Per allungare la vita, da anni i ricercatori guardano alla metformina, un vecchio farmaco contro il diabete che promette bene anche nel campo della longevità. Promesse troppo ambiziose, però: il guaio è che la metformina agisce contemporaneamente su tante cose dentro la cellula, e così diventa difficile capire quale di queste faccia davvero la differenza. C’è invece un composto chiamato 991 che preme un interruttore solo, e al momento si è mostrato capace di allungare la vita in 3 specie diverse.
Di quanto? Anche di oltre il 25%, in certi esperimenti. Lo studio è uscito su Aging Cell, e tra i firmatari ci sono Helena Cochemé dell’MRC Laboratory of Medical Sciences di Londra e Charalampos Rallis della Queen Mary University of London.
Il gruppo ha dato il composto 991 a un lievito e a due animali, un verme e un moscerino della frutta. Il 991 si lega direttamente all’enzima AMPK e lo “accende”, senza passare dai tanti sistemi che la metformina tocca per strada. Tutti e 3 hanno vissuto di più. Quando poi hanno tolto l’AMPK funzionante a lieviti e vermi, il vantaggio è sparito del tutto. Questo rafforza l’idea che il composto lavori passando proprio da quell’interruttore, senza bisogno di invocare effetti collaterali misteriosi.
Cos’è AMPK e perché accenderlo può allungare la vita
AMPK è, come detto, un enzima che le cellule usano come un po’ come la spia della batteria: quando l’energia cala, si accende e comincia a tagliare le spese. Rallenta la produzione di proteine nuove e l’accumulo di grasso, e libera il carburante già in magazzino. Prendetela come la “modalità risparmio” del telefono che, quando sta al 10% di batteria, spegne le app in background e abbassa la luminosità. È un meccanismo, questo, che troviamo dal lievito all’essere umano: esercizio fisico e digiuno lo accendono da sempre.
Chi studia l’invecchiamento e i modi di allungare la vita sa da tempo che le modifiche genetiche e le diete capaci di aumentare l’attività di AMPK allungano la vita di vermi e mosche.
Nell’agosto 2020 raccontammo di un altro enzima, VRK-1, che nei nematodi spingeva AMPK e prolungava la vita, con indizi che lo stesso meccanismo funzionasse anche nelle cellule umane coltivate in laboratorio. Era la leva indiretta. Sei anni dopo c’è un farmaco che preme il pulsante direttamente. In teoria permette di separare il segnale di scarsità dal resto del pacchetto, fame e fatica comprese: detto in breve e sempre in teoria, possiamo ottenere gli effetti di digiuno ed esercizio, senza digiuno ed esercizio.
Perché la metformina non bastava a dimostrarlo
Nel 2013 uno studio sui topi, pubblicato su Nature Communications, trovò che una dose bassa di metformina alzava del 6% la durata media della vita in un ceppo di maschi. Una dose molto più alta, invece, risultava tossica. Nei vermi, poi, una parte dell’effetto dipende dai batteri intestinali, per cui distinguere il merito di AMPK da quello dei microbi richiede la pazienza di un investigatore. (Topi da una parte, lieviti e vermi dall’altra: il paragone regge fino a un certo punto.)
Il 991 aggira il problema, perché si attacca direttamente all’enzima. Prima di misurare la durata della vita, i ricercatori hanno controllato che lo accendesse in tutti e 3 gli organismi. Nelle mosche, intanto, il grasso corporeo è sceso senza che gli insetti mangiassero di meno.
È la prima dimostrazione che un farmaco diretto su AMPK porta benefici di longevità in organismi viventi. Una prova di principio, insomma.

Il lavoro del gruppo di Cochemé
Pubblicazione: Eliano Dos Santos, Helena M. Cochemé e colleghi, “Direct Pharmacological Activation of AMPK Extends Lifespan in Yeast, Worms and Flies”, pubblicato su Aging Cell (2026). DOI: 10.1111/acel.70721.
Dati chiave: secondo PubMed (PMID 42810392), il composto 991 attiva direttamente AMPK in Schizosaccharomyces pombe, Caenorhabditis elegans e Drosophila melanogaster, e in tutti e 3 la vita si allunga, di oltre il 25% in alcuni esperimenti. Senza AMPK funzionante, in lieviti e vermi, il vantaggio sparisce. Nei topi sono stati analizzati i fegati di 3 animali trattati e 3 di controllo, senza misurare la sopravvivenza.
Una manopola da regolare con la mano leggera
Con dosi più alte di composto 991, in alcune prove su mosche e lievito, la vita si è accorciata. Un interruttore regolato male smette di allungare la vita e comincia ad accorciarla. Per questo Rallis invita a non correre a comprare integratori sull’onda di questo risultato, perché nei loro esperimenti troppo farmaco ha ridotto la durata della vita. Nella mappa degli integratori che abbiamo pubblicato il 26 settembre quasi tutto vive in una zona grigia, e con un composto da laboratorio come il 991 la zona è ancora più scura.
Sui mammiferi si è fatto ancora poco. Il 991, racchiuso in nanoparticelle, è stato iniettato per 3 settimane a un gruppo minuscolo di topi (3 trattati e 3 di controllo). I ricercatori hanno guardato il fegato, non la durata della vita. Le cellule mostravano più mitocondri e meno attività di mTOR, la via che spinge la crescita e che la rapamicina, in uno studio del 2009 su Nature, aveva frenato allungando la vita dei topi. Segni compatibili, per ora, con una cellula che attiva quella modalità di “risparmio energetico” di cui vi parlavo.
E sugli umani? Si è fatto già qualcosa?
Un attivatore diretto di AMPK, PXL770, è arrivato a una Fase 2a su 120 pazienti con fegato grasso: tollerato abbastanza bene, ma senza centrare l’obiettivo primario. Un altro, MK-8722, ha migliorato il controllo del glucosio in topi e scimmie e ha prodotto un ingrossamento del cuore, come riassume anche ZME Science.
Firmo una previsione, datata oggi 2 ottobre 2026: un dato di sopravvivenza sui topi trattati con un attivatore diretto di AMPK non lo leggeremo prima del 2028.
Quanto manca, dalla mosca al paziente
Almeno 7 anni, e forse mai in questa stessa forma.
Servono studi sulla durata della vita nei mammiferi, che richiedono anni, e una dose sicura: tra gli attivatori diretti già provati, uno ha mancato l’obiettivo primario in Fase 2a e un altro ha ingrossato il cuore a topi e scimmie. La strada battuta dai predecessori è quella delle malattie metaboliche, come il fegato grasso: lì comincerebbe qualunque uso reale, molto prima di una promessa di vita più lunga.
Se la finestra utile è davvero stretta, una molecola così avrà più probabilità di nascere in un ambulatorio, con una ricetta e un medico che controlla la dose.
Per allungare la vita servirà una manopola, e a girarla bene, per ora, sono state soltanto le mosche: certe specie hanno tutte le fortune. Più o meno.