Nel 2022 vi avevamo raccontato WindBox, la scatola “magica” che combina energia eolica e solare: una soluzione francese allora agli inizi, una turbina eolica da tetto integrata con pannelli fotovoltaici. A distanza di quattro anni siamo andati a rivedere il progetto e abbiamo scoperto che non è rimasto una promessa da startup: WindBox ha ottenuto capitali, ha aggiunto installazioni reali e si sta facendo spazio nell’autoconsumo energetico degli edifici.
Non è ancora la rivoluzione che risolve da sola il fabbisogno delle città, ma è uno di quei progetti che, invece di sparire dopo il primo annuncio, continua ad accumulare casi d’uso, partner industriali e applicazioni concrete. E valeva la pena di rinfrescarci la memoria, aggiungendo gli ultimi sviluppi.
Cos’è WindBox
La WindBox è un modulo ibrido sviluppato dalla startup francese WIND my ROOF. Dentro una struttura compatta installabile sui bordi dei tetti piani trova posto una piccola turbina eolica orizzontale; sopra e attorno, due pannelli fotovoltaici catturano l’energia del sole.
L’idea è semplice, ma affronta un problema reale della produzione da fonti rinnovabili negli edifici: il sole e il vento raramente rendono al massimo negli stessi momenti. I pannelli lavorano naturalmente di giorno e tendono a produrre di più nei mesi luminosi; il vento può integrare la produzione nelle ore notturne, nelle stagioni meno soleggiate e nelle giornate nuvolose.
La WindBox viene posizionata sul bordo delle coperture, dove il flusso d’aria può essere accelerato dalla risalita lungo le facciate. È pensata per edifici con tetto piano: logistica, retail, uffici, industria, edilizia residenziale collettiva e strutture pubbliche. L’obiettivo non è costruire una fattoria eolica urbana, ma convertire una parte di superfici già disponibili in una fonte di elettricità da consumare direttamente sul posto.
Dal prototipo alla prima roadmap
Il progetto di cui parlavamo nel 2022 nasceva attorno a una prima installazione a Rouen, in Normandia. Sul tetto dell’edificio residenziale Capricorne di Rouen Habitat (84 appartamenti distribuiti su 10 piani) furono installate otto WindBox.
Non si trattava di una scelta casuale. Il fabbricato possedeva alcune delle condizioni più favorevoli per questo tipo di microeolico: altezza sufficiente, esposizione al vento e densità urbana non estrema. Le unità sono state collocate sul tetto per catturare il vento che risale lungo la facciata, una dinamica che può aumentare localmente la velocità dell’aria rispetto a quella registrata a terra.
La destinazione dell’energia è molto concreta: contribuire ai consumi delle parti comuni, dagli ascensori ai servizi dell’edificio, fino a possibili usi collegati alla mobilità elettrica leggera. Solar Impulse presenta il caso Rouen come un progetto per ridurre dipendenza dalla rete e emissioni dell’edilizia sociale, con moduli progettati anche per contenere rumore e vibrazioni.
Il 2023: fondi e una seconda installazione
Il punto di svolta arriva nel 2023. WIND my ROOF raccoglie 2 milioni di euro da IDEC Invest Innovation, dal business angel Antoine Fuentes e da investitori già coinvolti come EIT InnoEnergy e Vinci Energies. Per una tecnologia di nicchia, è un segnale importante: significa poter finanziare industrializzazione, sviluppo tecnico e commercializzazione oltre la fase dei primi prototipi.
Nello stesso periodo arriva una seconda installazione rilevante: dieci WindBox vengono posate sul tetto di un edificio commerciale a Hangest-en-Santerre, nel nord della Francia, vicino ad Amiens.
Qui il progetto fa un passo ulteriore. Le dieci unità non lavorano isolate: sono collegate a un microgrid con inverter e batteria condivisi, pensato per gestire l’energia prodotta localmente e alimentare un sistema di accumulo intelligente. Questa è probabilmente la parte più interessante della roadmap: non la singola turbina, ma l’integrazione tra generazione ibrida, autoconsumo e storage.
Quanta energia produce una WindBox?
Secondo le specifiche diffuse dall’azienda, ogni modulo combina una turbina eolica da 1.500 watt e due pannelli solari da circa 800 watt complessivi. La produzione teorica dichiarata arriva fino a:
- circa 2.000 kWh annui dal mini-eolico;
- circa 800 kWh annui dal fotovoltaico;
- fino a 2.800 kWh all’anno per WindBox, in condizioni favorevoli.
Ogni unità occupa circa quattro metri quadrati e misura all’incirca 2,1 metri per 1,6, con un’altezza prossima ai due metri. Il costruttore dichiara resistenza a venti fino a 180 km/h, funzionamento fino a -15 °C e un esercizio silenzioso.
Naturalmente queste non sono promesse valide in qualunque tetto e in qualunque città. La producibilità reale dipende dalla ventosità locale, dall’altezza dell’edificio, dalla turbolenza creata dai palazzi vicini, dall’orientamento, dall’ombreggiamento dei pannelli e dal modo in cui l’energia viene consumata o accumulata. Questo è il punto su cui serve prudenza: non risultano ancora disponibili report pubblici, indipendenti e pluriennali che mostrino in dettaglio i kWh realmente prodotti dai moduli di Rouen o Hangest-en-Santerre. WindBox è quindi una tecnologia che ha superato la fase dell’idea, ma deve ancora dimostrare su ampia scala la costanza delle sue promesse.
Perché il progetto merita attenzione
Il merito della WindBox non è aver inventato il sole o il vento, ovviamente. È aver provato a usare insieme due risorse intermittenti nello spazio più conteso dell’edilizia urbana: il tetto.
Il fotovoltaico resta quasi sempre la soluzione più immediata e collaudata per una copertura: ma in edifici alti, esposti e con vento favorevole, aggiungere una piccola componente eolica può distribuire meglio la produzione durante l’anno e nelle diverse ore della giornata. Per questo WIND my ROOF parla di un mix locale e più stabile: vento di notte o d’inverno, sole nelle ore diurne e nei mesi più luminosi.
Dopo Rouen, i dieci moduli installati vicino ad Amiens e il finanziamento del 2023, WindBox sembra dunque essere entrata nella fase più delicata: quella in cui una bella intuizione deve diventare prodotto replicabile, installabile e misurabile.
La “scatola magica” raccontata quattro anni fa non è più soltanto un rendering. È una tecnologia con impianti reali, una roadmap industriale e una domanda ancora aperta: riuscirà il microeolico ibrido da tetto a ritagliarsi uno spazio stabile accanto al fotovoltaico? I prossimi dati di produzione diranno se WindBox sarà una curiosità ingegnosa o una nuova infrastruttura per gli edifici del futuro.