Il tesoriere di Fideuram, la banca di private banking del gruppo Intesa Sanpaolo, riceve il 23 febbraio 2026 una telefonata: il presidente lo chiamerà per dei bonifici riservati, e di questo non si parla con nessuno. A chiamare è qualcuno che si spaccia per l’amministratore delegato della banca. Lo stesso giorno un messaggio WhatsApp, da un numero che il presidente Paolo Molesini non ha in rubrica, si presenta come Carlo Messina, vertice di Intesa Sanpaolo, e annuncia una seconda telefonata, quella di un avvocato d’affari conosciuto. Quella voce Molesini la riconosce. L’ha ricostruita un software. In 3 giorni escono dalla tesoreria circa 95 milioni di euro. Viene da chiedersi se sia la prova che le mafie e l’IA lavorano ormai insieme.
Perchè l’IA, in questa storia, c’è e ha fatto il suo lavoro. Quanto alle mafie, i casi vanno messi in fila uno alla volta, e conviene cominciare da Fideuram, di cui il decreto del tribunale di Milano ricostruisce quasi ogni passaggio, ora per ora.
Mafie e IA, si parte da Fideuram: la storia giorno per giorno
Il messaggio WhatsApp, come detto, arriva il 23 febbraio da un uomo che dice di essere Carlo Messina. Il numero è diverso da quello che Molesini conosce, e lui se ne accorge. Eppure va avanti lo stesso. La richiesta riguarda l’acquisizione riservata di una banca estera, e il finto Messina gli spiega che sarà contattato da un legale. Il legale esiste davvero: è Paolo Nastasi, managing partner italiano dello studio A&O Shearman, completamente estraneo alla vicenda. A parlare, però, è una sua voce clonata con l’IA. Poi arrivano le email che imitano lo studio, con 11 documenti allegati, tra cui un accordo di massima riservatezza e una procura speciale che sembra firmata proprio da Messina.
Presidente e tesoriere, insomma, finiscono per convincersi a vicenda che va tutto ok. Nel decreto di sequestro, ricostruito da Il Fatto Quotidiano, la giudice scrive che hanno dato il via libera persuasi della bontà e dell’urgenza dell’operazione, senza avvertire né i vertici di Fideuram né di Intesa, perché si sentivano vincolati all’accordo di segretezza. Nessuno chiama nessuno. I bonifici partono verso la Cina e Hong Kong. Molesini, va detto, era presidente e consigliere non esecutivo, senza funzioni operative.
E poi arriva l’allarme: a darlo è una telefonata, e stavolta è vera. L’amministratore delegato di Fideuram chiama Molesini e gli dice che è in corso una truffa. Nelle ore successive la banca riesce a fermare 42 milioni finiti su conti cinesi, e altri 13 milioni vengono congelati in Portogallo. Mancano all’appello 39,5 milioni, passati da Malta e dal Lussemburgo, poi da una piattaforma canadese di money transfer e infine su 2 wallet di criptovalute, dove le tracce si fanno più sottili.
A gabbare una banca che a fine giugno amministrava 452,3 miliardi di euro sono bastati un messaggio e una voce.
Chi c’è dietro, almeno per ora
Il decreto firmato a maggio dalla giudice Sonia Mancini nomina un solo indagato. È un informatico israeliano di 48 anni, iscritto «in concorso con ignoti» per truffa aggravata e sostituzione di persona, come riferisce Open, e gli investigatori sono arrivati a lui seguendo le criptovalute, anche se la sua identità potrebbe essere falsa. Quasi 4 milioni, secondo le ricostruzioni, sarebbero finiti nelle sue mani. E “le Mafie”? Di clan, sui giornali, nessuna traccia.
