Mia zia ha 78 anni e una colonna vertebrale che, a interpretare il referto tra radiografie e MOC, somiglia a una pila di mattoni forati e un po’ pericolanti. La scorsa settimana mi ha mandato su WhatsApp un articolo in italiano tradotto male da chissà quale sito americano. Titolo: “Scoperta la molecola che inverte l’osteoporosi” e mi ha scritto sotto: “Gianlù, quanto ci vuole?”
Ho dovuto risponderle che quella molecola, AP503, l’avevo già raccontata qui nel settembre 2025 (nemo profeta in patria). E poi le ho dovuto dire che questa molecola è ancora ferma agli studi sui topi, che nel frattempo ne è uscita una seconda, GL64, che funziona in un altro modo. E che comunque di test umani, per ora, non c’è nemmeno l’annuncio. Le ho scritto: “Aspetta seduta”. Si, lo so, ho un pessimo umorismo ma non si è offesa, mia zia. Ride sempre quando le dico così.
Vabbè, viva la zì, ma nel frattempo: il comunicato di Lipsia su GPR133 è di fine giugno 2025, lo studio è uscito su Signal Transduction and Targeted Therapy, e la nostra pagina lo coprì in settembre con la cautela del caso. Da allora la notizia ha ricominciato a girare in inglese a marzo 2026, ad aprile, a maggio, a giugno. ScienceAlert, ScienceDaily, Futura-Sciences, Archyde, ZME Science. Stesso paper, titoli nuovi. E l’ultima volta è successo questa settimana: era tempo di darvi un vero update. Eccolo, partendo da un piccolo riassunto delle “puntate precedenti”.
Cosa fa davvero GPR133, in due righe
GPR133, chiamato anche ADGRD1, è un recettore di membrana di una famiglia ancora poco esplorata, quella dei GPCR di adesione. In sostanza, funziona come un interruttore meccanico: quando l’osso percepisce un carico (camminare, sollevare un peso, anche solo stare in piedi e soggetti alla gravità), il recettore si attiva e dice alla cellula osteoblasta, quella che costruisce osso nuovo, di darsi una mossa. La molecola AP503 scoperta dal gruppo di Ines Liebscher a Lipsia mima quel segnale e lo accende anche in assenza di carico vero. Nei test sui topi, ha prodotto ossa più forti e più dense. Anche in quelli con l’osteoporosi.
Il nostro pezzo di settembre 2025 era già lì: preclinico, studio sui topi, dai sette ai dodici anni se va bene per arrivare a un farmaco. La cosa che nessuno dei rilanci di quest’anno racconta è che, nel frattempo, su GPR133 si è acceso un secondo faro.
Il secondo paper, quello che nessuno cita
Su Science Advances è uscito un altro lavoro firmato da un gruppo cinese (He L. et al.). Stesso recettore, GPR133. Molecola diversa, GL64. Meccanismo opposto: invece di stimolare gli osteoblasti, GL64 frena gli osteoclasti, le cellule che “mangiano” l’osso vecchio. Anche qui, nei topi con osteoporosi, l’osso smette di sfaldarsi.
In pratica: ora sullo stesso recettore ci sono due chiavi che girano in direzioni opposte e si completano. Una rinforza la costruzione, l’altra rallenta la demolizione. È una notizia tecnicamente interessante, perché chi sviluppa farmaci ne ha presi due al prezzo di uno. Cercatela nei titoli dei rilanci di marzo-giugno 2026 sulla stampa: non c’è.
Lo storytelling è rimasto fermo a Lipsia, settembre 2025, perché funziona meglio sull’algoritmo dei feed.
I due lavori che ora vanno letti insieme
Pubblicazione 1: Lehmann J. et al., “The mechanosensitive adhesion G protein-coupled receptor 133 (GPR133/ADGRD1) enhances bone formation”, pubblicato su Signal Transduction and Targeted Therapy (2025). DOI: 10.1038/s41392-025-02291-y. AP503 attiva GPR133 e fa lavorare di più gli osteoblasti.
Pubblicazione 2: He L. et al., “Exogenous activation of the adhesion GPCR ADGRD1/GPR133 protects against bone loss by negatively regulating osteoclastogenesis”, pubblicato su Science Advances (2025). DOI: 10.1126/sciadv.ads3829. GL64 attiva lo stesso recettore e spegne gli osteoclasti via cAMP-PKA-NFATC1.
Perché il riciclo SEO non è innocuo
Le terapie attuali contro l’osteoporosi esistono e funzionano in parte. I bifosfonati, quelli che ho preso due anni fa dopo aver tenuto le stampelle per 3 mesi, frenano la perdita ossea (e si usano da decenni), il denosumab fa qualcosa di simile per via diversa, il teriparatide è un anabolico vero ma solo per due anni, dopo i quali smette di funzionare.
Per chi convive con una densità minerale che cala, queste sono le opzioni reali oggi. Il problema con i titoli che dicono “scoperta la molecola che inverte l’osteoporosi”, rilanciati per la terza volta nello stesso semestre, è che spostano l’attenzione dalla terapia che si può fare adesso a quella che forse, tra dieci anni, ci sarà.
Mia zia non li legge per curiosità, come i lettori di Futuroprossimo.it leggono per sapere cosa succederà domani: li legge perché OGGI non ha più cartilagine nelle ginocchia e si chiede se vale la pena cominciare un farmaco con effetti collaterali ora, o se è meglio aspettare quello senza, magari tra qualche mese.
L’avevamo notato anche con l’ormone materno scoperto a UCSF: tra l’annuncio della scoperta e il farmaco in farmacia, in mezzo c’è una distanza che i comunicati non raccontano mai.
Quanto manca prima che AP503 (o GL64) si veda in farmacia
Orizzonte stimato: 8-12 anni nello scenario buono, mai nello scenario realistico in cui nessuna grande farmaceutica raccoglie il bastone.
Servono studi di tossicologia preclinica completi (12-18 mesi), una Fase 1 su volontari sani (1-2 anni), una Fase 2 su pazienti con osteoporosi postmenopausale (2-3 anni), una Fase 3 con migliaia di soggetti per dimostrare la riduzione delle fratture (3-5 anni). E un partner industriale che ci metta i soldi.
A nove mesi dal paper di Lipsia, sul registro ClinicalTrials.gov non c’è nessun NCT associato ad AP503 o GL64. La proteina Klotho, di cui parlammo a maggio 2025, da dodici anni è “promettente” e da dodici anni è ancora in laboratorio.
La morale di questa storia, se la cercate, è che la scienza fa il suo corso e bisogna avere pazienza. Sarebbe una morale comoda e, sospetto, sbagliata. Su GPR133 ci sono due paper solidi, due molecole, un meccanismo chiaro, e una scrivania industriale che pare vuota.
Mia zia, intanto, dal suo ortopedico ci va lunedì. Le ho detto che il farmaco di cui mi parla non c’è. Mi ha risposto che lo sapeva già, ma che le piace leggere certi articoli “perché aiutano a sperare”.
Ecco, ad esempio sul rapporto tra speranza e calcio io non ho una risposta da darle.