“Papà, posso prendere la macchina stasera?”
“Sì, ma prima metti il dito qui.” Renault sta lavorando perché questa conversazione diventi reale, con un rilevatore alcol integrato nel cruscotto che legge l’alcolemia dal contatto con la pelle, senza boccagli e senza il teatrino del palloncino. Basta appoggiare un dito, e il sistema decide se l’auto si avvia o no.
L’idea nasce dentro Futurama, il programma di innovazione interno alla casa automobilistica francese, ed è stata mostrata per la prima volta sulla concept R-Space Lab di quest’anno. Più discreto di qualunque cosa esista oggi, almeno sulla carta.
Come funziona il rilevatore alcol (in teoria)
Il conducente appoggia un dito sul sensore prima di mettere in l’automobile. Il sistema stima la concentrazione di alcol nel sangue e la confronta con una soglia: se la supera, l’auto non parte. Renault studia anche la configurazione remota, attraverso un “account genitore” o comunque un operatore a distanza, che permetterebbe di impostare soglia zero quando si presta la macchina a un figlio alle prime armi.
La parte interessante è che il rilevatore di alcol verrebbe abbinato alle telecamere interne già presenti sull’auto, per verificare che il dito appartenga davvero al guidatore. Perché la scappatoia è ovvia, e Renault lo sa.
Un’idea che gira da vent’anni senza atterrare
Nissan presentò qualcosa di simile nel 2007: sensori nel selettore del cambio con l’analisi della sudorazione del palmo. Poi sparì. Volvo arrivò più vicina con il suo Alcoguard, lanciato nel 2008 come optional a circa 850 euro: richiedeva comunque di soffiare in un boccaglio, e in due anni era già fuori listino. Come ricordavamo quando il Regno Unito testava il radar anti-droga su strada, l’idea di rilevare l’ebbrezza prima del danno circola da decenni. Il guaio è sempre lo stesso: funziona in laboratorio, si inceppa nel mondo reale.
Negli Stati Uniti esiste dal 2008 un programma chiamato DADSS, finanziato dai costruttori e dall’agenzia federale per la sicurezza stradale, che lavora su sensori ad infrarossi sotto pelle e rilevamento passivo dell’aria nell’abitacolo. Diciassette anni di sviluppo, ancora nessuna auto di serie.
La NHTSA ha concluso all’inizio di quest’anno che nessun sistema in commercio riesce a misurare passivamente l’alcolemia con la precisione necessaria per bloccare un’auto su scala di massa. Il problema è banale quanto scoraggiante: dita fredde, sudore, crema per le mani, variazioni di carnagione, anni di caldo e gelo nell’abitacolo.
Come spiega anche il nostro approfondimento su quando si parlava di alcolimetro di bordo già per il 2027, la tecnologia non manca, manca la tolleranza all’errore che il contesto automotive impone.
Rilevatore alcol in auto, il terreno normativo è già pronto
Il progetto potrebbe portare alcune soluzioni sulla piattaforma RGEV Medium 2.0 di Renault a partire dal 2028 o 2029. Le prove cliniche, ammettono gli stessi ingegneri, devono ancora cominciare.
Nel frattempo il contesto normativo si sta muovendo: dal luglio 2024, tutti i veicoli di nuova immatricolazione nell’Unione Europea devono includere un’interfaccia predisposta per l’installazione di sistemi di blocco alcolemico. Avete capito bene: gran parte delle auto nuove che abbiamo acquistato negli ultimi due anni ha già la predisposizione per questa cosa. Il dispositivo in sé è facoltativo, ma l’attacco no.
È come mettere la presa nel muro e aspettare che qualcuno costruisca la lampada giusta. Come la storia del volante intelligente che misurava i parametri vitali dei conducenti, l’auto sa già leggere il corpo di chi guida: manca la parte in cui lo fa con precisione sufficiente a fidarsi del risultato.
Tra quanto tempo potremmo trovarci un rilevatore alcol in auto?
Dai 4 agli 8 anno per un rilevatore alcol tattile affidabile su un’auto di serie. Le prove cliniche di Renault devono ancora iniziare; il programma DADSS americano è al diciassettesimo anno e non ha risolto niente.
Gli ostacoli principali sono la precisione in condizioni ambientali variabili e la soglia di tolleranza all’errore per un sistema che, lo ricordo, dovrebbe bloccare fisicamente un veicolo. Il tuo veicolo.
Se ne gioveranno prima le flotte aziendali e i programmi per i recidivi: contesti controllati dove i falsi positivi hanno conseguenze gestibili. Per l’auto di famiglia, serve un salto di qualità che al momento non si vede.
In definitiva, la conversazione padre-figlio dell’inizio rimarrà fantascienza ancora qualche anno. Il rilevatore alcol integrato nell’auto compie vent’anni ogni volta che sembra vicino, e ogni volta tira fuori un problema nuovo.
Renault è l’ennesima a provarci, con il vantaggio di farlo in un momento in cui la normativa europea ha già preparato il terreno, così almeno l’attacco meccanico non sarà più un problema. Se stavolta basta, lo diranno le prove cliniche.
Ammesso che partano.