Ripiegato è un baule su ruote qualunque, di quelli che si agganciano dietro una bicicletta senza dare troppo nell’occhio. Arrivato a destinazione, invece, si apre come un origami rigido: un tavolino spunta davanti alla porta, un pannello solare copre il tetto, e la bici elettrica resta parcheggiata accanto, quasi gelosa dello spazio che ha appena guadagnato. Due anni dopo il primo giro di prova, Wide Path Camper non solo esiste ancora, ma ha aggiunto un modello alla famiglia.
La marca danese ve l’avevamo presentata nel 2024, quando il catalogo contava solo tre nomi: Bicycle Camper, Ape Camper, Homie. Tornarci due anni dopo, in un settore dove le idee curiose nascono e spariscono nel giro di una stagione, è già di per sé una notizia. Il concetto di base non è cambiato: una cellula rigida che si piega su se stessa durante il trasporto e si apre in pochi minuti in un piccolo spazio abitabile. Niente lusso, ma abbastanza per mangiare, dormire e stare al riparo senza montare una tenda.
Una casa pieghevole, tre modi di trainarla
Il Bicycle Camper resta il modello più sorprendente: si traina con una bicicletta classica o a pedalata assistita, e dorme due persone in uno spazio che da chiuso occupa poco più di un rimorchio qualunque. Per qualche giorno di cicloturismo l’idea regge bene. Per tre settimane di vacanza con tutto quello che normalmente si porta dietro, direi molto meno: il minimalismo, qui, non è un’opzione estetica ma una condizione di sopravvivenza dello spazio disponibile.
L’Ape Camper ripete lo stesso principio su un Piaggio Ape 50, mentre Homie è pensato per chi si sposta in automobile. Tre mezzi diversi, un solo concetto che li tiene insieme: una scocca rigida che si comprime abbastanza da diventare trasportabile e si allarga abbastanza da diventare abitabile. Le dimensioni e gli equipaggiamenti dei tre modelli li trovate sul sito di questi ragazzi.
Il prezzo nascosto del viaggiare leggeri
Qui sta il punto che il catalogo Wide Path Camper non scrive da nessuna parte, ma che chiunque abbia mai fatto le valigie per una vacanza lunga conosce bene. Il concetto del “minimalismo pieghevole” funziona finché lo spazio resta l’unica variabile del problema. Appena entrano in gioco vestiti extra, provviste per più giorni, l’attrezzatura di un eventuale animale al seguito e tutti i “non si sa mai” che finiscono nei bagagli con metodo proprio, la scocca rigida smette di essere comoda e diventa un limite fisico non negoziabile.
Non è un difetto di progettazione: è il compromesso stesso su cui il prodotto è costruito. Chi compra un Wide Path Camper sta comprando l’assenza di una tenda, non l’abbondanza di spazio. Per un weekend o un’itinerarante a due ruote, disporre di una coperta rigida al posto del telone è comunque un salto di comfort reale.
Un quarto modello ancora coperto dal mistero
Tornando a scorrere il catalogo, la sorpresa vera è l’Ive-Car’GO Camper: un’altra referenza pieghevole che nel 2024 non esisteva e che oggi compare, precordinabile, senza che l’azienda abbia rilasciato una sola specifica tecnica. Niente dimensioni, niente peso, niente prezzo. Solo un nome nuovo e la promessa implicita che qualcosa arriverà. È un dettaglio piccolo, ma dice più di un comunicato stampa: un’azienda che due anni dopo il lancio aggiunge un modello, invece di ritirarsi in silenzio come capita a molte idee simili, sta ancora scommettendo sul concetto.
Chi segue il settore dei mezzi minimali per il campeggio l’ha visto tante volte: prototipi affascinanti su Kickstarter, un paio di articoli entusiasti, poi il silenzio. Wide Path Camper, invece, resiste e si espande, anche se lo fa con la stessa parsimonia comunicativa con cui costruisce i suoi camper: pochi elementi, essenziali, il resto lo scopri quando arrivi a destinazione.
I tempi del quarto modello
Orizzonte stimato: incerto, nessuna data di consegna comunicata.
Chi ha già preordinato il modello lo sta facendo alla cieca, fidandosi del percorso degli altri tre camper del catalogo più che di specifiche verificabili. Il primo a beneficiarne, probabilmente, sarà chi segue Wide Path Camper da anni e non ha bisogno di essere convinto due volte. Il dettaglio che ridimensiona l’entusiasmo: un’azienda piccola, danese, che vende prodotti di nicchia non ha la stessa capacità produttiva di un colosso dell’automotive, quindi i tempi di consegna reali potrebbero allungarsi oltre le attese.
Chi cerca alternative simili con un’impronta più elettrificata può guardare a C-Fold, la roulotte pieghevole che scompare letteralmente durante il trasporto, o al GoCamp, che seguiva lo stesso principio del traino a pedalata assistita già qualche anno fa. Il filone dei camper minimali che si piegano, si trainano e si aprono solo quando serve non è nuovo, ma continua a trovare chi ci scommette sopra.
Lo apriamo?