta nell’istante in cui infilavate un foglio, senza prese di corrente né caricatori. Il Micro Journal ne ripete il gesto con una batteria e un po’ di pazienza.

Mani su una Olivetti Lettera 32 verde, con fogli e quaderni su un tavolo di legno. Laptop per scrivere
Foto: Ron Lach / Pexels

Il Rev.2.1 maggiore, presentato l’anno scorso con 69 tasti e uno schermo a scomparsa, secondo Liliputing funziona anche da computer completo. Il MINI ha dentro lo stesso Raspberry Pi e lo stesso Linux. Yanko aggiunge che i file escono anche da un’interfaccia nel browser, sulla rete locale. Ne esce un laptop per scrivere pensato per tenere lontane le distrazioni, con il Wi-Fi in pancia e una shell Linux a portata di dito. Yanko chiude con un avvertimento gentile: smanettare con la tastiera può diventare un altro modo di rimandare il paragrafo per cui ci si era seduti.

A guardarlo da qui mi sembra la prosecuzione di due discorsi già fatti. A gennaio 2025 vi raccontavo la certificazione di Amber Case per i dispositivi che chiedono poca attenzione. A ottobre vi spiegavo come l’elettronica avesse perso i colori tra il 2007 e il 2015. Questo guscio rosso con le viti a vista risponde a entrambe, anche se nessuno gliel’ha chiesto.

La famiglia di schede che a inizio mese ho incontrato dentro PHNTM One, un’IA da scrivania con un Pi 5, qui fa il dattilografo.

Un kit da montare, senza garanzia e con il caricatore sbagliato

Baby Shark si vende come progetto fai da te anche quando arriva già assemblato, e il venditore non offre garanzia. Il primo lotto era limitato a 20 esemplari con il Raspberry Pi, e i successivi usciranno senza, perché la scheda è quasi introvabile in tutto il mondo. Sul negozio Tindie di Lee la scheda del MINI indica circa 339 euro, con tre livelli di montaggio che vanno dal kit al dispositivo completo. Dal 4 novembre risulta esaurito.

Per l’energia si possono montare fino a quattro celle 18650, da comprare a parte, oppure alimentare tutto via USB. Il connettore è un USB-C, ma la configurazione documentata richiede un caricatore USB-A con cavo da A a C, senza Power Delivery. Il caricatore che ricarica il vostro portatile potrebbe non servire. Anche lo spegnimento ha le sue regole, perché chiudere lo schermo non basta a fermare Linux.

Il lato bello è che le specifiche dell’hardware e il firmware sono pubblicati, così chi lo possiede può ripararlo o modificarlo. L’alternativa è un elettrodomestico sigillato, che si butta quando smette di funzionare. Chi non ama il rosso può guardare la versione soprannominata Witch, che cita i colori dell’EVA-01 di Evangelion.

Il Micro Journal MINI in sintesi

Schermo e tastiera: LCD da 8 pollici con risoluzione 1280×400 e tastiera meccanica da 48 tasti in quattro file, con switch sostituibili a caldo.

Dentro: Raspberry Pi Zero 2 W con Linux, file via chiavetta USB o da browser sulla rete locale e circa 30 secondi per avviarsi.

Energia: fino a quattro celle 18650 (non incluse) oppure alimentazione USB, con caricatore USB-A e cavo da A a C, senza Power Delivery.

Chi comprerà questo laptop per scrivere dovrà accettare tutto il pacchetto: quarantotto tasti da reimparare e trenta secondi di attesa a ogni accensione. Io, per dire, ci ho messo più tempo a trovare un finale di quanto il Micro Journal ne impieghi ad accendersi due volte. Almeno lui può dare la colpa a Linux.