40 manovelle di ferro girano intorno a un telaio di legno, e a ogni giro le parole di un’intera lingua cambiano posto. Gulliver guarda la scena nell’Accademia di Lagado, e di computer nemmeno l’ombra: tra l’altro non è nemmeno una scena reale, ma è contenuta in un libro di quel geniaccio che è Jonathan Swift. E dire che ho letto “I viaggi di Gulliver” a Diana non più tardi di 3 anni fa, a bocconi (come favola della buonanotte), ma non avevo fatto questo tipo di associazione. Incredibile: e le previsioni dello scrittore non si fermano qui, ma facciamo un passo per volta. Continuo a dirvi di questo meccanismo che viene raccontato nel libro.
Allora: 36 ragazzi leggono a mezza voce le righe che compaiono sul telaio di legno che vi dicevo prima. Quando trovano 3 o 4 parole che potrebbero comporre una frase le dettano ad altri 4, gli scribi. L’ingegnere che ha costruito il congegno ha una promessa per tutti: grazie a questo sistema il più ignorante degli uomini, a un prezzo ragionevole e con poca fatica, potrà scrivere libri di filosofia, poesia, leggi e teologia senza l’aiuto del genio o dello studio. Perciò, assicura, la biblioteca del mondo sarà completa in poco tempo. Chi ha provato a farsi scrivere una tesina da un chatbot, a questo punto, sorride (o suda al ricordo).
Perché Gulliver sembra raccontare un chatbot
Se pensate che queste robe venivano descritte nel 1726 c’è da farsi venire le vertigini. Il congegno descritto, dicevo, contiene tutte le parole di una lingua e le rimescola. Promette conoscenza a chiunque senza bisogno di studiare, e il suo inventore chiede investimenti enormi (500 macchine, per la precisione) mentre la città sotto l’Accademia vive nella miseria. Su tutto pesa la separazione tra scrivere un testo e capirlo, tratto tipico dei modelli linguistici di oggi: la macchina produce, e a valutare le frasi resta il più ignorante degli uomini.
Guardate il lavoro dei ragazzi: leggono le righe, scelgono i pezzi che somigliano a una frase e li passano agli scribi. Nessuno di loro sa che libro sta nascendo, e nessuno ha il compito di chiederselo.
Il nostro archivio, su questo, ha la memoria lunga. Nel giugno 2022 raccontammo l’ingegnere di Google convinto che LaMDA fosse senziente, nell’aprile 2025 uno studio di Anthropic ha mostrato che i modelli capaci di spiegare il proprio ragionamento ne forniscono a volte uno inventato, e in mezzo a queste due notizie, se ci pensate, c’è la lezione di Lagado descritta nel libro di Jonathan Swift: un testo convincente e un testo sensato sono due cose diverse. Ma come vi dicevo, Swift non “vide” 3 secoli prima solo l’AI.
Le lune di Marte: profezia o calcolo?
Nella stessa sezione del romanzo gli astronomi di Lagado (non voglio spoilerarvi un libro vecchio di 300 anni, magari non lo avete ancora letto, ma Lagado è una specie di “Silicon Valley” zeppa di geni che hanno perso il contatto con la realtà, e infatti si trovano su una città volante) hanno scoperto 2 satelliti che girano intorno a Marte. Il primo sta a 3 diametri dal centro del pianeta, il secondo a 5, con periodi di 10 ore e 21,5 ore. Phobos e Deimos, scoperti davvero nel 1877 (151 anni dopo), hanno periodi di 7,66 e 30,35 ore: vicini, ma sbagliati in due direzioni opposte.
Swift faceva i conti con Keplero, e i conti, a volte, somigliano a profezie. Elevando al cubo il rapporto tra 5 e 3 si ottiene 4,63. Elevando al quadrato il rapporto tra 21,5 e 10 si ottiene 4,62: è la terza legge, applicata con la precisione del primo della classe a un pianeta di cui all’epoca si indovinava appena il diametro. Per la prima luna Swift sbaglia la distanza di più del doppio, 3 diametri invece di 1,4, e la matematica resta impeccabile sopra un dato di partenza sballato: nel mondo dei chatbot si direbbe una risposta sicura e sbagliata.

Il telaio di Lagado rimescola le parole e i ragazzi trascrivono frammenti quasi tutti inservibili. Un modello linguistico lavora su probabilità imparate da miliardi di testi, e la differenza si vede. Swift, del resto, prendeva in giro la Royal Society e i suoi progetti ambiziosi: i computer, per vederli, bisognerà aspettare almeno altri 2 secoli buoni.
Gulliver, a Lagado, vide una fabbrica di libri senza autori: se questo pezzo vi è sembrato scritto da una macchina con 40 manovelle, sappiate che però le manovelle le ho girate a mano.
Una per una.
Swift contro Marte, cifra per cifra
Il testo: Jonathan Swift, Travels into Several Remote Nations of the World (poi noto come Gulliver’s Travels, “I viaggi di Gulliver“), prima edizione 1726, parte III.