Il 29 dicembre 2022, nel limbo tra Natale e Capodanno, più di 300 radioamatori sparsi su 6 continenti hanno passato la serata con le cuffie in testa ad aspettare un rimbalzo. Il segnale partiva dal progetto Haarp, il campo di antenne in Alaska che mezza internet accusa di fabbricare terremoti e alluvioni, e quella notte puntava dritto verso un asteroide largo circa 150 metri. Doveva tornare indietro un’eco, debole come un sussurro spedito da due volte la distanza della Luna, e loro erano lì per sentirla.
Il segnale in partenza lo hanno sentito in tanti. L’eco, a quasi 4 anni di distanza, non l’ha confermata ancora nessuno. Ma ci arriviamo, con calma.
Che cosa fa davvero il progetto Haarp in Alaska
Il progetto Haarp (sigla che sta per High-frequency Active Auroral Research Program) è un osservatorio della ionosfera, lo strato alto e carico elettricamente dell’atmosfera che comincia intorno ai 60-80 km di quota. Sta a Gakona, in Alaska. Il suo cuore è una griglia di 180 antenne su circa 13 ettari, capace di spedire verso il cielo fino a 3,6 megawatt di onde radio corte, tra 2,7 e 10 MHz.
Il lavoro, in sostanza, consiste nello scaldare per qualche minuto una chiazza di ionosfera e misurare da terra come reagisce. Un po’ come dare un buffetto a una gelatina per capire di che pasta è fatta. Solo che la gelatina sta a 200 km d’altezza, e da lei dipendono le comunicazioni radio a lunga distanza, una parte dei segnali satellitari e la precisione del GPS che vi porta al ristorante. La ionosfera che manda davvero in tilt tutto questo, peraltro, la scuote già il Sole con le sue tempeste solari, con energie che fanno sembrare le antenne dell’Alaska un accendino da tabaccheria.
Il progetto Haarp è nato negli USA (poteva essere ovunque, e invece) nel 1993 con i soldi di Air Force, Marina e DARPA. Nell’agosto 2015 l’aeronautica ha passato gli strumenti alla University of Alaska Fairbanks, che lo gestisce tuttora. L’università annuncia gli esperimenti in anticipo ai radioamatori e quest’estate ci ha perfino ospitato una scuola estiva per studenti di fisica dell’atmosfera.
Perché il progetto Haarp torna fuori a ogni terremoto
Il sospetto si attacca al progetto Haarp perché contiene un sacco di elementi “golosi” per gli appassionati di “verità alternative”. Intanto è nato con denaro militare in un posto dove nessuno va, e lavora su una cosa che nessuno vede. Aggiungeteci un campo di antenne che in foto ha la faccia di un’arma, e la sceneggiatura si scrive da sola. Nel 1995 un libro di Nick Begich e Jeane Manning, Angels Don’t Play This HAARP, le ha dato la forma che conosciamo. Dentro c’era di tutto, dal controllo del meteo ai terremoti a comando fino alla mente umana come bersaglio.
Da allora il copione si ripete con una puntualità che certi treni regionali, specialmente di questi tempi, si sognano. Turchia, febbraio 2023. Venezuela, 6 luglio 2026, quando sui social è girata l’idea che gli Stati Uniti avessero usato Haarp per far tremare La Guaira, una bubbola fotonica e smontata pochi giorni dopo da Euronews. Mi sbilancio con una previsione, datata 7 ottobre 2026: al prossimo sisma sopra magnitudo 7 in un paese ostile a Washington, entro 48 ore il nome dell’impianto sarà tra le tendenze di X. Paper letti dagli autori dei post e dai commentatori? Anche qui azzardo una stima: zero.
Una zona grigia, va detto, esiste davvero
Una delle linee di ricerca più battute in Alaska è stata usare la ionosfera come un’antenna gigante, modulandola alla bisogna per generare onde a bassissima frequenza, quelle che arrivano ai sottomarini immersi. Sono applicazioni militari, dichiarate e pubblicate. E che i governi studino come mettere le mani sul clima è documentato anche altrove: ne parlammo quando gli Stati Uniti cominciarono a finanziare la geoingegneria con fondi pubblici. Per cui non mi scambiate per quelli che definiscono tutti gli scettici “complottisti” e automaticamente sciocchi: avete sbagliato palazzo. Però i fatti sono una cosa, le possibilità un’altra, e le assurdità un’altra ancora.
Il progetto Haarp può cambiare il meteo o provocare terremoti?
La fisica dice di no, e lo dice con numeri che non hanno bisogno di avvocati. Il meteo si forma nella troposfera, entro i primi 12-15 km. Le onde corte del progetto Haarp attraversano quegli strati quasi senza cedere energia, come ricordano gli esperti sentiti da AAP: interagiscono con la ionosfera, molto più in alto, e lì restano.
Poi c’è la scala. Un uragano maturo libera calore per circa 600 terawatt secondo le stime del NOAA americano: Parliamo di 600 milioni di megawatt contro i 3,6 del Progetto Haarp in Alaska. Per i terremoti il ragionamento è perfino più corto, visto che nascono da faglie che si sbloccano a chilometri di profondità: banalmente? Le antenne guardano in su, le faglie stanno giù. Ma, a proposito: torniamo a guardare su, a quell’asteroide che vi dicevo all’inizio: torniamo ai radioamatori con le cuffie. Vediamolo alla prova, questo Progetto Haarp, quando indirizza in su le antenne.
Com’è andato l’esperimento sull’asteroide 2010 XC15
Quella notte il progetto Haarp ha trasmesso verso 2010 XC15, un asteroide passato a 2 distanze lunari. L’eco doveva essere raccolta da due schiere di antenne riceventi nel Nuovo Messico e in California. Era la prova generale per una tecnica che, con onde più lunghe di quelle radar classiche, promette di guardare dentro un asteroide.
Nel resoconto presentato dagli stessi ricercatori nel 2023, la rilevazione dell’asteroide risulta ancora in fase di elaborazione, senza conferma. Nelle conclusioni, gli autori suggeriscono che i prossimi tentativi dovranno scegliere bersagli che passino più vicini di 2 distanze lunari. Il segnale c’era, sentito su 6 continenti; il ritorno, a oggi, no.
Nel dicembre 2022, su queste pagine, avevamo raccontato che il progetto Haarp avrebbe colpito un asteroide con un proiettile radio. Il proiettile è partito, su questo non ci piove (e nemmeno grazie all’Alaska). Sulla mira, per adesso, vale l’indulgenza che si concede ai titoli, specie quando li abbiamo scritti noi.
Nel frattempo, state tranquilli: il Progetto Haarp non frigge nessuno. Neanche le scatole di chi deve ascoltare ogni volta le stesse storielle inventate.
Le carte dell’esperimento di Capodanno
Pubblicazione: Mark S. Haynes, Paul A. Bernhardt, Lance A. M. Benner e altri, “HF Bistatic Radar Experiments with HAARP, UNM-LWA and OVRO-LWA for Planetary and Near-Earth Asteroid Science”, presentato a URSI GASS 2023 (2023). DOI: non indicato nel documento.
Il prossimo bersaglio passa nell’aprile 2029
Orizzonte stimato: breve, 1-3 anni. Il 13 aprile 2029 l’asteroide Apophis, circa 340 metri, sfiorerà la Terra a poco più di 30.000 km, più vicino dei satelliti geostazionari: è il bersaglio ideale per riprovare.