Dal 28 settembre, sui cartelli degli impianti Enilive, la benzina costa al massimo 1,99 euro e il gasolio 2,19. Quel tetto di prezzo è finito dentro la storia dei distributori a secco in Puglia, Calabria e Basilicata. Ci sta accanto ai blocchi dei camionisti e ai cancelli di Taranto.
Distributori a secco: la ricostruzione a più strati
La spiegazione più semplice dice che i tir bloccano e la benzina non arriva. La ricostruzione di BusinessOnline aggiunge pezzi. Il 12 ottobre 37 autocisterne sono rimaste ferme ai cancelli della raffineria Eni di Taranto, bloccati dai lavoratori dell’ex Ilva. Il giorno dopo più di 50 dei circa 300 impianti serviti da quella raffineria erano senza prodotto, cioè circa 1 su 6.
Eni sostiene che la raffineria lavora regolarmente e che il nodo è la distribuzione. Chi ha ragione dipende da dove si guarda. Dentro la raffineria i serbatoi sono pieni, fuori dal cancello le autocisterne aspettano.
Il tetto di prezzo e gli acquisti di panico
Qui entra la scelta commerciale. Secondo la stessa ricostruzione, il prezzo basso di Enilive ha richiamato più clienti e accorciato i tempi di svuotamento dei serbatoi. L’allarme dei giorni scorsi ha fatto il resto con gli acquisti di panico. Il tetto vale dal 28 settembre, due settimane prima dei blocchi: se la ricostruzione regge, il 12 ottobre molti impianti partivano già con i serbatoi più scarichi del solito. Il 16 ottobre il gasolio self costava in media 2,256 euro, secondo i dati del Mimit riportati dall’ANSA. Con il tetto a 2,19 si risparmiano circa 7 centesimi al litro. Per un’auto con 50 litri di serbatoio fanno 3,3 euro: abbastanza per fare una coda, a quanto pare.
La conseguenza si è spostata altrove. In Campania mancano prodotti freschi tra Napoli e Caserta. La raccolta rifiuti è in difficoltà a Napoli e in una quindicina di comuni della costa ionica messinese, e il prefetto di Napoli, Michele di Bari, ha attivato un piano 24 ore su 24 per garantire farmaci e carburanti. Alcune linee dell’EAV viaggiano a ranghi ridotti perché il gasolio non arriva. Il 19 ottobre, secondo Il Post, diversi benzinai campani erano senza carburante perché alcune autobotti non avevano fatto le consegne dai depositi.
Il quadro completo, con i camionisti e gli studenti, sta nel pezzo sulle proteste in Italia.
In Calabria la Fedralog conta circa 800 mezzi in 22 presìdi. Il fermo dei camionisti in Calabria e in Campania proseguirà fino al 27 ottobre, quando è previsto un nuovo incontro con il governo. A Taranto il blocco dipende dalla vertenza dell’ex Ilva, che ha un calendario suo. Per chi cerca gasolio a Foggia, 2,19 euro al litro è un prezzo teorico: nei distributori a secco la colonnina non eroga.
