Nel fotogramma che accompagna il comunicato sui robot umanoidi di Generative Bionics c’è un magazzino pieno di scaffali. Un robot scuro con le spalle blu solleva una scatola e, accanto a lui, 5 sagome azzurre trasparenti camminano con la stessa scatola. Le sagome, a occhio, sono i gemelli digitali, cioè copie al computer dello stesso lavoro. L’immagine racconta il piano presentato oggi, 21 ottobre, a CES Unveiled Milan, una rete di 3 siti dove i robot lavorano davvero e raccolgono dati. Tanti dati. Una intera data factory, una “fabbrica di dati”.
Quei dati vengono poi moltiplicati in simulazione. Il primo sito sarà un hub di 5.000 metri quadrati in Italia, operativo entro il quarto trimestre del 2027.
Perché ai robot umanoidi servono dati che nessuno ha ancora
I grandi modelli linguistici hanno imparato leggendo quello che trovano online, e di materiale ce n’è parecchio. Per un robot che deve afferrare una scatola, muoversi tra le persone e non fare danni non esiste un archivio equivalente. Il comunicato lo ammette con parole semplici e ci costruisce sopra la Data Factory, letteralmente la fabbrica di dati (mi rendo conto che “data factory” sia più elegante di “data center”, un termine collegato a parecchie resistenze, anche legittime. Sono due cose diverse? Spiegatemi perchè).
Nell’hub flotte di GENE.01, il robot umanoide dell’azienda, svolgeranno compiti industriali in ambienti ricostruiti con i partner. Ogni gesto lascerà una traccia fatta di contatto e forza, di immagini e di vicinanza alle persone, registrata anche dalla pelle multimodale del robot. Sono dati fisici, quelli che per i testi si trovano gratis e per i robot bisogna produrre a mano.
Poi tocca alla simulazione. Ogni ambiente e ogni configurazione del robot vengono ricreati come gemelli digitali, così lo stesso lavoro si può ripetere in migliaia di varianti. Si cambiano scaffali e materiali o si provocano guasti che nessuno vorrebbe vedere in un capannone vero. I modelli addestrati in questo modo tornano nel robot per essere validati, dimodoché arrivi dal cliente già pratico del posto. Daniele Pucci, CEO dell’azienda, la mette così: «stiamo replicando il mondo, fisicamente e digitalmente».
Che cosa mette AMD, oltre ai chip
AMD Helios è un rack, cioè un armadio da data center, che ospita 72 acceleratori Instinct MI455X raffreddati a liquido, secondo Data Center Frontier. È in produzione, con le prime installazioni attese nella seconda metà del 2026. Tra i clienti già nominati ci sono Microsoft, che lo prevede per Azure, e OpenAI, con un accordo fino a 6 gigawatt di capacità AMD.
Nel testo dell’annuncio Generative Bionics intende avvalersi di quei rack, e si prevede che offrano la capacità necessaria. Il documento non dice quanti ne arriveranno (né quanto costeranno). AMD c’era già: con AMD Ventures ha partecipato al round da 70 milioni di euro e, secondo Money.it, fornisce il calcolo di bordo di GENE.01. Adesso entra anche nel data center.
La parola sovranità compare nelle citazioni di Pucci e in quelle di Keith Strier, vicepresidente senior di AMD per i mercati globali dell’AI. Il piano vuole dati e modelli generati e addestrati in Europa, e il calcolo, in questo schema, lo fornisce un’azienda californiana.
Quanto è grande 5.000 metri quadrati, in Europa
A marzo avevamo raccontato la palestra per umanoidi di Monaco di Baviera, il RoboGym dell’Università Tecnica di Monaco e di NEURA Robotics. Misura 2.300 metri quadrati e vale 17 milioni di euro (11 dei quali messi da NEURA), con apertura prevista da metà 2026.
Il conto è presto fatto: l’hub italiano misurerebbe 2,2 volte quello bavarese e arriverebbe oltre un anno dopo. Con il costo al metro quadro di Monaco (circa 7.400 euro, ricalcolo mio e fatto a spanne) si arriverebbe a 37 milioni di euro. Generative Bionics non ha dichiarato né il budget né il numero di robot che ci lavoreranno.
Quel primato, nel comunicato, è scritto al futuro. L’hub è «destinato a diventare» la più grande struttura europea di addestramento per robot umanoidi basati sulla Physical AI. La stessa ricostruzione di marzo contava in Cina più di 40 centri di raccolta dati per robot. Uno, a Pechino, arriva a 10.000 metri quadrati, il doppio dell’hub italiano.
Che cosa si sa del primo hub, e che cosa no
Si sa che sarà in Italia e che dovrebbe funzionare entro il quarto trimestre del 2027, e che avrà un seguito: una seconda struttura in un’altra area d’Europa e una terza per i mercati globali. Non si sa la città, e nemmeno quali partner industriali presteranno gli ambienti da riprodurre.
Intanto GENE.01 ha un calendario suo. I primi test nel cantiere Fincantieri di Sestri Ponente, a Genova, erano attesi entro la fine del 2026 (ne parlammo a febbraio: un robot italiano nei cantieri navali). È circa un anno prima dell’apertura dell’hub, e il primo robot imparerà dal lavoro vero molto prima di avere la sua palestra di dati. Sul prezzo, Pucci ha indicato a luglio un obiettivo di 70.000-90.000 euro a volumi più alti, secondo LaPresse. L’esemplare attuale, precisa, usa componenti da ricerca in piccola serie.
L’annuncio di Milano in cifre
Annuncio: Generative Bionics, comunicato del 21 ottobre 2026 diffuso a CES Unveiled Milan, con il sito dell’azienda su gbionics.ai.
Dati chiave: il piano della data factory prevede 3 siti e un primo hub da 5.000 metri quadrati, operativo entro il quarto trimestre del 2027 con rack AMD Helios. Il round seed da 70 milioni di euro è stato guidato da CDP Venture Capital, con AMD Ventures, Duferco, Eni Next, RoboIT e Tether. Il comunicato non dice dove sorgerà l’hub né quanti robot ci lavoreranno.
Cosa deve succedere entro la fine del 2027
Orizzonte stimato: breve, 1-3 anni per il primo hub (entro il quarto trimestre del 2027), senza alcuna data per il secondo e il terzo sito.
Prima dell’apertura l’azienda deve scegliere la sede e trovare il budget, e AMD deve consegnare i rack. I primi a usare i risultati sarebbero i clienti industriali con un GENE.01 già configurato sul proprio ambiente. Per ora il comunicato non ne cita nessuno per nome.
Quanto al dove, il comunicato dice «in Italia», formula elastica per 5.000 metri quadrati di capannone da riempire di robot umanoidi entro fine 2027. L’hub più grande d’Europa, per ora, non ha un indirizzo.
