Per chi segue il settore, la superintelligenza ha un significato preciso: un sistema in grado di superare gli esseri umani in ogni ambito, un traguardo che oggi resta teorico. Per l’amministrazione americana, da una settimana, la parola indica invece l’intelligenza artificiale in generale, quella che usiamo già oggi, ribattezzata con un atto firmato alla Casa Bianca. Domenica il termine ha ottenuto anche un organismo a suo nome, la Super Intelligence Force, guidato dal direttore dell’intelligence nazionale Jay Clayton.
Il 4 ottobre, con un messaggio su Truth Social, Trump ha dato un compito dichiarato a questa struttura. Quale? Quello di coordinare l’azione del governo federale perché l’America resti davanti a tutti sulla superintelligenza, una tecnologia che secondo il presidente molti giudicano più grande della rivoluzione industriale e di Internet. L’annuncio è stato ripreso da CBS News e dalle principali testate americane. Ma dietro la solita fanfara cosa c’è?
Chi siede nella Super Intelligence Force
A presiedere il gruppo c’è il succitato Jay Clayton, che nei giorni scorsi era indicato come il candidato più probabile al ruolo di responsabile dell’IA (lo “zar” di cui hanno parlato tutti) per la Casa Bianca. Con lui lavorano Andrew Ferguson, presidente della Federal Trade Commission, Emil Michael, sottosegretario alla Difesa per la ricerca e l’ingegneria nonché direttore tecnologico del Pentagono, e Scott Kupor, che dirige l’ufficio federale del personale. In tutto sono 4 persone, e rispondono a Trump e alla sua capo di gabinetto Susie Wiles.
Sul perché di questa composizione, Clayton ha riassunto così il clima della riunione alla Casa Bianca: il consenso emerso è che guidare l’America nell’IA sia la cosa più importante per la sicurezza nazionale. Si capisce, allora, perché a coordinare il lavoro ci sia un direttore dell’intelligence e non, per dire, un ministro dell’istruzione. Ferguson porta la competenza sulla concorrenza e sui consumatori, Kupor quella sulla gestione del personale delle agenzie federali, Michael il lato tecnico della difesa.
Il messaggio elenca anche gli interlocutori del gruppo. Da una parte ci sono i consumatori e le organizzazioni di interesse pubblico, dall’altra le comunità religiose. Poi arrivano i gestori delle infrastrutture critiche e le aziende che Trump chiama Super Intelligence Companies, cioè quelle che sviluppano i modelli. Sono 5 categorie in tutto.
L’accordo firmato una settimana prima
La SIF nasce da un incontro precedente, arrivato in un periodo in cui le richieste di regole per la tecnologia si sono fatte più insistenti. Martedì scorso Trump ha ricevuto alla Casa Bianca i vertici di 6 aziende dell’IA, da OpenAI a SpaceXAI di Elon Musk, e ha fatto firmare loro un accordo “volontario” di una sola pagina. Subito dopo l’incontro aveva detto ai giornalisti che avrebbe nominato un responsabile dell’IA nel giro di 3 o 4 giorni. Secondo la copia condivisa dal presidente, le aziende si impegnano a 4 livelli di controlli e audit, che includono valutazioni interne, verifiche di una società esterna e revisioni dei rispettivi consigli di amministrazione, e a incontrarsi con regolarità per definire standard di sicurezza comuni.
Trump ha definito quegli standard “moralmente vincolanti” e ha parlato di un forte lavoro di autocontrollo da parte delle aziende. Nella stessa occasione ha spiegato la nuova denominazione: secondo lui l’aggettivo artificiale non rende giustizia alla tecnologia, e per questo nei documenti federali si userà superintelligenza. Ai diplomatici americani, stando alle cronache di questi giorni, è stato chiesto di fare lo stesso.
Quando la superintelligenza cambia di significato
Nella “cosmogonia” del Signor Trump la parola “superintelligenza” potrà assumere tutti i valori e i pesi che vuole, ma in letteratura tecnica la parola ha una storia precisa. Nel 2014 il filosofo Nick Bostrom la usò come titolo di un libro, Superintelligence, per indicare un intelletto che supera di gran lunga le prestazioni cognitive umane in praticamente tutti i campi di interesse. Da allora è rimasta il nome di un obiettivo di ricerca e di una discussione sui rischi, più che di un prodotto da comprare o da installare.
Su queste pagine l’abbiamo seguita in entrambe le versioni. Avevamo già dedicato spazio agli scenari sulla superintelligenza, poi a giugno 2025 abbiamo raccontato la “Singolarità gentile” di Sam Altman, quando il capo di OpenAI scrisse che la sua azienda sapeva già come costruire l’AGI e guardava oltre. Ad aprile 2026 sono arrivate le 13 pagine di OpenAI sulle politiche industriali per l’era dell’intelligenza, con tasse sul lavoro automatizzato e protocolli di contenimento per una superintelligenza fuori controllo. In tutti questi casi la parola indicava un traguardo ancora discusso da chi lo persegue.
Da questa settimana ha un secondo impiego, amministrativo. Compare nei messaggi del presidente, nelle istruzioni ai diplomatici e nel nome di un organismo con 4 dirigenti federali. Una parola nata nei laboratori ha cambiato indirizzo: adesso sta a Washington. Varrebbe la pena tenere separati i due significati, per sapere di cosa si parla davvero, ma evidentemente l’obiettivo di Trump è “annettersi” anche la semantica.
Domenica mattina una sigla di 3 lettere e una parola presa in prestito dai laboratori hanno trovato posto insieme.
La prossima volta che la superintelligenza compare in un titolo, vale la pena guardare l’indirizzo: Washington oppure Oxford.