Nel giugno 2007, a Rochester, fino a 3.000 persone si sono radunate per vedere Kodak far saltare in aria 2 edifici del suo complesso. Servivano circa 160 chili di esplosivo, per capirci. No, perché, nello stesso complesso, sotto l’edificio 82, c’era un piccolo reattore nucleare dismesso appena l’anno prima, con dentro ancora 1,5 kg di uranio arricchito fino al 93,4%. Un grado compatibile con una testata nucleare.
La città l’ha scoperto 5 anni dopo, quando un dipendente ne ha parlato per caso con un cronista.
L’arnese si chiamava CFX, sigla di californium neutron flux multiplier, ed era grande più o meno come un frigorifero. Al centro c’era un nucleo minuscolo di californio-252, che emette neutroni di continuo, circondato da piastre di uranio che ne moltiplicavano il flusso. Un po’ come in un amplificatore per chitarra, dove il californio pizzica la corda e l’uranio alza il volume. Il tutto viveva in un bunker con pareti di cemento spesse 60 centimetri e i campioni arrivavano con un sistema pneumatico. A detta dell’azienda, nessun dipendente ha mai toccato il reattore.
La notizia uscí poi a maggio 2012, con Kodak già in piena bancarotta, sul Democrat and Chronicle, il quotidiano di Rochester. Il resto del web l’ha rimbalzata nel giro di pochi giorni, con titoli da film.
A che cosa servono i neutroni a un’azienda di pellicole
I neutroni servono a guardare dentro le cose senza romperle. Il NIST, l’istituto americano di standard e misure, ha fotografato dei gigli chiusi in un contenitore di piombo. I neutroni attraversano le pareti, dove i raggi X si fermerebbero, e restituiscono perfino le nervature delle foglie. Kodak aveva un interesse vecchio per queste particelle e usava piccoli reattori da ricerca, tra cui uno alla Cornell University, oltre a un po’ di californio-252 tenuto in casa.
Al CFX chiedeva due cose, a quanto riferito: controllare che nei materiali non ci fossero impurità e fare radiografie a neutroni. Sono immagini di oggetti scattate senza smontarli. Era uno strumento da laboratorio, e nessuna delle fonti che ho letto parla di altri usi.
Kodak dice che non era un reattore
Su una parola, quando la storia è uscita, l’azienda ha insistito: reattore. A detta di Kodak l’apparecchio produceva appena l’energia di una lampadina da 4 watt e non poteva dare una reazione fuori controllo. Secondo l’azienda non risultava nemmeno autorizzato o classificato come reattore dalla Nuclear Regulatory Commission, l’ente americano che vigila sul nucleare civile. Le piastre erano di uranio in lega di alluminio e, per Kodak, si sarebbero prestate male a farne un’arma.
Dall’altra parte c’è chi guarda l’uranio. Miles Pomper, del Center for Nonproliferation Studies di Washington, ha detto al giornale di Rochester che la vicenda è molto strana. Le aziende private, ha spiegato, questo materiale di solito non ce l’hanno. Gizmodo ricorda che 1,5 kg sono pochi per una bomba e che i trafficanti d’armi cercano proprio le quantità piccole come questa.
Chi lo sapeva a Rochester, e chi no
Qui le versioni si dividono. Albert Filo, ex ricercatore di Kodak, ha lavorato con il dispositivo per quasi 20 anni. A NBC News lo ha descritto come una cosa nota a chi frequentava quei laboratori e poco pubblicizzata. Per PrintWeek i funzionari federali ne conoscevano l’esistenza. Il comune di Rochester, invece, nel 2012 disse di non saperne niente, e il portavoce di Kodak non era sicuro che polizia e pompieri fossero mai stati avvisati.
Il Democrat and Chronicle scrive che quel silenzio era voluto: dal 2001 le informazioni su chi custodisce materiale radioattivo sono sottoposte a restrizioni.
Poi c’è il giugno 2007. Secondo Amateur Photographer il reattore era già dismesso. L’uranio, però, è stato portato via solo a novembre, 5 mesi dopo le demolizioni degli edifici 23 e 9. Nessuna fonte che ho letto dice a che distanza fosse il bunker sotto l’82.
Un portavoce di Kodak non ha risposto alla domanda se far saltare quegli edifici con 160 chili di esplosivo fosse stata una scelta prudente. Lo smantellamento, a detta del Belfast Telegraph, è avvenuto sotto la supervisione del governo federale e l’uranio è finito in un sito sicuro in California. Il bunker, oggi, risulta ripulito e dichiarato di nuovo utilizzabile: è vuoto.
Che cosa c’era nell’edificio 82, con le cifre di chi le ha date
Dispositivo: californium neutron flux multiplier (CFX), nel Building 82 di Kodak Park, a Rochester (New York). Installato nel 1974 secondo Kodak, nel 1978 secondo PrintWeek; dismesso nel 2006, con l’uranio rimosso a novembre 2007 secondo Amateur Photographer.
Dati chiave: 1,5 kg (3,5 libbre) di uranio altamente arricchito, fino al 93,4% secondo quanto scrive il Belfast Telegraph (ripreso da PanARMENIAN). Le piastre, in lega di alluminio, circondavano un nucleo di californio-252. Il bunker aveva pareti da 60 cm e una potenza che Kodak paragona a una lampadina da 4 watt. La fonte originale è il Democrat and Chronicle di Rochester (maggio 2012), che ha pubblicato per primo la notizia, ripreso da NBC News.
Dal seminterrato di Rochester ai mini-reattori di oggi
Nel 1974 il futuro stava in cantina, dietro 60 centimetri di cemento. Una ditta di pellicole si teneva un reattore da laboratorio sotto un edificio qualsiasi. Per sua stessa ammissione, in oltre 30 anni ne ha fatto cenno in almeno 2 ricerche pubblicate.
Oggi il nucleare piccolo torna a essere una promessa e va in giro con annunci e conferenze stampa. A giugno 2022 raccontammo che BWXT costruirà il primo micro-reattore nucleare portatile, e a settembre 2024 che Westinghouse lancia eVinci, un mini-reattore ricaricabile. Sono progetti che si presentano a tutti, con date e rendering. Il CFX di Kodak stava in un seminterrato e la città non ne sapeva niente.
Nel 2012 il portavoce di Kodak non era sicuro che polizia e pompieri di Rochester fossero mai stati avvisati del reattore sotto l’edificio 82. Il bunker è vuoto e l’uranio è stato portato in California. A detta dell’azienda, il reattore non ha mai avuto una perdita. I pompieri che sarebbero stati chiamati in caso di incendio, però, non risulta sapessero cosa c’era dietro quella porta.
