Sono 1.137 i pazienti del trial INTerpath-001, tutti già operati per un melanoma ad alto rischio. Sono 34 le mutazioni che il vaccino per il melanoma su misura di Moderna prende come bersaglio nel tumore di ciascuno. Sono zero i vaccini a mRNA contro il cancro che avevano mai vinto una Fase 3 prima di ieri. Il farmaco si chiama intismeran autogene, sviluppato con Merck dal 2016. Combinato con Keytruda, ha ridotto in modo significativo recidive e metastasi, e ha spinto il titolo Moderna in Borsa del 100% in mezza giornata.
Fotografie sparse della prima Fase 3 mai riuscita per un vaccino oncologico personalizzato, a suo modo una pagina di storia della medicina. Ma raccontiamo con ordine, facciamo un passo indietro.
Come funziona un vaccino su misura
Un vaccino, come lo abbiamo tutti in mente, insegna al corpo a riconoscere un virus. Un vaccino terapeutico contro il cancro parte dalla stessa idea, applicata a un tumore già presente. Il problema è che ogni tumore è diverso: il melanoma della signora di Cagliari e quello del signore di Trento hanno mutazioni proprie di ciascuno. Per questo serve un vaccino cucito addosso al singolo paziente.
In pratica: prendi un pezzo del tumore dopo l’operazione, individui una manciata di mutazioni specifiche di quel cancro (gli oncologi le chiamano neoantigeni), costruisci un mRNA che le codifica, lo inietti nel paziente. Il sistema immunitario impara a riconoscerle, e quando incontra una cellula tumorale che le porta se la mangia. Tempo di produzione: sei settimane a dose.
Il viaggio del vaccino anti melanoma, dal 2016 a ieri
La storia comincia nel 2016, quando Merck e Moderna firmano un primo accordo per esplorare l’mRNA in oncologia. Poi arriva il Covid, Moderna diventa la Moderna che tutti conoscono, e arrivano i soldi per proseguire le ricerche. Ad ottobre 2022 Merck versa 250 milioni di euro per l’opzione di co-sviluppo. Dicembre 2022: primi dati di Fase 2b, 44% di riduzione delle recidive.
Nel gennaio 2024 vi raccontavamo qui che la Fase 3 era partita, con approvazione attesa per il 2025. Il 2025 è passato, l’approvazione no. In mezzo l’aggiornamento dei dati Fase 2b a tre anni: 49% in meno di recidive, 62% in meno di metastasi. Ma era ancora la Fase 2b, dove il 64% dei farmaci oncologici fallisce poi in Fase 3.
Ieri, 19 agosto 2026, l’interim analysis di INTerpath-001 ha detto sì. In ritardo di un anno, ma è arrivata.
Il trial in numeri
Studio: INTerpath-001, Fase 3 randomizzata su intismeran autogene (mRNA-4157) più pembrolizumab (Keytruda) contro solo pembrolizumab, in melanoma cutaneo IIB-IV completamente resecato. Sponsor: Moderna e Merck. Dati completi attesi a un prossimo congresso oncologico. Fonte: comunicato Merck del 19 agosto 2026.
E allora mi sono chiesto: perché adesso conta davvero?
Perché è il primo vaccino a mRNA contro un cancro a superare una Fase 3. Moderna ha in corso altri otto trial con lo stesso approccio: polmone, vescica, rene, pancreas, stomaco. Il melanoma è il tumore più immunogenico, per cui è il candidato più facile: non è detto che tenga uguale sugli altri. Se però tiene anche solo su due o tre, come raccontavamo a marzo qui su FP, cambia il modo in cui trattiamo il cancro nei prossimi vent’anni.
Chi controlla la piattaforma di mRNA su misura controlla l’oncologia del futuro.
Vaccino anti melanoma (e i genere vaccini mRNA anti cancro), quanto manca al paziente vero
2-4 anni per la prima approvazione, verosimilmente accelerata, sul melanoma ad alto rischio operato. 6-10 anni perché arrivi come standard su almeno un secondo tumore (probabilmente il polmone). 10-15 anni perché il costo scenda a livelli accessibili fuori dai grandi ospedali di riferimento.
Già, perché i costi sono ancora assurdamente alti: un ciclo completo di intismeran più Keytruda oggi costerebbe fra i 200.000 e i 300.000 euro l’anno per paziente.
Ne beneficeranno prima i pazienti dei centri oncologici americani e nordeuropei con assicurazioni forti. In Italia arriverà per convenzione, ma passerà tempo prima che il servizio sanitario possa permetterselo su larga scala.
Vaccino anti melanoma: la prima pagina
Comunque. Il flaconcino di intismeran ricorda, nella sua fisicità, quei vaccini artigianali che si portavano a mano nel ghiaccio secco quando ero ragazzino. Sequenza unica per un solo essere umano, iniettata una sola volta e seguita per anni. Un oggetto strano, sospeso fra la farmacia e la sartoria.
Per la prima volta, dopo vent’anni di promesse su cui gli oncologi hanno sviluppato una scorza spessa e i cittadini uno scetticismo endemico (“sono anni che se ne parla, e non succede mai niente!” il mantra del disinformato svogliato), il vaccino melanoma di Moderna e Merck funziona in un trial serio.
Può essere l’inizio di qualcosa davvero davvero importante.