Lo schema ha già una storia. Nel 2019 una truffa dello stesso genere è costata a Sisal 5,5 milioni. La Verità ricorda altri casi fotocopia, da Maire Tecnimont in avanti, per i quali la Procura di Milano ha chiesto nel 2025 il processo a 3 italo-israeliani, senza che risulti per ora alcun collegamento con Fideuram. Il copione ha la stessa grammatica, con il finto dirigente e la richiesta di riservatezza. A Milano sono aperti altri 2 fascicoli su casi analoghi. Uno vale circa 24 milioni, in parte recuperati a Barcellona dopo un giro tra Spagna e Asia, l’altro circa 2 milioni, ai danni di un istituto più piccolo.
Crosetto e le poche decine di euro
Febbraio 2025: gli imprenditori più noti d’Italia ricevono una telefonata nientemeno che dal ministro della Difesa Guido Crosetto, o meglio da un’imitazione costruita con un software. Il ministro chiede un bonifico su un conto di Hong Kong per pagare il riscatto di giornalisti italiani rapiti all’estero. Come avrete immaginato, nessun giornalista è stato rapito. Sono stati contattati, tra gli altri, Giorgio Armani e Marco Tronchetti Provera. Massimo Moratti ha bonificato circa 1 milione di euro (sempre un signore, l’ex patron dell’Inter), che la Procura di Milano ha poi bloccato su un conto olandese e che è stato recuperato a fine 2025.
L’inchiesta di D’Angelo, caporedattore a RaiNews24, di cui l’ANSA scrive il 28 settembre, mette il dito sul conto. Il software per clonare una voce si compra per qualche decina di euro, mentre le contromisure tecniche esistono da anni e restano inutilizzate. Una voce, insomma, costa poco. Ne scrivevo anch’io il 10 gennaio 2023, quando Microsoft presentò VALL-E, un sistema capace di imitare qualunque voce dopo averla ascoltata per appena 3 secondi. Nell’ottobre 2024 raccontavo poi di un voice cloning capace di ingannare anche gli esperti, e a novembre 2025 consigliavo una cosa quasi domestica, una parola d’ordine da concordare in famiglia, perché le truffe vocali stavano già crescendo. Ma le “Mafie”? Ah, già. Le Mafie. Vediamo un attimo.
Gratteri, le rotte e il container scansionato
Nicola Gratteri è procuratore di Napoli, e da qualche mese porta in giro per l’Italia un messaggio preciso. A Caccuri, in agosto, ha detto che siamo entrati nell’era delle mafie digitali. Alcune famiglie di ‘ndrangheta e di camorra, secondo lui, usano già l’IA per cercare le rotte marittime con meno probabilità di essere intercettate. Il messaggio è sempre lo stesso. A Rubiera, pochi giorni fa, ha aggiunto che i grandi cartelli modificano il percorso delle navi in base alle percentuali di controllo, e che in un porto del nord Europa sono riusciti a far risultare già scansionato un container che non lo era. Insomma: la sintesi, riportata anche da Reggionline, è che l’IA sarebbe già, «tra virgolette», al servizio delle mafie.
Per i porti esistono atti pubblici. Un informatico olandese di 44 anni ha convinto un dipendente di un terminal di Anversa a inserire in un computer una chiavetta USB con un malware, rimasto attivo per mesi. Ha poi contribuito a organizzare l’arrivo a Rotterdam di 210 chili di cocaina, nascosti in un carico di bottiglie di vino che le autorità olandesi hanno intercettato nel settembre 2020. La Corte d’appello di Amsterdam lo ha condannato a 7 anni, come racconta The Record. Europol stima che la frode dei codici PIN dei container abbia fatto passare da Anversa e Rotterdam almeno 200 tonnellate di cocaina.
In questi atti l’IA non compare, per quanto ho potuto leggere. Gratteri parla di indagini che un procuratore conosce e un cronista no, e nulla di ciò che ho trovato lo smentisce. Nell’autunno del 2025, a un convegno di Cybersecurity Italia, aveva aggiunto che in Italia si è molto indietro nel contrasto alle mafie attraverso i programmi informatici. Chi sono io per smentirlo? Andiamo avanti.
