Lo studio è uscito su Annals of Human Biology e passa in rassegna 18 fossili della cava di Drimolen, in Sudafrica. Il protagonista si chiama DNH 127: un frammento di osso temporale, alla base del cranio, con qualche osso associato, poco da guardare e abbastanza per riconoscere un adulto di Homo erectus. Nel 2020 la stessa squadra della La Trobe University aveva descritto DNH 134, di pari età, ma era un bambino, e con un cranio immaturo restava sempre qualche dubbio sulla specie. Un adulto ne toglie parecchi.
Africa orientale e Africa meridionale si contendono da anni la culla di Homo erectus, come se fossero due paesi con lo stesso santo patrono. Il nuovo fossile adulto di Drimolen, vecchio di 2 milioni di anni, fa pendere la bilancia verso il Sud. Ma Jesse Martin, che guida lo studio, avverte che la specie è nata probabilmente altrove.
Un sito grande come un intero isolato
Drimolen occupa poco più di un isolato di periferia e, per densità di fossili di ominini, Martin lo candida a giacimento più ricco del mondo.
Nel marzo 2025 raccontammo i 27 utensili in osso di Olduvai, in Tanzania, vecchi di 1,5 milioni di anni e allora i più antichi mai scoperti: ora Drimolen ha restituito a sua volta strumenti in osso tra i più antichi del mondo.

Homo erectus in minoranza, 10 contro 1
Nella stessa grotta viveva un altro ominino, Paranthropus robustus, così vicino a noi che qualche studioso lo vorrebbe dentro il genere Homo. I due dividevano lo stesso habitat: a Drimolen, però, i robustus superavano Homo erectus di oltre 10 a 1, e sui nostri antenati nessuno avrebbe puntato un euro. Eppure, alla fine vinsero loro.
Il lavoro di Martin sui 18 fossili
Pubblicazione: Jesse Martin e colleghi (La Trobe University), studio sui fossili della cava di Drimolen, pubblicato su Annals of Human Biology (2026). DOI: 10.1080/03014460.2026.2725046.
Dati chiave: il gruppo ha analizzato 18 fossili e ha attribuito l’adulto DNH 127 a Homo erectus, con 2 milioni di anni di età. I Paranthropus robustus di Swartkrans, più recenti di 200.000 anni, hanno denti più grandi di quelli di Drimolen.
Dove si è scavato poco
La gara tra Sud e Est ha un limite: in Africa orientale i resti sicuri di Homo erectus arrivano a 1,6 milioni di anni, con un frammento da 1,9 che forse lo è. Martin si aspetterebbe, nei resti più antichi, tratti ereditati dagli antenati della specie, e finora non ne ha visti. Le date, del resto, continuano a slittare. A Wonderwerk l’uso del fuoco è risultato più antico del previsto, e il cranio di Homo longi aveva già spostato indietro le nostre origini.
Un’origine asiatica o europea, rilanciata dal fossile georgiano di 1,8 milioni di anni, convince poco: una specie nata lontano avrebbe lasciato resti lungo la strada. Restano l’Africa occidentale e centrale, dove si è cercato pochissimo. I fossili di Drimolen stanno a una breve distanza dalla capitale, e nelle grotte dei paesi vicini nessuno ha ancora finanziato scavi.
Per adesso il verdetto sull’origine di Homo erectus resta affidato a 18 fossili di una sola cava. Comunque, la prossima grotta chi la paga?
Lui la mette così: abbiamo una buona finestra sul tempo, ma la osserviamo da un pertugio di spillo. Di come la specie cambiasse da un luogo all’altro, nessuna idea. La mappa dei nostri antenati coincide con la mappa di chi ha scavato.