Il futuro della medicina non passerà solo per nuove molecole biochimiche, ma per macchine minuscole. All’Università di Würzburg hanno appena presentato dei micro droni capaci di fare qualcosa di impensabile fino a ieri: dare la caccia ai batteri, catturarli e spostarli esattamente dove serve.
Sono grandi meno di un micrometro (per capirci, circa 50 volte meno del diametro di un vostro capello) e non hanno bisogno di batterie: si muovono, letteralmente, spinti dalla luce. Un avanzamento che potrebbe trasformare in modo radicale la microbiologia e l’approccio futuro alle infezioni umane.
Come si muovono i micro droni: il trucco del “rinculo”
Il fatto è questo: quando pensiamo alla luce, pensiamo a qualcosa di immateriale. Ci illumina, ci scalda, ma di certo non ci spinge fisicamente. E qui c’è il dettaglio che non torna, l’elemento controintuitivo che fa da motore all’intera ricerca. A livello nanometrico, la luce ha una sua forza meccanica. Il team guidato dal professor Bert Hecht ha sfruttato questo principio fisico noto come “rinculo fotonico”.
In pratica, questi micro droni contengono delle nanoantenne plasmoniche che assorbono la luce in ingresso e la “sparano” via in una direzione precisa. Ogni fotone emesso genera un minuscolo contraccolpo. È l’esatto principio per cui un fucile ti dà una spinta all’indietro contro la spalla quando fai fuoco, solo applicato a scale microscopiche dove la gravità è un vago suggerimento, non una legge assoluta.
Lo studio, pubblicato su Nature Communications, dimostra che le forze generate dal rinculo fotonico, pur essendo minuscole, producono alte velocità e accelerazioni fulminee grazie alla massa quasi inesistente dei dispositivi. I dispositivi riescono a tracciare e catturare bersagli biologici in ambienti liquidi complessi.
Guidare micro droni senza avere uno sterzo
Risolto il problema del motore, restava quello del volante. Se costruisci un singolo micro drone grande un milionesimo di metro, non puoi esattamente montarci su un timone o un asse sterzante. La soluzione (decisamente elegante, va ammesso) è stata: usare la polarizzazione della luce.
Le antenne all’interno del minuscolo robot sono progettate per allinearsi naturalmente con le onde luminose in entrata. Chi manovra il sistema cambia la polarizzazione del raggio laser dall’esterno, e il drone all’interno del liquido gira. E lo fa con una rapidità quasi brutale, eseguendo curve a 90 gradi in una frazione di secondo. Questo permette di scansionare intere aree in modo sistematico, senza perdere tempo in manovre complesse.
“In sostanza, abbiamo costruito un nanorobot guidato dalla luce che può rintracciare e raccogliere batteri,” spiega Jin Qin, autore principale dello studio.
“Semplificando il design, abbiamo raggiunto una dimensione in cui questi robot possono operare direttamente nel mondo microbico, quasi come microscopici dispositivi di pulizia.”
Oltre il laboratorio: il futuro dei micro droni
Adesso fermiamoci un attimo e guardiamo la realtà dei fatti. Siamo abituati a leggere di scoperte mediche che promettono cure universali per dopodomani. La situazione attuale, per questi micro droni, è molto più pragmatica: al momento stanno “pulendo” in condizioni di laboratorio strettamente controllate. Riescono ad agganciare i batteri, a formare dei piccoli mucchietti e a trasportarli. E si è notato un limite fisico chiaro: più batteri caricano, più il sistema rallenta. Succede.
L’idea di iniettarli in un flusso sanguigno per catturare agenti patogeni (magari quelli resistenti agli antibiotici, che rappresentano una vera crisi sanitaria globale) è l’obiettivo finale. Ma ci vorranno anni di ricerca preclinica per superare ostacoli massicci come la tossicità dei materiali, la navigazione sicura nel caos turbolento del corpo umano e le inevitabili certificazioni.
Insomma: l’era dei micro droni biomedici è ai nastri di partenza. Il cammino è lungo, ma l’idea di poter curare un’infezione grave non bombardando l’intero organismo con farmaci aggressivi, ma inviando una piccola squadra di spazzini telecomandati dall’esterno, cambia totalmente la nostra prospettiva medica. Magari un giorno, per curare un’infezione, non ingoieremo una pillola.
Ci esporremo a una frequenza di luce, e aspetteremo che abbiano finito di pulire.