I droni della polizia haitiana hanno ucciso almeno 1.243 persone in meno di un anno. Lo dice Human Rights Watch in un rapporto pubblicato il 10 marzo. Tra le vittime, questo è il dato che rileva, ci sono 17 bambini e 43 civili che con le gang non avevano nulla a che fare. Le operazioni colpiscono i quartieri più poveri di Port-au-Prince: il 90% della capitale è in mano ai gruppi armati.
L’ONU ha dichiarato di non avere indicazioni che qualcuno stia indagando sulle morti.
Quadricotteri con esplosivo contro i quartieri poveri
Il meccanismo è questo: i droni della polizia sono quadricotteri manuali, equipaggiati con cariche esplosive, lanciati su obiettivi nei quartieri controllati dalle gang. Il problema è che quei quartieri sono anche i più densamente abitati della città. Secondo Al Jazeera, tra marzo 2025 e gennaio 2026 sono stati documentati 141 attacchi, il più letale dei quali ha causato 57 morti in un colpo solo. I ricercatori di HRW hanno analizzato 7 video: in nessuno di questi le persone colpite risultano impegnate in atti violenti o rappresentano una minaccia imminente.
Insomma: i droni della polizia haitiana colpiscono persone per il fatto di trovarsi nel posto sbagliato. Che poi, a Port-au-Prince, il “posto sbagliato” è praticamente tutta la città.
Blackwater cambia nome, non metodo
A gestire parte delle operazioni con i droni della polizia c’è Vectus Global, la società di Erik Prince (fondatore di Blackwater1, per chi ha la memoria corta). Prince ha un contratto decennale con il governo haitiano che include sicurezza, riscossione doganale e una percentuale sugli aumenti delle entrate fiscali: il 20% per i primi tre anni, poi il 15%, più un fisso del 3% sui volumi di importazione. Non è una missione umanitaria: è un franchise, con i droni della polizia al posto delle insegne.
Blackwater è la stessa compagnia i cui contractor nel 2007 uccisero 17 civili a Baghdad (i responsabili furono poi graziati da Trump nel 2020). Ecco, quella competenza adesso opera nei cieli di Haiti. Con licenza del Dipartimento di Stato americano.
I numeri del rapporto HRW
- 1.243 persone uccise tra marzo 2025 e gennaio 2026
- 738 feriti documentati
- 141 attacchi con droni della polizia nel periodo
- 17 bambini tra le vittime, 43 civili non combattenti
- Zero capi gang catturati o eliminati
Il rimedio è peggiore del male (e il male è già parecchio)
Il fatto è questo: Haiti è un disastro da molto prima dei droni. Nel 2024 le gang hanno causato oltre 5.600 morti. La capitale è controllata da gruppi armati che decapitano, stuprano, reclutano bambini tossicodipendenti come soldati. A dicembre 2024, una sola strage ha prodotto 200 morti civili a colpi di machete.
Nessuno dice che il problema non esista. Il punto è un altro: i droni della polizia non lo stanno risolvendo. Le gang non hanno perso un metro di territorio dalla loro introduzione. Gli attacchi sono raddoppiati tra agosto e gennaio (da 29 a 57), i morti aumentano e l’Alto commissariato ONU per i diritti umani ha definito le operazioni “sproporzionate e probabilmente illegali”. Il tutto senza che esista un governo eletto ad Haiti: c’è un consiglio di transizione e un primo ministro non eletto. Chi dà l’ordine di colpire? Chi decide i bersagli? Otto senatori democratici americani hanno chiesto spiegazioni. Per ora, silenzio.
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A un funerale collettivo per le vittime dei droni della polizia a Port-au-Prince, i presenti sono fuggiti urlando. Qualcuno aveva scambiato un uccello in volo per un quadricottero. Forse è questa l’immagine che serve per capire Haiti oggi: un posto dove la paura non arriva più dal basso, dalle strade controllate dalle gang, ma dall’alto.
Da un cielo che non appartiene a nessuno, un cielo che qualcuno ha deciso di trasformare in un’arma e forse in una “palestra” per soluzioni da applicare altrove.
- Blackwater era una società privata di sicurezza armata che operava come un esercito a contratto, diventata famosa soprattutto per il massacro di Nisour in Iraq ↩︎