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Medicina

Germania, 7.500 persone: 10 diete diverse rallentano tutte l’orologio biologico

Dieta mediterranea, DASH o nordica: a Bonn 7.500 persone mostrano che le diete sane rallentano l'orologio biologico, di poco.

Germania, 7.500 persone: 10 diete diverse rallentano tutte l'orologio biologico
Foto: mustafa türkeri / Pexels

Per anni ci hanno raccontato che esiste una dieta giusta e che sta a noi scoprire quale sia, mediterranea o nordica a seconda di chi parla. I dati raccolti a Bonn su 7.500 persone la mettono in difficoltà, perché gli 8 schemi alimentari sani esaminati risultano tutti legati a un invecchiamento biologico più lento (quello misurato nel DNA), con scarti modesti tra l’uno e l’altro.

Chi cercava un vincitore dovrà accontentarsi di un pareggio ben distribuito.

Lo studio è uscito a fine agosto su Nature Communications e lo firma Juliana Tavares con Monique Breteler. Breteler guida la Rhineland Study, il progetto con cui il DZNE, il centro tedesco per le malattie neurodegenerative, segue nel tempo i residenti di due quartieri di Bonn. Da lì arrivano 6.470 partecipanti tra i 30 e i 95 anni, a cui se ne sono aggiunti altri 1.034 della coorte EPIC-Potsdam per la verifica. Di ciascuno i ricercatori conoscevano le abitudini a tavola e avevano un campione di sangue.

Come si legge l’età di un corpo in una provetta di sangue

Il trucco sta nella metilazione del DNA, una specie di appunto a matita lasciato sul genoma. Sono piccoli gruppi chimici che si attaccano o si staccano in certi punti, e così alzano o abbassano l’attività dei geni. Quegli appunti cambiano con gli anni in modo abbastanza prevedibile, un po’ come l’usura sul bordo di un libro molto letto. Per questo permettono di stimare un’età biologica che può discostarsi da quella anagrafica.

Tecnico di laboratorio con provette di sangue, il materiale da cui si misura l'età biologica negli studi su dieta e invecchiamento
Da campioni di sangue come questi si legge la metilazione del DNA. Foto: Towfiqu barbhuiya / Pexels

Il gruppo di Bonn ha applicato 3 orologi epigenetici, cioè 3 formule che trasformano quei segni in un’età. GrimAge e PhenoAge, di seconda generazione, funzionano come un contachilometri e registrano quanta strada il corpo ha già fatto. DunedinPACE, di terza generazione, somiglia a un tachimetro e misura a che velocità si sta invecchiando adesso. In tutto hanno guardato circa 850.000 punti del DNA, quasi il doppio di quelli esaminati dalla maggior parte degli studi precedenti.

Dieta mediterranea, DASH, nordica: 10 punteggi, e 2 vanno al contrario

Le diete messe sotto esame sono in realtà 10 punteggi di aderenza. Ciascuno confronta ciò che una persona dichiara di mangiare con le regole di uno schema. Ci sono la dieta mediterranea, la DASH nata contro la pressione alta, la MIND pensata per il cervello e altre ancora (elenco nel riquadro). Otto descrivono un’alimentazione sana. Gli altri 2 misurano le abitudini peggiori, e sono un punteggio vegetale poco sano e un indice del potenziale infiammatorio dei cibi: più ci si avvicina a loro, più l’orologio tende a correre.

Dopo la correzione statistica per i confronti multipli, la DASH e la nordica sono le uniche a reggere su tutti e 3 gli orologi. Un aumento di 1 deviazione standard del punteggio DASH (4,4 punti) si associa a 0,10 deviazioni standard in meno sul DunedinPACE. Sugli altri 2 orologi la differenza è di 0,03: poco, in valore assoluto, e infatti gli autori parlano di effetti misurabili ma non enormi. La dieta EAT-Lancet, pensata per far bene alla salute e all’ambiente, non mostra alcun legame con GrimAge e PhenoAge.

