Fuori dall’hangar, prima del primo volo di maggio, il dAS10 sembrava una roba fatta al volo con Nano Banana. La sagoma era quella di un aliante, le proporzioni quelle di un piccolo caccia, ma la “pelle” era… tessuto teso? Si, amici, questo è un drone gonfiabile che si prende sul serio come un aereo vero. Buddy, il mio golden retriever, vorrebbe affondarci i denti dentro: sembra un giocattolo da piscina.
Il dAS10, costruito dalla startup francese Celeste Ecoflyers, si trasporta completamente sgonfio, si gonfia sul posto come un canottino senza bisogno di una squadra tecnica, e poi vola. E che voli fa! Resta in aria per oltre 10 ore, a una velocità di crociera tra 60 e 80 km/h, con un carico fino a 5 kg. Il paragone con Baymax di Big Hero 6 lo fanno tutti guardando le foto, dai: non ditemi che non è venuto in mente anche a voi… La somiglianza è innegabile.
Ok, ma a che serve?
Il problema che questo drone gonfiabile prova a risolvere è piuttosto noioso: ispezionare infrastrutture lineari lunghissime, oleodotti, reti energetiche, coste. Farlo con un elicottero costa, secondo Celeste Ecoflyers, circa 2.300 euro l’ora, pilota e carburante esclusi. E il maltempo o la carenza di piloti possono cancellare fino a un quarto delle missioni programmate. I droni VTOL a eliche rigide, dice l’azienda, “scambiano l’autonomia con la comodità”: facili da far decollare, ma con voli che si misurano in pochi minuti.
Un drone gonfiabile, ma con distinguo importanti
Il fondatore della startup, Olivier Manette, ingegnere e istruttore di volo ULM con un dottorato in neuroscienze computazionali, tiene molto a una distinzione tecnica. Il suo non è un dirigibile, eh? Mi raccomando. La portanza è aerodinamica, non da galleggiamento: quello che è pneumatico è solo l’involucro dell’ala. Ecchevvordì? Vuol dire che è un velivolo a tutti gli effetti: un uccellaccio largo 8 metri che si ripiega, si trasporta e si ripara sul campo con un kit invece che in un hangar attrezzato, e per giunta ha una firma radar poco convenzionale per le sue dimensioni.
Intendiamoci, le ali gonfiabili esistono da decenni nei paracadute e negli alianti sperimentali. Quello che è cambiato, dice il sito dell’azienda, è il contesto: costi di equipaggio e conformità sono saliti, ci sono nuove normative europee che permettono voli autonomi prolungati, e i materiali pneumatici sono nettamente migliorati. Cinque anni fa, scrivono, queste tre condizioni non c’erano tutte insieme. Anche i droni alimentati a distanza con laser nascono dallo stesso identico problema: come tenere un velivolo leggero in aria più a lungo senza pesare in carburante o batterie.

Quello che il video del primo volo non mostra
Il primo decollo, il 7 maggio di quest’anno a Le Havre, è documentato in un video che dura pochi secondi. E le 10 ore di autonomia dichiarate? Beh, quelle, dice l’azienda, sono un obiettivo di prodotto: non ancora una prestazione filmata e certificata in volo prolungato.
La differenza, sempre uguale nell’aerospazio emergente, è tra quello che un’azienda promette sulla carta e quello che un cronometro esterno ha davvero misurato.
Nel 2021 abbiamo ospitato su queste pagine il Life Drone, un concept di soccorso anch’esso ad ala gonfiabile: sulla carta doveva salvare bagnanti in mare aperto. Non risulta sia mai passato dal rendering al prototipo funzionante. Perché, vedete, questa è un’idea che ricorre a ondate regolari: l’ala pneumatica funziona (i paracadute lo dimostrano da anni), ma quanti di questi progetti arrivano davvero al primo cliente pagante?
Chi è Celeste Ecoflyers
Azienda: Celeste Ecoflyers, startup francese fondata da Olivier Manette, ingegnere e istruttore di volo ULM con dottorato in neuroscienze computazionali. Sede a Le Havre, Francia.
Dati chiave: velocità di crociera 60-80 km/h, autonomia dichiarata oltre 10 ore, payload fino a 5 kg, apertura alare circa 8 metri. Primo volo di test: 7 maggio 2026, Le Havre. Dispiegamenti commerciali di prova previsti nel quarto trimestre 2026.

Chi comprerà per primo un drone così
I primi clienti che Celeste Ecoflyers sta corteggiando sono operatori di infrastrutture: gasdotti, reti elettriche, forse in futuro chi sorveglia coste e rotte marittime dove le infrastrutture a terra scarseggiano. Un pubblico ristretto, tecnico, poco affascinato dalla somiglianza con Baymax e molto più interessato al conto in fondo alla fattura dell’elicottero.
Non è un caso isolato nel settore aereo leggero: anche il Manta Ray subacqueo di DARPA punta sulla stessa promessa, autonomia lunga senza appoggio umano costante, applicata a un elemento opposto: l’acqua invece dell’aria.
I tempi veri prima dell’uso su larga scala
Orizzonte stimato: 1-3 anni per i primi contratti operativi limitati, più lungo per un uso diffuso su larga scala nel settore energetico.
Gli ostacoli non sono aerodinamici, sono burocratici e assicurativi: un velivolo autonomo che vola dieci ore sopra infrastrutture critiche deve convincere autorità aeree e assicuratori prima ancora dei clienti.
Quando ho fatto vedere a mia figlia Diana le foto del dAS10 ripiegato in una borsa, ha chiesto se dentro ci stesse anche il pilota. Che battuta del c**zo per una bimba di 8 anni, nevvero? Tutta suo padre :)
E io che le ho pure detto di no, che il pilota è un algoritmo comodo seduto da qualche parte a terra. Lei ha fatto spallucce e ha chiesto se almeno vola come un aquilone. Più o meno, le ho risposto. Solo che l’aquilone non manda in pensione un elicottero da 2.300 euro l’ora, e questo drone gonfiabile, forse, sì.
