Un tizio chiamato Rob Stait dirige lo sviluppo di Alight, uno dei principali installatori di solare in Europa, e quando gli chiedi come mai i parcheggi solari non siano ovunque risponde snocciolando semplici fatti: sui parcheggi si generano megawatt senza consumare un metro quadrato di suolo agricolo, e le colonnine di ricarica per le auto elettriche costano meno perché la corrente arriva già lì. Il ragionamento fila. Da qualche parte in Europa qualcuno lo ha ascoltato e ha scritto una legge; da qualche altra parte, invece, dopo un anno di consultazioni ha deciso che no, i parcheggi solari devono restare una scelta volontaria del mercato.
Tra i paesi che hanno ascoltato c’è la Francia. Nel 2022 ha approvato una legge che obbliga tutti i parcheggi con più di 80 posti auto a coprirsi di pannelli fotovoltaici. Chi ha meno di 400 posti ha tempo fino al 2027 per adeguarsi; chi ne ha di più doveva farlo entro la fine dell’anno scorso. Per i grandi impianti, almeno metà dell’area coperta deve produrre elettricità. Le multe per chi ignora la scadenza arrivano a 40.000 euro l’anno.
Secondo il governo francese, portando a termine la copertura si aggiungono 11 gigawatt alla rete nazionale, corrente sufficiente per dodici milioni di case. L’anno scorso Parigi ha ammorbidito un po’ la stretta: sopra i 1.500 metri quadrati basta coprire metà dell’area anche con alberi da ombra, o con un mix di pannelli e verde. Suona comunque bene, che dite?
La Slovenia segue, la Germania va a macchia di leopardo
Regole simili alla Francia valgono in Slovenia per i parcheggi nuovi o ricostruiti sopra i mille metri quadrati. In Germania la questione è regionale: obblighi di installazione esistono in Baden-Württemberg, Nord Reno-Vestfalia, Schleswig-Holstein, Renania-Palatinato e Bassa Sassonia, con soglie che variano da Land a Land. Il quadro europeo è insomma quello di un modello che si diffonde a tappe, in ordine sparso, senza una direttiva comune che dica “si fa così” a tutti.
Poi c’è il Regno Unito, che l’anno scorso aveva aperto una consultazione pubblica per capire come sbloccare il potenziale inutilizzato del solare sui parcheggi britannici. Le stime interne del governo Miliband parlavano di risparmi ipotetici da 28.000 sterline l’anno per un parcheggio solare da 80 posti che consumi in loco tutta l’energia prodotta, con la possibilità di rivendere alla rete gli avanzi. Un caso reale c’era già: il park-and-ride di Leeds, la prima tettoia fotovoltaica britannica su un parcheggio di scambio, produce 852.000 kWh l’anno e compensa 471 tonnellate di CO2. Il ritorno sulle colonnine di ricarica avviene in meno di dieci anni. Ha funzionato, insomma. Ma qualche settimana fa il Department for Energy Security ha chiuso la partita: dopo attenta valutazione e stretto confronto con l’industria, il ministero ha deciso che no, non si va avanti. I parcheggi solari resteranno una scelta del privato, sostenuta al massimo dal Future Buildings Standard. Perché?

L’attrito nascosto tra volontà e mercato
Stait la definisce una enorme occasione mancata, e aggiunge una considerazione che vale la pena riportare: contare sulle forze del mercato senza un supporto normativo, per il solare, raramente basta. I dibattiti che di solito rallentano il fotovoltaico su terreno agricolo (impatto visivo, consumo di suolo eccetera) svaniscono quando si costruisce sopra infrastrutture che esistono già.
Il costo dei pannelli, del resto, non è mai stato così basso: dal 2024 l’energia solare risulta in media il 41% più economica del fossile più conveniente in molte parti dell’Unione. E il tema del suolo, in Italia, è un capitolo aperto da tempo. Le stime nazionali per un obbligo analogo a quello francese parlano di 5-7 gigawatt aggiuntivi, fino a nove terawattora l’anno di produzione, senza tirare su un solo capannone in mezzo alla campagna.
Le cifre della partita europea
Fonti: Ministero francese della Transizione Ecologica, governo britannico (call for evidence 2025), stime Telenord su base italiana, IRENA Renewable Power Generation Costs 2024.
Dati chiave: Francia stima 11 GW aggiuntivi a regime, multa 40.000 euro/anno per chi non si adegua, obbligo dai 80 posti auto in su. Regno Unito calcola 28.000 sterline di risparmio annuo per un parcheggio da 80 posti. Italia potenziale 5-7 GW, fino a 9 TWh/anno. Costo medio del kWh solare 41% sotto il fossile più economico.
Cosa manca perché il parcheggio solare diventi lo standard
Chi guarda i numeri fatica a trovare l’obiezione seria: l’infrastruttura c’è, il suolo è già impermeabilizzato, l’auto elettrica passa di lì, ma cosa stiamo aspettando? Il freno, dove c’è, è politico. Vincolare i proprietari di grandi parcheggi commerciali significa mettere un costo iniziale su chi non lo aveva in bilancio, e la scelta di chi paga la transizione è sempre una scelta che qualcuno preferisce non firmare.
Il park-and-ride di Leeds intanto continua a produrre i suoi 852.000 kWh l’anno senza aspettare che una legge lo copra, come già raccontammo per le finestre trasparenti che generano corrente. La corrente c’è. Le auto elettriche passano lì sotto e si ricaricano.
Semplicemente, le persone che dovrebbero decidere se replicare il modello, per ora, si trovano in cinque uffici europei diversi.
Parcheggi solari: da qui a un modello europeo condiviso, i tempi realistici
Dai 5 ai 10 anni per una direttiva UE che armonizzi gli obblighi, dai 10 ai 15 anni per una copertura estesa a tutti i grandi parcheggi commerciali europei.
Servono un quadro normativo europeo che superi la frammentazione, e soprattutto servono strumenti finanziari per non far pagare il conto solo ai proprietari privati.
I primi a beneficiarne saranno le grandi catene di distribuzione con parcheggi enormi e tanta liquidità, che già installano perché lo vedono conveniente. Gli ultimi saranno i piccoli centri commerciali di provincia, dove nessuno mette a bilancio 50.000 euro senza qualcuno che lo imponga o che lo finanzi.
Nel mezzo, per anni, ci sarà l’Europa a due velocità di adesso.