Musacchio, Europol e il condizionale
Il 21 aprile 2023 Vincenzo Musacchio, associato al Rutgers Institute on Anti-Corruption Studies, parlava a un incontro organizzato dalla Commissione Europea. Dichiarava di non conoscere casi giudiziari, in Europa, di criminalità organizzata che usasse l’IA per riciclare. Non poteva dirlo con prove alla mano, aggiungeva, ma aveva «il sentore» che le mafie più moderne stessero già sviluppando sistemi di IA per manipolare i mercati dove riciclare. Negli interventi di settembre 2026 il registro resta sempre quello dello scenario. L’assenza di regole potrebbe consentire alle mafie di appropriarsi di algoritmi capaci di automatizzare il riciclaggio. E presto, scrive, i gruppi criminali avranno accesso a strumenti dal potenziale offensivo molto più alto.
Europol dice cose più precise. Il rapporto IOCTA 2026, pubblicato il 28 aprile, descrive l’IA generativa come un acceleratore delle frodi online, usata per rendere più credibile l’ingegneria sociale. Il rapporto sulla criminalità organizzata grave, che esce ogni 4 anni ed è del 2025, parla dell’IA come di un catalizzatore e immagina, come scenario futuro, reti criminali guidate da un’IA autonoma. Nello stesso documento c’è un dato che pesa più di qualunque algoritmo: la confisca dei proventi resta ferma a circa il 2%.
Europol e UNODC, letti alla fonte
Pubblicazione: Europol, “IOCTA 2026, The evolving threat landscape: how encryption, proxies and AI are expanding cybercrime”, pubblicato il 28 aprile 2026 sul sito di Europol.
Dati chiave: l’IA generativa serve a personalizzare l’ingegneria sociale e ad accelerare le frodi online. Il rapporto riguarda il cybercrime e le frodi online.
Pubblicazione: UNODC, “An Interconnected Criminal Ecosystem: Transnational Organised Crime Threat Assessment for Southeast Asia 2026”, 21 luglio 2026, riassunto da OCCRP.
Dati chiave: documentato l’uso di IA generativa e deepfake nelle frodi dei sindacati criminali del Sud-est asiatico. Le perdite da truffe nel 2025 sono stimate tra 81 e 105 miliardi di euro, cifre convertite dalla stampa internazionale.
Napoli: un hacker in prestito e una banca con il centralino
Come forse saprete, vi scrivo da Napoli: qui la camorra digitale è una notizia di quartiere. Il 3 marzo 2026 la DDA ha eseguito 71 arresti contro i clan Mazzarella e dell’Alleanza di Secondigliano. Tra le contestazioni ci sono criptovalute e dark web come strumenti di riciclaggio, ed è per questo che Gratteri ha parlato di una camorra al passo con i tempi. Il 16 marzo è emersa un’altra inchiesta, con 16 arresti e circa 1 milione di euro sequestrato per 60 truffe informatiche messe a segno tra il 2022 e il 2024.
Al centro c’è un hacker di 25 anni vicino al clan Licciardi. Il giovane è un talento, e per questo viene addirittura «prestato» ai Mazzarella, rivali storici dei Licciardi, che per usarlo chiedono il nullaosta. Le chiamate fraudolente ordite da questo “Mr Robot” al contrario partivano da una centrale telefonica nella zona orientale di Napoli, con una struttura speculare in Spagna. La stampa locale parla di colpi fino a 300mila euro al giorno. Roberto (Saviano), senti già odore di sceneggiatura, vero?
Poi c’è la banca online. Tra il 2018 e il 2023 un’organizzazione con base a Portici ed Ercolano ha movimentato oltre 2,6 miliardi di euro per più di 6mila clienti, come ricostruito da L’Identità. Aveva 15 dipendenti, un centralino e una chat, e si pubblicizzava con un ebook. Gratteri la racconta con cifre più alte, 3,6 miliardi, dei quali ne sarebbero stati sequestrati 2. Nelle ricostruzioni pubblicate, però, l’IA non compare. In un’altra inchiesta della DDA, sul clan Lo Russo, un informatico incensurato trasformava il contante in moneta virtuale, spostata a Dubai e reinvestita in Rolex. Pure qua, niente intelligenza artificiale. Ma non c’è solo Napoli, no?
