Vi abbiamo parlato di un dispositivo che stimolava il nervo vago per convincere la milza a produrre più piastrine: ve lo ricordate? Era l’ottobre 2024, e il meccanismo era dimostrato sui topi. A distanza di venti mesi, lo stesso gruppo del Feinstein Institutes ha agganciato un piccolo elettrodo dietro l’orecchio di volontari sani e ha misurato, per la prima volta, cosa succede davvero al sangue umano quando si prova il cosiddetto laccio emostatico neurale.
Il dispositivo si chiama tAN, prodotto da Spark Biomedical, e assomiglia a un auricolare qualunque. Non è invasivo, e non richiede operazioni: si aggancia al padiglione e manda impulsi elettrici che raggiungono contemporaneamente il nervo vago e il nervo trigemino.
Praticamente due autostrade nervose diverse premute nello stesso momento, con l’obiettivo di innescare quello che i ricercatori di Northwell chiamano “neural tourniquet”, un laccio emostatico che non stringe un arto per fermare il sangue, ma “convince” direttamente il sistema nervoso.
Cosa hanno misurato per davvero i ricercatori?
Lo studio, pubblicato su Bioelectronic Medicine, ha arruolato adulti sani in un trial randomizzato, in doppio cieco. Ai partecipanti è stata applicata prima una stimolazione placebo, poi quella vera: nel mezzo, prelievi di sangue e tromboelastografia, la tecnica che misura in tempo reale quanto velocemente un coagulo si forma, si rafforza e si stabilizza.
Il risultato riguarda le piastrine, non il sangue nel suo complesso: la stimolazione del solo nervo vago ha accelerato la propagazione e la stabilizzazione del coagulo. Quella combinata (vago più trigemino) ha attivato le piastrine attraverso una via biochimica diversa, legata all’ADP. Due strade nervose diverse, ma lo stesso effetto finale: piastrine più pronte a reagire quando arriva una lesione.
Lo studio in breve
Pubblicazione: Huston et al., “Effects of transcutaneous auricular vagus nerve stimulation or combined vagal and trigeminal nerve stimulation on platelet function and laboratory hemostasis parameters in healthy human subjects”, pubblicato su Bioelectronic Medicine (2026). DOI: 10.1186/s42234-026-00208-w.
E ora, come sempre, arrivano i miei caveat
Il trial ha coinvolto persone sane, non pazienti con un’emorragia in corso. È una distanza che pesa: dimostrare che le piastrine di un volontario si attivano più in fretta in laboratorio è un conto, dimostrare che un chirurgo può fidarsi del dispositivo davanti a un’emorragia vera in sala operatoria è un altro passo, e nello studio non c’è ancora.
Lo stesso team ammette che serviranno “ulteriori studi clinici” prima di parlare di terapia per traumi o interventi chirurgici.
C’è però un elemento che per amore di verità devo aggiungere, perché rende la notizia meno isolata di quanto sembri. Lo stesso gruppo, con lo stesso dispositivo, ha già testato il tAN su donne con emorragie mestruali abbondanti, comprese pazienti con malattia di von Willebrand: nello studio pilota pubblicato su Frontiers in Medicine, chi ha usato il dispositivo ha registrato perdite ematiche più basse del 54-57% rispetto al proprio ciclo di riferimento, con una durata delle mestruazioni ridotta di circa il 19%.
Numeri piccoli (8 partecipanti per gruppo), ma è la prima volta che lo stesso principio viene osservato fuori dal laboratorio, su persone con un problema di sanguinamento reale.
Chi lo userà, e quando
Gli scenari citati dai ricercatori sono tre: chirurgia programmata, dove un dispositivo indossato prima dell’intervento potrebbe ridurre le trasfusioni; traumi, dal pronto soccorso al campo di battaglia, dove l’assenza di aghi conta quanto l’efficacia; e le coagulopatie congenite o acquisite, come l’emofilia o la stessa malattia di von Willebrand, dove oggi si interviene con farmaci sistemici che comportano rischi propri.
Detta così, la sequenza suona ordinata. Nella pratica, ognuno di questi tre scenari richiede un trial dedicato, con pazienti reali e non volontari sani, prima che un chirurgo possa davvero premere un interruttore invece di tamponare a mano.
Chissà se tra qualche anno lo avremo tutti in un cassetto del pronto soccorso, questo “laccio emostatico neurale”, pronto all’uso quando perdiamo sangue dal naso o in altre occasioni. In attesa di saperlo, è sempre suggestivo immaginare che il corpo abbia già l’interruttore giusto, e serva solo imparare dove premere.