Oggi “il futuro di ieri” è anche cronaca di oggi, con la soluzione di uno dei “cold cases” più noti della scienza. Nel 1962 tre uomini ritirarono il Nobel per la Medicina grazie a una fotografia scattata da una donna che nel 1958 era già morta, a 37 anni, di un tumore alle ovaie. Ora però lo sappiamo; Rosalind Franklin, cristallografa del King’s College di Londra, secondo un nuovo esame dei suoi appunti sapeva benissimo cosa aveva in mano. La forma a elica del DNA stava nei suoi quaderni ben prima che Watson e Crick ci mettessero le mani.
Lo studio è uscito lunedì 5 ottobre. Lo firmano Alistair Sponsel, storico della scienza allo Science History Institute di Filadelfia, e Brian Sutton, biofisico molecolare del King’s College di Londra. Lo ospita il Journal of the History of Biology. Incrocia le carte di Franklin e del suo dottorando Raymond Gosling, appena acquisite dall’istituto americano, con gli archivi londinesi.
Nel libro del 1968 Watson parlava della Franklin come di una tecnica ottima con i raggi X e meno capace di leggere i propri dati. A sostegno si citava la scarsità di note pubblicate sulla Fotografia 51, letta come la prova di una scoperta mancata. Sponsel risponde che i conti stavano altrove. Già negli appunti sulla prima lastra, la 49, Franklin annota la possibile forma a elica e la ricchezza dei dati strutturali, e la 51 nasce come rifacimento più nitido dello stesso campione, pensato per la pubblicazione.
Rosalind Franklin e le 2 lastre del 2 maggio 1952
La Fotografia 49 aveva richiesto 3 giorni di esposizione ai raggi X ed era pronta la mattina del 2 maggio 1952: la sera stessa Franklin iniziò a registrare nel quaderno la Fotografia 51, sullo stesso campione di DNA.
Rifare la foto dello stesso campione, dice Sponsel a Live Science, è «un segno che sapeva di avere tra le mani qualcosa di importante».
Nella testa di Rosalind Franklin c’erano dunque 2 tipi diversi di immagine: la 49 portava i dati nuovi, la 51 serviva a mostrarli con la massima nitidezza.
Fate conto che la 51 sia la bella copia, e la 49 una “bozza” con i conti scritti sopra. Quei conti sono datati 2 maggio. Franklin calcolò che la struttura si ripeteva ogni 34 ångström (3,4 nanometri) e che in ogni ripetizione c’erano esattamente 10 strati di basi. Un ångström misura 0,1 nanometri, la scala a cui una molecola smette di essere un oggetto e diventa una distanza ricavata da un’ombra, cioè dal disegno che i raggi X lasciano sulla lastra.
I quaderni e le lastre del 2 maggio 1952
Pubblicazione: Alistair Sponsel e Brian Sutton, “Photograph 49 is the Key to Understanding the History of Rosalind Franklin’s DNA Photograph 51”, pubblicato su Journal of the History of Biology (2026). DOI: 10.1007/s10739-026-09866-7.
Quei numeri nel modello di Watson e Crick
Il fatto è questo: nel modello di Watson e Crick del 1953 il periodo è di 34 ångström, con 10 strati di basi per giro. Lo studio ricostruisce che quei parametri nascono dall’analisi di Franklin sulla Fotografia 49. Le cifre combaciano.
In pratica: Franklin aveva con ogni probabilità scoperto l’elica del DNA, ancorché la doppia elica, il modello a 2 filamenti, l’abbiano costruita Watson e Crick. Il DNA oggi lo usiamo per archiviare dati e perfino per fare calcoli. Abbiamo raccontato di un genoma umano intero chiuso in un cristallo 5D grande come un bottone, buono per miliardi di anni. La prova di cosa avesse in mano Franklin, intanto, sta su un quaderno di carta.
Perché Franklin aspettò a pubblicare la Fotografia 51?
Perché aveva in programma altro. Nella relazione del febbraio 1952 si era data l’obiettivo di capire le 2 strutture del DNA, chiamate A e B, e la A (la forma che il DNA assume quando in laboratorio viene disidratato) nelle lastre mostrava più dati. Il 1952 lo dedicò quindi alla A. La B, quella che esiste in natura e compare nelle Fotografie 49 e 51, poteva aspettare.
Passarono circa 9 mesi dal quaderno del 2 maggio. All’inizio di febbraio del 1953 (la data è nel libro di Watson) Maurice Wilkins mostrò a Watson una lastra di Franklin con la forma B. Poche settimane dopo il modello di Watson e Crick era in piedi.
Il 25 aprile 1953 Nature pubblicò nello stesso numero l’articolo di Watson e Crick con il modello della doppia elica e quello di Rosalind Franklin e Raymond Gosling con la Fotografia 51.
Il resto è la storia di chi attende e di chi si getta a capofitto.