Una donna a Dallas chiama il 911 da una pompa di benzina: dice che c’è un uomo che cammina avanti e indietro con in mano quella che sembra una pistola. Prima che la volante parta, dal tetto della centrale si alza un quadricottero: è uno dei nuovi droni di polizia americani. 86 secondi dopo è sopra la stazione di servizio, e col suo zoom ottico 40x mostra al centralinista quello che l’uomo tiene davvero in mano: un accendino.
Il drone si chiama Flock Alpha. Vola ad oltre 120 metri d’altezza, va a 100 chilometri all’ora, e legge le targhe di un’auto da 600 metri di distanza. Se avete presente Google Maps con la modalità satellite, immaginate quella cosa lì. In tempo reale. Che sa il numero della vostra targa e chi siete.
E chi lo fa volare?
L’azienda che lo produce è la stessa delle telecamere-lettori-targhe che negli Stati Uniti spuntano ai bordi delle strade da anni. Sei anni fa erano una curiosità da nerd della sorveglianza. Oggi Flock Safety ne ha installate in oltre 6.000 comunità americane (e non solo). E l’anno scorso, senza troppo rumore, ha aggiunto a quelle telecamere la funzione di leggere le targhe anche dai droni.
Droni polizia, o meglio: DFR
Cos’è, per come lo raccontano loro, un drone di polizia? La sigla nel settore è DFR, Drone as First Responder. Il concetto è semplice: quando arriva una chiamata al 911, invece di mandare subito un agente in strada parte prima un drone.
Il CEO dell’azienda Garrett Langley ha detto che è il segmento che cresce più in fretta dell’azienda. Oltre 200 clienti, tra dipartimenti di polizia e società private. E una nuova fabbrica in Georgia per produrre i droni sul suolo americano: roba da appaltatore del Pentagono, la certificazione si chiama NDAA e serve per vendere allo Stato.
Ma facciamo un passo indietro, perché il vero salto non è la velocità. Fino al 2024 negli Stati Uniti c’erano 50 programmi DFR con l’approvazione federale al volo autonomo. A febbraio 2026 erano oltre 1.000. In diciotto mesi il numero si è moltiplicato per venti.
Cosa è successo? La crescita ha meno a che fare con la tecnologia di quanto sembri.
La telecamera che si stacca dal palo
Una telecamera sul palo vede quello che le passa davanti. Un drone si sposta, cambia inquadratura, guarda dentro il cortile, sul tetto, dalla finestra. La Electronic Frontier Foundation lavora sui diritti digitali americani da vent’anni, e a luglio ha scritto proprio questo: i droni catturano immagini da posti dove un poliziotto a piedi non arriverebbe mai, a distanze in cui la persona sorvegliata non si accorge di niente.
Vedete il caso di Dallas che vi ho citato all’inizio non è il problema. In quel caso il drone funziona: identifica un accendino, evita che parta una volante col lampeggiante blu, forse salva la vita a un ragazzo che stava fumando aspettando un amico. Il problema è cosa succede negli altri 999 casi. Il drone si alza, le camere continuano a registrare mentre torna alla base, e sorvola cortili, piscine, terrazze, finestre di chiunque stia in mezzo tra il decollo e l’incidente. E quel materiale, secondo la EFF, si può integrare con la rete di lettori targhe già esistente.
Cosa vuol dire, in pratica? Un drone che vola sopra un quartiere per rispondere a una chiamata torna indietro con l’elenco di tutti quelli che erano in strada, targa per targa.

Il drone Alpha in cifre
Prodotto: Flock Alpha, quadricottero autonomo NDAA-compliant, assemblato in Georgia (USA).
Prestazioni: 60 mph (97 km/h), 45 minuti di volo, ricarica per il volo successivo in meno di 90 secondi, tempo medio di arrivo sulla scena 86 secondi, quota operativa 400 piedi (122 metri).
Ottica: zoom 40x, termocamera, lettura targhe fino a 2000 piedi (610 metri) di distanza.
Fonte: Flock Safety
Perché adesso, e perché così in fretta
La domanda che mi sono fatto è: cosa fa scattare la moltiplicazione di queste soluzioni di sorveglianza in appena diciotto mesi? Perché, vedete, la tecnologia c’era già dal 2018, quando Chula Vista in California partì col primo programma sperimentale. Sono i comuni ad avere fretta, non i fornitori.
