Nel 2008, in un laboratorio di ingegneria meccanica alla Northeastern University, un professore stava bruciando pezzetti di gomma di copertoni per capire se si potessero usare al posto del carbone. A un certo punto, per curiosità, ha preso un cucchiaio di azoto liquido dal contenitore lì accanto e l’ha rovesciato sulle fiamme.
Puff. Il fuoco è sparito, subito.
Diciotto anni dopo, quel gesto istintivo è diventato un robot antincendio cingolato che spara azoto liquido sugli incendi boschivi. Yiannis Levendis ci ha lavorato a intervalli per anni, poi tre anni fa la Gordon and Betty Moore Foundation gli ha dato un finanziamento, e il prototipo ha smesso di essere un’idea da bar dell’università.
Perché l’azoto, e non l’acqua per un robot antincendio
Levendis lo spiega meglio di chiunque altro. L’azoto liquido è a -196°C: quando tocca il fuoco evapora in un istante, si espande in gas di circa mille volte, spinge via l’ossigeno e raffredda il combustibile. Il fuoco, semplicemente, non ha più niente con cui bruciare. E quando il gas si disperde, non lascia nulla dietro di sé.
Che è la parte che gli piace di più, si capisce. Gli attuali ritardanti aerei rosa contengono fosforo e a volte ferrocianuro di sodio: la pioggia li lava dentro fiumi e stagni, e da lì partono fioriture algali che soffocano pesci e insetti acquatici. Sopra un ettaro di bosco, il ritardante spegne l’incendio; nell’acqua sotto, per settimane, spegne altro. L’azoto liquido no. Torna a fare quello che faceva prima: aria.
Un secchio su cingoli, e due studenti curvi sopra
Nella foto di Matthew Modoono che gira su tutti i comunicati (l’ho messa anche qui a corredo dell’articolo), Aobo Liu, matricola di ingegneria meccanica, è chino sopra il prototipo. Che, va detto, assomiglia davvero a un bidone dei rifiuti su cingoli, con un braccio articolato e un tubo isolato. Al progetto lavora anche Hayden Hishmeh, l’altro studente di Levendis, che ci ha messo il nome sul paper.
Il robot antincendio “all’azoto” non è pensato per spegnere il fronte di un grande incendio boschivo (nessun robot lo sarebbe). Serve per i punti caldi laterali, i piccoli focolai nel sottobosco, la brace che cova sotto gli aghi di pino e che nel giro di ore diventa un incendio di chioma. Va dove i vigili del fuoco non possono entrare a piedi: costoni scoscesi, gole ancora fumanti, terreni instabili. Guidato a distanza, per adesso, anche se il comunicato di Northeastern parla di “autonomo o telecomandato”. Il paper accademico, un po’ più prudente, dice solo remotely controlled.
Tom Ryden, che dirige MassRobotics a Boston, l’ha detto in una frase che vale la pena rileggere piano:
“L’uso perfetto per un robot è mandarlo dove è pericoloso. Se lo perdiamo, perdiamo solo il costo della macchina, non una persona.”
È una cosa che si sente dire spesso sui robot, in convegni e slide. Nel caso di un robot che va in mezzo agli incendi, suona ancora più urgente e necessaria.
Il contesto: 5,13 milioni di acri, e ambizioni più grandi
Il numero del 2025 negli Stati Uniti fa impressione: 77.850 incendi, 5,13 milioni di acri bruciati secondo il report annuale del National Interagency Fire Center, un’area grande più o meno come il Massachusetts. Il 2020 è stato il primo anno con una “gigafire” da un milione di acri singolo; dal 2019 a oggi la superficie media annua è quasi raddoppiata rispetto agli anni Novanta. Un cingolato che spegne focolai laterali non ferma questa curva, ma può togliere qualche innesco prima che diventi un fronte caldo, e non avvelenare i torrenti nel frattempo.
Su Futuro Prossimo raccontammo nel 2020 il debutto di Thermite RS3, il primo robot antincendio operativo dei pompieri di Los Angeles: era un cingolato ad acqua, pensato per magazzini e capannoni industriali. Poi sono arrivati gli aerei antincendio autonomi RAIN nel 2023, e nel 2025 Firedome. Ogni volta un pezzo del puzzle, mai il puzzle intero. Levendis, nel frattempo, sogna già di convertire interi camion dei pompieri con serbatoi criogenici. Prima però bisogna vedere come se la cava un bidone su cingoli davanti a una collina che brucia.
Il lavoro di Hishmeh, Liu e Levendis
Pubblicazione: Hishmeh H., Liu A., Levendis Y.A., “A Remotely Controlled Robotic Vehicle System for Fire Extinction With Liquid Nitrogen”, pubblicato su ASME Open Journal of Engineering (gennaio 2026). DOI: 10.1115/1.4070443.
Da qui alla foresta vera quanto ci vuole?
Dai 5 ai 10 anni per un impiego operativo affiancato ai vigili del fuoco su focolai secondari, forse mai per la sostituzione dei ritardanti aerei sui grandi fronti.
I primi a usarlo, se il prototipo regge, saranno probabilmente unità specializzate del US Forest Service e vigili del fuoco statali californiani e dell’Oregon: chi ha già i budget e la pressione politica per adottare mezzi non convenzionali. Poi eventualmente Europa e Mediterraneo, dove la fascia di rischio si sta allargando ogni estate.
