Hot Pot Dentro la Tesla Roadster c’è una tecnologia che non riguarda le auto

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Dentro la Tesla Roadster c’è una tecnologia che non riguarda le auto

La Tesla Roadster si solleva per 10 secondi con propulsori ad aria fredda. La parte interessante non è il salto.

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Immaginate il meccanico che fra tre anni si troverà quell’auto sul ponte sollevatore. Tagliando ordinario, fari, freni, e poi sotto il pianale trova serbatoi in fibra di carbonio pressurizzati a valori che in officina non si vedono mai. La Tesla Roadster non è un’auto che vola: è un’auto che porta in giro un impianto pneumatico nato per tutt’altro mestiere.

Perché la notizia vera, come racconta NextBigFuture, non sta nel sollevamento. Sta nei propulsori ad aria fredda e nel software che li dosa.

Cosa fa davvero la Tesla Roadster quando si stacca da terra

Niente rampa, niente rincorsa. Gas freddo espulso da ugelli, spinta verticale, controllo d’assetto in tempo reale su più assi contemporaneamente. L’auto si alza, resta sospesa, scende. Durata dichiarata: 10 secondi.

Dieci. Il tempo di un semaforo corto, o di capire che il parcheggio in doppia fila lo stavate facendo comunque. Ne avevamo già parlato quando la Roadster ha saltato e il volo è rimasto in attesa, e la demo di ottobre non sposta quel giudizio di un millimetro.

Il prezzo annunciato a suo tempo era di 200.000 dollari (circa 184.000 euro) per la versione base, 250.000 dollari (circa 230.000 euro) per la Founders Series. Fate voi il conto al secondo di sospensione.

Eppure chi liquida la cosa come un giocattolo per miliardari annoiati guarda il dito. Quei propulsori sono la stessa famiglia di dispositivi che SpaceX usa per manovre fini nel vuoto, e l’algoritmo che li coordina su un’automobile da due tonnellate in un parcheggio è lo stesso tipo di problema che si pone quando un contenitore rientra dall’orbita e deve posarsi dove gli hai detto.

Il carico che torna dallo spazio, e il conto che cambia

Oggi riportare materiale dalla Stazione Spaziale significa una capsula Dragon, un ammaraggio, navi di recupero e una finestra meteo. Le stime pubbliche per una missione cargo completa stanno nell’ordine dei 200 milioni di dollari (circa 184 milioni di euro). Un modulo leggero che frena con gas freddo e si posa su un piazzale costerebbe una frazione.

Ecco il collegamento che nessuno fa: Tesla sta usando i suoi clienti più ricchi come banco prova per la logistica orbitale di un’altra azienda. Il payload è il compratore stesso.

Non è la prima volta che una promessa di mobilità verticale arriva prima della sua infrastruttura. L’Aerocar fu certificata nel 1956 e ne costruirono sei. La differenza, stavolta, è che la tecnologia abilitante serve davvero a qualcuno. Solo che quel qualcuno non guida.

Dai 10 secondi al rientro mirato: quanto manca davvero

Finestra realistica: 2030-2035 per un rientro cargo commerciale con atterraggio propulsivo a gas freddo su sito terrestre scelto.

Ostacoli: la massa dei serbatoi pressurizzati cresce più in fretta della spinta utile. L’autorizzazione al sorvolo di aree abitate è materia FAA ed ENAC, non di ingegneria. E lo scudo termico va progettato a parte, perché i thruster non lo sostituiscono.

Chi ci guadagna per primo: i laboratori farmaceutici che fanno cristallizzazione in microgravità e oggi aspettano mesi il campione.

Il dettaglio che ridimensiona: l’aria compressa a bordo dell’auto si esaurisce in 10 secondi. Per il rientro da 400 km servono riserve e rifornimenti che nessuno ha ancora mostrato.

La Tesla Roadster resta un oggetto splendido e un po’ assurdo, come tutte le cose costruite per dimostrare qualcos’altro. In un capannone di Hawthorne c’è un banco prova con sopra un serbatoio di aria compressa, un ugello e una cella di carico. Si accende, spinge, si spegne. Poi riparte.

Gianluca Riccio

Gianluca Riccio, direttore creativo di Melancia adv, copywriter e giornalista. Fa parte di Italian Institute for the Future, World Future Society e H+. Dal 2006 dirige Futuroprossimo.it , la risorsa italiana di Futurologia. È partner di Forwardto - Studi e competenze per scenari futuri. Seguilo su LinkedIn