«E quando si rompe, chi lo ripara?». Me l’ha scritto un lettore dopo aver visto il video che gira da qualche giorno: un ascensore scogliera alto 288 metri incollato a una parete di roccia cinese, dentro una gabbia d’acciaio, con dei ragazzini con lo zaino che entrano come fosse la metropolitana di Milano. È una domanda migliore di tante analisi.
Prima c’erano i sentieri. Tre ore di salita all’andata, altrettante al ritorno, su un versante dove il margine d’errore è zero. Adesso sono 30 minuti porta a porta. La notizia è rimbalzata su Uplifting News con il tono che meritano le cose belle, e in effetti è una cosa bella.
Un ascensore scogliera non nasce dal nulla
La Cina su queste pareti ha una storia lunga. Nel 2016 il villaggio di Atuler, nello Sichuan, finì su tutti i giornali perché i bambini scendevano 800 metri di dislivello aggrappati a scale di rattan intrecciato. Dopo le fotografie arrivò una scala d’acciaio da 6.000 gradini, pagata con fondi pubblici, raccontata ovunque come lieto fine. Poi gran parte degli abitanti è stata trasferita in palazzine di pianura, e la scala è diventata un’attrazione per escursionisti.
Lo stesso paese ospita il Bailong Elevator di Zhangjiajie: 326 metri di corsa verticale, inaugurato nel 2002, biglietto intorno ai 72 yuan, più o meno 9 euro. Serve turisti, non studenti. È il confronto che nessuno fa mai, e invece dice parecchio su dove vanno i soldi delle infrastrutture verticali.
I numeri della parete
Dislivello servito: 288 metri. Tempo di percorrenza scuola-casa prima: circa 3 ore a tratta, a piedi su sentiero. Dopo: 30 minuti. Termine di paragone interno alla Cina: il Bailong Elevator di Zhangjiajie, 326 metri, uso turistico, biglietto ~9 euro. Precedente sociale: la scala d’acciaio di Atuler (2016), 6.000 gradini, 800 metri di dislivello.
Chi ci sale e chi resta a piedi
Il punto non è l’acciaio. È il perimetro. Un impianto del genere serve un villaggio, forse due, e funziona finché qualcuno paga la corrente, i tecnici, i ricambi e la revisione annuale di una cabina esposta a vento e gelo per tutto l’inverno. In sostanza, è una infrastruttura permanente consegnata a una comunità che sulla carta lo Stato cinese ha passato vent’anni a incoraggiare a trasferirsi altrove.
Nello stesso periodo, il numero di scuole elementari rurali in Cina si è più che dimezzato: centinaia di migliaia di plessi chiusi e accorpati, con bambini spostati in convitti anche a decine di chilometri da casa. Il tragitto di tre ore non era un capriccio geografico. Era il risultato di una decisione amministrativa presa molto lontano da quella parete.
Resto comunque dalla parte dell’ascensore. Preferisco un ragazzino che arriva in classe asciutto a un ragazzino che si arrampica su una fune di rattan per la gioia dei fotografi. Però il lieto fine ha una scadenza tecnica, e la scadenza è scritta nel contratto di manutenzione, non nel comunicato.
Un ascensore scogliera da 288 metri. 2 ore e mezza risparmiate a tratta. E pensare che quando li inventarono la gente aveva il terrore di prenderli!