Prato: la banca che funzionava sulla fiducia
A giugno 2026 la DDA di Firenze ha eseguito 41 misure cautelari contro una banca illegale nascosta nel distretto industriale di Prato. Secondo gli investigatori muoveva tra 80 e 100 milioni di euro l’anno per le mafie italiane, camorra compresa, e per gruppi albanesi. Lo racconta l’ANSA. Il metodo era l’hawala, il sistema di compensazione che si regge sulla parola di chi lo gestisce, e che Il Vibonese descrive in contrasto con le organizzazioni che si affidano a criptovalute e hacker.
Un meccanismo vecchio di secoli, quindi, con fino a 100 milioni l’anno in transito e nessun modello da addestrare. Anche qua, niente intelligenza artificiale.
Dove l’IA è documentata davvero
Dopo aver gironzolato attraverso l’Italia e gli ultimi anni, mi sono convinto di una cosa, e mi assumo la responsabilità di dirla: chi cerca l’IA nel crimine organizzato con i documenti in mano deve cambiare continente. Il rapporto dell’UNODC del 21 luglio sul Sud-est asiatico documenta l’uso di IA generativa e deepfake da parte di interi gruppi che gestiscono intere “fabbriche” della truffa. Le stime riprese dalla stampa internazionale parlano di perdite da truffe, nel 2025, tra 81 e 105 miliardi di euro. Chi ha letto il rapporto riferisce che il fattore abilitante principale è la corruzione, più delle macchine. Con le mafie italiane nessun legame, per ora.
Casi a confronto: chi ha usato cosa
Fideuram, febbraio 2026: WhatsApp falso e voce clonata, con circa 95 milioni usciti. Ne mancano ancora 39,5. Un indagato, nessun legame con clan italiani emerso.
Falso Crosetto, febbraio 2025: voce clonata e riscatto inventato, circa 1 milione bonificato da Moratti e recuperato. Autori non identificati nelle ricostruzioni lette.
Porti di Anversa e Rotterdam: malware su chiavetta USB e codici PIN dei container, almeno 200 tonnellate di cocaina secondo Europol. Nessuna IA negli atti.
Camorra a Napoli, 2026: criptovalute e dark web, con un hacker condiviso tra clan rivali. Nessuna IA negli atti.
Banca online di Portici ed Ercolano: 2,6 miliardi riciclati tra il 2018 e il 2023, con centralino e chat. Nessuna IA negli atti.
Banca fantasma di Prato, giugno 2026: il sistema hawala e 41 misure cautelari, con 80-100 milioni l’anno in transito. Nessuna IA negli atti.
Clan del Sud-est asiatico, 2025-2026: IA generativa e deepfake documentati dall’UNODC. Nessun legame con le mafie italiane nelle fonti lette.
Una scommessa firmata e datata
Scrivo oggi, 3 ottobre 2026, e ci metto la firma. Il primo atto giudiziario italiano che nominerà l’IA tra gli strumenti di un clan riguarderà una voce clonata per una truffa o un’estorsione, e non una rotta navale calcolata da un algoritmo. Arriverà entro la fine del 2027, probabilmente da una DDA del Sud. Una voce si compra a poche decine di euro. Un modello capace di prevedere i controlli in un porto andrebbe invece nutrito di dati che quasi nessuno possiede. Se sbaglio, tornate a trovarmi qui. O magari cercatemi nel pilone di un viadotto autostradale.
Le mafie e l’IA si incontreranno, prima o poi, in un fascicolo con un numero e un giudice, e quel giorno i cronisti avranno finalmente qualcosa da citare senza il condizionale. A Fideuram è bastata una telefonata. Quella vera è arrivata a bonifici già fatti, e circa 55 milioni su 95 si sono fermati solo dopo che l’amministratore delegato ha avvisato il presidente. La voce l’avrà anche messa l’IA, ma la fiducia l’aveva già messa la banca. O no?