Nel 2016 Elon Musk affittò il set di Desperate Housewives per presentare al mondo una visione perfetta: case di periferia immacolate e tetti “insospettabili” che producevano energia. Le chiamarono tegole solari, e giurarono che sarebbero costate meno di una copertura tradizionale.
Dieci anni dopo, di quella promessa hollywoodiana rimangono cantieri lenti, preventivi raddoppiati in corsa e una pagina web che da oggi reindirizza silenziosamente ai vecchi, ingombranti pannelli tradizionali. Il futuro si costruisce lentamente, passando anche per colossali fallimenti, e questo è uno di quei casi in cui i conti, semplicemente, non sono tornati.
La fine del listino
La comunicazione è arrivata ai partner in modo molto asciutto: l’azienda texana ha informato la sua rete di installatori certificati che le tegole fotovoltaiche non sono più ordinabili.
Internamente, la dirigenza ha tirato una riga sulla lavagna e ha accettato la realtà: il prodotto non è finanziariamente sostenibile. Se digitate il vecchio indirizzo web dedicato al Solar Roof, il server vi prende e vi sposta sulla pagina dei pannelli classici, mentre dal menu principale dell’energia la voce è sparita del tutto. D’ora in poi, chi vorrà l’energia solare di casa Musk riceverà esclusivamente i pannelli convenzionali.
Tegole solari, matematica e promesse
Il piano originale prevedeva di produrre e installare mille tetti a settimana. Era un traguardo fissato per la fine del 2019, poi slittato alla prima metà del 2020. Secondo i dati elaborati da Wood Mackenzie, nel suo momento di massima espansione Tesla è riuscita a montare tra le 21 e le 32 coperture a settimana. In sette anni di attività sul suolo americano, i sistemi fotovoltaici integrati effettivamente completati sono stati circa tremila in totale. Nel frattempo, i costi di installazione lievitavano al punto da innescare una class-action, chiusa nel 2023 con un patteggiamento da 6 milioni di dollari. Perché? Perché un cliente si è visto recapitare un adeguamento del preventivo da 72.000 a 146.000 dollari prima ancora di vedere un operaio.
I numeri del ritiro commerciale
Progetto: Tesla Solar Roof, annunciato nell’ottobre 2016 e cancellato nell’agosto 2026.
Dati chiave: A fronte di un obiettivo di 1.000 installazioni settimanali, il picco reale è stato di 32, con un totale stimato di 3.000 tetti installati in sette anni di attività.
Il peccato originale di SolarCity
Rifletto su un dettaglio che spesso sfugge quando si guarda alla parabola di questo oggetto. Il Solar Roof non era solo un pezzo di ingegneria, era un salvagente finanziario. Musk lo presentò a poche settimane dal voto degli azionisti per approvare l’acquisizione da 2,6 miliardi di dollari di SolarCity, un installatore carico di debiti, gestito dai suoi cugini. Più tardi, in tribunale, è emerso che le tegole mostrate a quell’evento del 2016 non erano ancora prodotti solari funzionanti.
In altre parole, l’idea serviva a vendere un’operazione aziendale molto specifica agli investitori. Un sacco di lavoro ingegneristico era stato speso per far durare il prodotto sia come copertura impermeabile che come asset energetico, cercando di mantenere l’interconnessione semplice: e qui la manifattura automobilistica di massa ha sbattuto contro il lavoro artigianale.
Costruire milioni di automobili in serie è difficile, ma altamente standardizzabile. Rifare il tetto a un edificio preesistente significa misurare pendenze uniche, gestire ombreggiature imprevedibili causate dagli alberi vicini e infilare un puzzle tecnologico in un cantiere edile pieno di calcinacci.
Su Futuro Prossimo seguiamo da anni l’energia integrata negli edifici, convinti che l’architettura dovrà mutare intimamente. Ricordate quando nel 2020 vi parlavamo di come trasformare i mattoni in batterie grazie al polimero PEDOT? Quella è la ricerca vera, pachidermica e faticosa, che avanza per tentativi nei laboratori dei dipartimenti di chimica per costruire il mondo che verrà.
L’approccio di Tesla, nulla contro l’azienda ma noi stiamo ai fatti, è stato l’opposto: promettere un’estetica impeccabile prima ancora di avere la fattibilità economica dalla propria parte. I conti quadravano solo per ville immense dove il compratore non badava affatto al prezzo. L’indipendenza invisibile era semplicemente troppo cara.
Quello che resta in cima alle case
Le alternative sul mercato non mancano. Esistono diverse tegole fotovoltaiche concorrenti, anche se resta da capire quale fetta di pubblico riusciranno a conquistare senza la cassa di risonanza di un colosso tecnologico alle spalle. L’energia solare residenziale, di per sé, non esce minimamente scalfita da questa ritirata strategica, restando la decisione migliore per molti proprietari di casa.
Oggi però, sulla vetrina digitale texana, trovate enormi accumulatori casalinghi e pesanti pannelli rettangolari da imbullonare sopra le vecchie tegole classiche: le case del set televisivo sono state smontate da un pezzo.
