C’è una malattia che il corpo di Bryan Johnson si porta dietro da anni, forse decenni, prima che qualcuno se ne accorgesse. Si chiama gastrite autoimmune, colpisce lo stomaco e non si cura: si gestisce, e basta. Johnson l’ha scoperta solo lo scorso mese di maggio. Dopo aver passato anni a misurare ogni parametro del proprio corpo nel tentativo di ridurre la sua età biologica, alla fine il corpo gli ha presentato comunque il conto.
Il fondatore di Blueprint, 48 anni, ha annunciato la diagnosi su X, con lo stesso tono clinico con cui da tempo racconta le sue giornate fatte di pillole contate una per una e di biomarcatori tracciati da un intero staff dedicato solo a lui. La gastrite autoimmune impedisce l’assorbimento di ferro e vitamina B12. Nei casi più seri porta ad anemia: un corpo che rallenta senza una causa visibile, e non lo dice a nessuno finché non è troppo tardi.
Cosa racconta Johnson di sé stesso
Nel post, Bryan Johnson attribuisce l’origine del problema agli anni dell’infanzia: cereali zuccherati e bibite gassate, il fast food consumato senza pensarci due volte. Poi il peso preso da giovane padre di tre figli, mentre costruiva un’azienda. Una depressione cronica attraversata “da qualche parte in quel periodo”, scrive lui stesso. E uno sviluppo autoimmune che avrebbe iniziato ad attaccare prima la tiroide, poi lentamente la mucosa gastrica.
Il dettaglio che il racconto lascia scoperto è cronologico: vale la pena di soffermarci. Il protocollo di ottimizzazione biologica per cui Johnson è famoso esiste da anni, con test del sangue mensili e un team di specialisti che rivede ogni dato prodotto dal suo organismo. La diagnosi è arrivata solo adesso, però: e lui stesso ammette candidamente di non sapere da quanto tempo la malattia fosse già in corso.
Il corpo più sorvegliato del mondo, e il suo punto cieco
Su questo elemento, Johnson non si sofferma più di tanto. Nel post scrive di essere sereno con chi lo prende in giro per il suo stile di vita da “non-normale”. Sostiene che senza cinque anni di cura ossessiva la situazione sarebbe potuta essere molto peggiore.
Quello che non spiega è perché lo stesso impianto di monitoraggio, tra i più fitti al mondo per un singolo individuo, non abbia intercettato prima i segnali di un processo che di solito matura per anni, in modo silenzioso, prima di manifestarsi con sintomi riconoscibili.
Chi è Johnson e cosa dice la diagnosi
Chi: Bryan Johnson, 48 anni, fondatore di Braintree (venduta a PayPal per 800 milioni di dollari nel 2013) e oggi di Blueprint, azienda di prodotti per la longevità.
Diagnosi: gastrite autoimmune (Autoimmune Gastritis, AIG), comunicata a maggio 2026. Patologia cronica, incurabile ma gestibile, che causa carenza di ferro e vitamina B12 con rischio di anemia.
Nel 2023 raccontammo la sua corsa alle terapie sperimentali non autorizzate per rallentare l’invecchiamento. Nel 2025 il bilancio più ampio del biohacking come fenomeno, tra progressi reali e passi falsi. Il filo che lega quei pezzi a questo è sempre lo stesso: più dati non equivale automaticamente a più previsioni. Il corpo tiene ancora qualche carta coperta, pare, anche a chi lo osserva ogni giorno, pillola dopo pillola.
La prossima battaglia
Johnson chiude il suo post con la fiducia di sempre, quella che lo ha reso un personaggio riconoscibile ben oltre la Silicon Valley del biohacking. Dopotutto, è l’uomo del “don’t die”, a suo modo un titano che lotta contro invecchiamento e malattie, sperimentando direttamente sul suo corpo.
Tra le migliaia di dati che il suo corpo produce ogni giorno, ce n’era uno che nessun sensore aveva ancora letto per quello che era davvero. Lo stomaco, a quanto pare, non manda notifiche push.
E lancia un messaggio per me positivo. Nell’era dell’intelligenza artificiale e della biologia su misura, scrive, nessuna condizione va considerata incurabile solo perché nessuno ha ancora provato a curarla con gli strumenti disponibili oggi. Ha chiesto pubblicamente a chiunque stia lavorando sulla gastrite autoimmune di contattarlo direttamente.
Gli auguro di venirne a capo. Per lui, certo, e in fondo anche per noi. Forza Bryan.