I 10 punteggi dietetici di Bonn, uno per uno

Pubblicazione: Tavares e colleghi, “Associations between diet quality, epigenetic aging and epigenome in two population-based cohorts”, pubblicato su Nature Communications (2026). DOI: 10.1038/s41467-026-77064-4.

Dati chiave: 6.470 persone della Rhineland Study (età media 56,3 anni, 57% donne), con replica su 1.034 persone di EPIC-Potsdam (età media 49,9 anni). Misure: 3 orologi epigenetici su circa 850.000 siti del DNA.

  • Dieta mediterranea (MDS): aderenza allo stile alimentare mediterraneo
  • DASH: nata per abbassare la pressione alta
  • MIND: pensata per proteggere il cervello
  • AHEI-2010: l’Alternate Healthy Eating Index, un indice di alimentazione sana
  • Dieta nordica: aderenza al modello alimentare dei paesi del Nord Europa
  • EAT-Lancet: pensata per far bene alla salute e all’ambiente
  • PDI: indice di dieta a base vegetale, nella versione generale
  • hPDI: indice di dieta vegetale sana
  • uPDI: indice di dieta vegetale poco sana, un punteggio alto segnala abitudini sfavorevoli
  • DII: Dietary Inflammatory Index, il potenziale infiammatorio della dieta, un punteggio alto segnala abitudini sfavorevoli

Ogni schema lascia le sue impronte in punti diversi del DNA, ma quei punti finiscono per bazzicare gli stessi percorsi biologici. Tra i 9 punteggi che hanno lasciato un segno più del 70% dei percorsi coincide, e riguarda come le cellule sono fatte, comunicano e consumano energia. Restano poche firme specifiche, come i percorsi legati al cuore nella DASH e quelli di memoria e apprendimento nella MIND.

Tra i fumatori il legame con la dieta si vede meglio

Il legame tra mangiare meglio e invecchiare più lentamente risulta più forte tra i fumatori. Eppure nel campione i fumatori non mangiano in media più sano degli altri. Nel testo completo dello studio la formulazione è più stretta. Per diversi punteggi, tra cui la mediterranea e la DASH, l’associazione compare tra i fumatori attuali e manca tra gli ex fumatori e chi non ha mai fumato.

Tavares ipotizza che a chi fuma resti semplicemente più margine da recuperare, visto il danno di partenza. I meccanismi biologici, aggiunge, non sono ancora chiari. Gli autori ricordano comunque che il risultato non attenua i danni, ben noti, del tabacco.

Cosa dice una fotografia scattata a Bonn e cosa lascia fuori

I dati sono un’istantanea: un questionario sulle abitudini alimentari, che si affida alla memoria di chi risponde, e un prelievo di sangue. Lo studio mostra quindi associazioni tra come si mangia e come invecchia il DNA, senza stabilire che sia la dieta a rallentare l’orologio. Gli autori ricordano anche che il campione è fatto soprattutto di tedeschi di origine europea e che qualche fattore di confusione potrebbe essere sfuggito.

Tra i 6.470 partecipanti della coorte di Bonn solo 18 stanno nel quarto migliore di tutti e 10 i punteggi. Sono meno di 3 persone ogni 1.000 (conto mio sui dati dello studio), mentre 77 lo sono in almeno 9. Chi mangia sano secondo una regola spesso non lo fa secondo l’altra, e quindi la risposta su quale sia la dieta giusta dipende da chi tiene il metro.

Ad agosto 2024 avevamo raccontato l’esperimento sui gemelli: 21 coppie seguite per 8 settimane, con un fratello vegano e l’altro onnivoro. L’età biologica era scesa solo nel gruppo vegano, con la cautela dei ricercatori sui circa 2 chili persi in più. Quello era un intervento breve, questo è il ritratto di abitudini lunghe una vita, e le due misure vanno tenute separate. Sulle proteine, intanto, lo studio della McMaster University aveva analizzato 15.977 adulti americani senza trovare differenze di mortalità tra chi mangia soprattutto proteine vegetali e chi animali.

«Allora, qual è la dieta giusta?» «Una delle 8 sane dello studio di Bonn, a tua scelta. La DASH e la nordica hanno qualche punto in più, e il tuo DNA se ne accorgerà appena.»