Il quadro sulla sicurezza urbana negli ultimi due anni è evidentemente cambiato, e le aziende hanno imparato a vendere non una telecamera in più, ma un intero ecosistema. Chiami una volta, firmi un contratto, ricevi tutto: lettori di targhe stradali, sensori acustici che riconoscono gli spari, software che li integra, e adesso anche il drone di polizia che decolla dal tetto.
E qui torna una cosa che raccontammo cinque settimane fa: in 82 città americane la reazione popolare alle telecamere Flock era arrivata al punto delle martellate e delle vernici spray, con residenti che si organizzavano per demolire fisicamente i pali. Quella era ancora infrastruttura terrestre, si vedeva e si toccava.
Il drone no. Il drone vola a 122 metri, di solito non lo senti, e quando lo senti ti è già sopra e ha fatto il suo lavoro. La reazione popolare che stava crescendo contro l’oggetto visibile trova, per adesso, un oggetto molto meno visibile da colpire. Chi controlla la telecamera controlla il quartiere; chi controlla il drone controlla il quartiere e i quartieri attorno, vede e non viene visto.
Il regolamento che non c’è
Negli USA, al momento, c’è un far west. C’è pochissima regolamentazione a livello statale e zero regolamentazione federale al di fuori della sicurezza aerea. Cioè: le autorità controllano che il drone non cada in testa a nessuno, ma su cosa può filmare mentre è per aria non decide nessuno. Ogni dipartimento si scrive le sue regole.
Flock, dal canto suo, dichiara di pubblicare log di volo e audit, sia pure con un ritardo per le indagini in corso. Ma il quadro complessivo è quello di uno strumento che si è diffuso prima che qualcuno decidesse i limiti d’uso.
Non è la prima volta che succede. Con i lettori di targhe stradali abbiamo visto la stessa dinamica: prima si installano, poi si scopre che gli agenti usano i database per pedinare le ex fidanzate, poi arriva il dibattito.
Con i droni di polizia la sequenza sta girando alla stessa velocità, forse più veloce, perché l’oggetto è più difficile da vedere e da contestare. E come segnalavamo due estati fa, l’infrastruttura è già in piedi, i primi arresti supportati da droni sono già cronaca, e i fornitori si consolidano.
Quanto ci metterà ad arrivare in Europa?
Di Telecamere Flock ce ne sono già un botto. Entro 3-7 anni vedremo le prime sperimentazioni su scala urbana in Europa, e se tutto va… Bene? Male? Giudicate voi, entro 8-12 anni avremo in UE una diffusione paragonabile agli USA (se mai si arriverà a quel livello).
Il freno principale non è tecnico ma (giustamente) normativo: il quadro europeo sulla sorveglianza pubblica (dal GDPR all’AI Act) rende esplicito quello che negli Stati Uniti resta implicito. La lettura automatica delle targhe da drone in servizio ordinario di polizia, in Europa, richiede una base giuridica specifica che oggi non c’è.
Ne beneficeranno per primi i grandi eventi (Olimpiadi, summit) e i porti commerciali, dove la deroga si giustifica più facilmente. Il costo di un sistema completo è oggi nell’ordine dei 100-200 mila euro per stazione operativa più il canone software: cifra facilmente sostenibile per un capoluogo, meno per un comune medio.
Droni di polizia: il dispiegamento
La cosa che mi lascia perplesso, alla fine, non è il drone in sé. L’esempio di Dallas mostra un uso in cui la macchina fa meglio dell’uomo, con meno pistole sguainate e più informazione.
Il punto che mi frulla in testa è un altro. È la parola dispiegamento: da 50 a 1000 programmi di droni di polizia in un anno e mezzo, senza che nessuno abbia deciso a livello federale cosa quei droni possano registrare, per quanto tempo tenere i dati, con chi condividerli.
Le regole, quando arriveranno, arriveranno a cose fatte. Come al solito. E lì ci troveremo a discutere se sia opportuno chiedere di smontare qualcosa che vola già da anni sopra le nostre teste. La stessa dinamica delle telecamere terrestri, solo un piano più su.
“E a me cosa cambia?” mi commenterà il lettore sbrigativo. Cambia che se un giorno il modello sbarca in Italia (Napoli, Milano, Bologna), la conversazione ce la ritroveremo sul comodino, quando è troppo tardi. Ricordate: c’è sempre, e ci sarà sempre una enorme differenza tra una Polizia di Stato ed uno Stato di Polizia: e se non riuscite a coglierla, purtroppo, il problema non è solo vostro ma di tutti.