A luglio qualcuno a Bruxelles ha fatto girare un numero: 320.000. Sono le persone evacuate in Francia e Spagna nelle due settimane precedenti, tra una riunione e l’altra sul futuro del Green Deal. Poi è arrivato agosto: e i 550.000 ettari bruciati dagli incendi in Europa nell’intera Unione, due volte e mezzo la media storica a questo punto dell’anno, hanno smesso di essere un numero da verbale.
Il Potsdam Institute for Climate Impact Research ha scelto questa settimana per pubblicare le proiezioni al 2100. In uno scenario ad alte emissioni, l’area bruciata ogni anno in Europa potrebbe crescere del 192%. In quello basso, del 39%.
Entrambe le cifre sono già fissate dalla fisica, più o meno, indipendentemente da quello che faremo con i canadair.
Cosa dice lo studio, senza semplificazioni
Lo studio, pubblicato su Global Change Biology, confronta le proiezioni per il 2070-2100 con la media modellata del 2000-2030. I ricercatori hanno usato due approcci: uno calcola come cambiano le condizioni favorevoli agli incendi (caldo, siccità, vento), l’altro stima quanto la gestione umana possa compensare.
Nello scenario a basse emissioni (circa 1,8°C di riscaldamento), i terreni bruciati ogni anno aumenterebbero del 39%. In quello ad alte emissioni (circa 3,6°C) si arriverebbe al 192%. Le zone mediterranee restano le più esposte, ma l’incremento si estende anche all’Europa centrale e occidentale, territori con poca storia di incendi e infrastrutture di emergenza calibrate su altri rischi.
«Le condizioni meteo favorevoli agli incendi stanno peggiorando in tutta Europa», ha dichiarato Maik Billing, ricercatore PIK e primo autore.
La buona notizia? Investire seriamente in prevenzione e lotta agli incendi potrebbe ridurre la superficie bruciata del 92% nello scenario basso e del 72% in quello peggiore. Questi sono i numeri che preferisco: lo stesso studio avverte però che queste stime potrebbero essere ottimistiche per un clima davvero molto più caldo.
Il limite che nessuno sa ancora dove sia
«Se gli incendi diventano davvero estremi, la nostra capacità di contenerli potrebbe cedere», ha commentato Thomas Hickler di Senckenberg, coautore. «E non sappiamo ancora fino a che punto.»
È una frase da rileggere lentamente. La gestione antincendio moderna si basa su modelli costruiti quando gli incendi avevano una certa “taglia”. Quando la taglia cambia, i modelli smettono di valere. I budget climatici calcolati fino a ieri presupponevano una certa linearità tra emissioni e conseguenze. Gli incendi di questa estate, con la siccità del suolo già sotto i livelli del 2022, suggeriscono che quella linearità potrebbe essere già finita.
C’è anche una questione geografica che il comunicato non enfatizza. Lo scenario peggiore non riguarda solo il Mediterraneo. Riguarda la Francia, la Germania, l’Austria: paesi con foreste dense e popolazioni che non hanno mai pianificato evacuazioni per gli incendi boschivi. Nel 2026, per dire, la Francia ha già evacuato decine di migliaia di persone. I nuovi strumenti per spegnere gli incendi, dai droni autonomi ai sistemi di rilevamento precoce, sono utili. Ma funzionano solo se i fuochi restano dentro certi parametri di dimensione e velocità.
Incendi in Europa: la parte che dipende da noi
Il punto che lo studio porta con più forza è anche quello più scomodo: tagliare le emissioni fa ancora la differenza, ma non azzera il problema. Il 39% di aumento nello scenario virtuoso è già incorporato nel sistema. Quello che le scelte di oggi determinano è la distanza tra il 39% e il 192%. Non è poco. Ma non è nemmeno la storia semplice del «se facciamo la cosa giusta, tutto si risolve».
Con Futuro Prossimo seguiamo gli incendi in Europa da quando erano ancora, per molti, solo un problema del nostro Sud Italia. Nel 2020, poi, abbiamo scritto degli incendi in Australia come di uno specchio possibile. Adesso quello specchio è qui. Lo studio del PIK arriva in un momento in cui l’Europa non ha ancora deciso se trattare gli incendi come emergenza ricorrente o come segnale strutturale.
La differenza, a sentire Billing, vale circa 150 punti percentuali di superficie bruciata entro il 2100.
Lo studio PIK sugli incendi europei
Pubblicazione: Maik Billing et al., “Future projections of burned area in Europe highlight the importance of human action”, pubblicato su Global Change Biology (2026). DOI: 10.1111/gcb.71043.